Vivere l’orto…davvero!

Vivere davvero l’orto: lo Studio LDA.iMdA architetti associati e il progetto della casa nell’orto

All’origine del progetto l’iniziativa dei committenti di rendere “abitabile” uno spazio naturale come l’orto, con il desiderio di coniugare una pratica quasi abbandonata nonostante di recente stia riacquistando rilievo anche in contesti urbani e un concetto di casa dalle forme lineari, quasi infantili.

L’orto: nuove forme di abitare

La casa nell’orto realizzata dallo Studio LDA.iMdA architetti associati si presenta come una costruzione essenziale, immacolata e candida anche nei colori che inserita nel contesto di un giardino coltivato instaura con lo stesso una relazione innovativa e un dialogo che non ha precedenti. All’interno dello spazio si prevede infatti, in accordo e sintonia con i committenti, di ospitare eventi ed appuntamenti di vario tipo, tra questo Studi Aperti 2019.

La struttura della casa richiama quella delle serre invernali, si sviluppa su di una pianta semplice, la quale ha subito una parzializzazione dello spazio interiore per adattarlo come necessario a quello di un’abitazione. Il progetto abitativo finito presenta un rivestimento esterno con elevata capacità di riflettere la luce solare realizzato con l’applicazione di una guaina poliolefina ecologica, un pavimento ottenuto trattando il pannello in legno di larice, polistirene e legno di abete e un rialzamento globale del piano di calpestio che, oltre a ridurre l’impatto sul paesaggio, offre un’ottima soluzione ad aspetti di tipo idraulico.

Realizzare un progetto come questo costituisce una sfida all’essenzialità formale per definire gli spazi abitativi con originalità in una situazione ambientale in cui non è consuetudine concepire unità abitative.

Fonte: Archiportale
Immagini: Medulla Studio

Abitare moderno: trasformare l’officina in un loft

Case moderne: il loft open space nello spazio di un’officina a Bologna

Lo studio MIRO architetti ha realizzato un luminoso e lineare spazio abitativo riconvertendo quella che era una vecchia officina meccanica nella periferia di Bologna.

Una riqualificazione di uno spazio industriale in una casa moderna: la progettazione di questo loft ha previsto una ridistribuzione degli spazi inserendo un volume che ha il duplice vantaggio di separare la zona giorno dalla zona notte e nascondere al suo interno gli spazi di servizio, nello specifico due bagni, un ripostiglio e una dispensa per la cucina.
Questo espediente risulta a livello visivo particolarmente efficace perché ridisegna una geometria longitudinale altrimenti monotona, conferendo all’unità abitativa un movimento e un dinamismo che in caso contrario sarebbero risultati assenti.
Le aperture per dare accesso agli spazi di servizio sono state realizzate in modo da scomparire alla vista una volta chiuse in maniera tale da mantenere una linea pulita sulla parete.

Oltre questo volume la zona notte si differenzia dal resto della superficie abitativa per un cambio di quota leggero ma significativo, due gradini sviluppati oltre l’angolo retto della parete e conseguentemente nascosti alla vista dall’ingresso.

Il progetto realizzato dallo studio MIRO architetti ha puntato alla riconversione dello spazio mantenendo inalterati alcuni tratti tipicamente industriali dello stesso, primo su tutti quello che definisce la struttura dei serramenti e degli infissi. Questi ultimi presentano infatti un profilo in ferro tipico delle officine il cui beneficio, oltre alla coerenza estetica, è quello di ridurre gli ingombri permettendo una maggiore luminosità del locale senza però metterne in discussione le prestazioni termiche.

Il lavoro degli architetti dello studio che ha disegnato questo loft dimostra che uno spazio industriale può diventare un’abitazione funzionale senza perdere i tratti distintivi della sua personalità, anzi accrescendo la propria attrattiva.

Fonte: Archiportale

Ristrutturazioni moderne: abitare una chiesa

Abitare in una chiesa rinascimentale, a Sopuerta si può

I Paesi Baschi spagnoli ci stupiscono con un progetto di ristrutturazione moderna: nel comune di Sopuerta lo studio Garmendia Cordero Arquitectos ha realizzato il progetto denominato Iglesia de Tas, la trasformazione di una piccola chiesa il cui impianto originario risale al XVI secolo in un’abitazione contemporanea.

Lavorare a stretto contatto con le esigenze del committente ha significato stravolgere la destinazione d’uso dell’immobile, prima una chiesa, ora una residenza privata, ma al contempo mantenere alcune delle caratteristiche precedenti, il fatto di essere uno spazio aperto e un luogo d’incontro. Inoltre l’abitazione è stata pensata da parte dei progettisti senza dimenticare la storia architettonica e le modifiche subite dall’edificio originario.

L’ambizioso progetto realizzato dallo studio spagnolo è partito dai ruderi di una chiesa abbandonata e senza copertura di piccole dimensioni edificata inizialmente nella seconda metà del Cinquecento che successivamente ha visto interventi neoclassici importanti come l’aggiunta di un campanile e di un abbeveratoio oltre all’aumento complessivo dell’altezza, tutte modifiche messe in atto verso la fine del Settecento.

La Iglesia de Tas, questo il nome dell’abitazione, dove Tas è proprio il cliente che ha commissionato il progetto, si presenta come una residenza con i comfort di una normale abitazione contemporanea, sviluppata su due livelli: al piano terra un ampio open space che vede alloggiato lo spazio cucina nell’antico presbiterio con un living aperto e conviviale che mantiene l’idea di socialità dell’edificio originario, posizionato nell’unica navata della chiesa dal quale si accede al soppalco ubicato dalla parte opposta rispetto al presbiterio.

Gli architetti che hanno lavorato al progetto hanno condiviso con il cliente tutti i momenti chiave dell’iter progettuale, rendendolo non tanto uno spettatore delle evoluzioni del progetto, quanto un autore chiave delle scelte e di alcune parti dell’esecuzione del lavoro di realizzazione. L’idea che anima il proprietario e inquilino della chiesa continua ad essere quella di valorizzare la storia precedente dell’edificio senza coprirne o nasconderne i tratti che dimostrano l’evoluzione dell’immobile per quanto riguarda l’arredamento e l’allestimento degli spazi interni.

Realizzazioni come quella della Iglesia de Tes dimostrano che è possibile anche una riqualificazione degli immobili che non ne tradisca lo spirito agendo su di un edificio in modo radicale ma non drastico.

Fonte: Archiportale

Abitare sostenibile: il vincitore del PAT 2019

Lo Studio Milesi & Archos con la realizzazione in chiave sostenibile della Foresteria del Monastero di Siloe ottiene il PAT Premio Architettura Toscana 2019

La comunità monastica di Siloe a Poggi del Sasso nel grossetano sorge all’interno di un paesaggio prettamente toscano in cui si alternano oliveti e vigneti, per questa ragione il progetto realizzato dallo studio Edoardo Milesi & Archos che prevedeva la costruzione della foresteria ha lavorato in chiave sostenibile, arrivando a rispettare interamente i criteri di bioarchitettura.

Si tratta di cinque unità abitative indipendenti l’una dall’altra all’interno delle quali possono essere alloggiati gli ospiti che occasionalmente visitano la comunità monastica. L’idea della foresteria nasce con la volontà di intervenire il meno possibile sul paesaggio, sfruttando a proprio beneficio la conformazione del terreno e i dislivelli dell’area interessata per creare strutture abitative realizzate interamente in legno capaci di sposarsi con la natura, arrivando a modificarsi con il tempo quasi si trattasse di un elemento del paesaggio.

L’appoggio a terra delle singole unità, infatti, è stato studiato per evitare di modificare la conformazione del terreno offrendo comunque la possibilità di godere del paesaggio circostante. La realizzazione ha previsto l’utilizzo di materiali interamente riciclabili, il legno è il vero protagonista impiegato nella costruzione dell’intera struttura sia a livello portante ma anche per tamponamenti, pareti, solai e copertura.

Ciascuna unità dispone di una camera con bagno, zona cottura e balcone rivolto a nord con una loggia sul lato opposto. Sul lato nord-ovest si concentrano infatti i punti luce valorizzati da superfici vetrate per trarre il massimo beneficio dalla luce naturale, al contrario il prospetto sud è costituito da facciate temponate. I criteri di bioarchitettura sono stati rispettati non solo a livello di materiali, ma anche per quanto riguarda i requisiti per le barriere architettoniche. Serramenti e pavimentazione in larice si presentano con il legno allo stato di ossidazione naturale, per conferire maggiormente l’idea di una forma di abitare sostenibile inserita in modo coerente nel contesto naturale.

Il progetto della Foresteria del Monastero di Siloe dello Studio Milesi & Archos, grazie a queste scelte sostenibili, ha vinto il premio della II edizione del Premio Architettura Toscana PAT del 2019 nella categoria Nuove costruzioni.

Fonte: Professione Architetto

Design internazionale: distilleria Macallan

La distilleria Macallan, uno dei whisky più ricercati al mondo apre le porte ai visitatori in un nuovo edificio che svela i processi produttivi e accoglie i visitatori nello splendido paesaggio sulle colline dello Speyside, (Highlands scozzesi), nella tenuta a Easter Elchies.

Un esempio di design internazionale che conferma l’attenzione della Scozia per l’architettura in sinergia con il territorio.

Un edificio che unisce la tradizione alle migliori tecnologie: progettato dallo studio di architettura Rogers Stirk Harbour + Partners, l’edificio è costato 140 milioni di sterline e occupa un antico mulino vittoriano, storicamente utilizzato per produrre carta per banconote.

Le serre scultoree sono tutt’oggi occupate per la coltivazione di erbe officinali utilizzate nel processo di distillazione.

La struttura si riconosce per la forma ondulata e i tetti curvi coperti di fiori selvatici, così da inserirsi con discrezione all’interno del paesaggio circostante.

All’interno le volte del tetto a cupola sono lasciato a vista, per bilanciare gli elementi naturali con la natura industriale della distilleria.

Il tetto è l’elemento di novità del progetto architettonico: supportato travi in acciaio e realizzato con 380.000 legni increspati disposti in forma geodetica.

Internamente, infatti, una serie di celle di produzione sono disposte in linea con un layout a pianta aperta che rivela contemporaneamente tutte le fasi del processo di produzione.

Queste celle si riflettono sopra l’edificio sotto forma di un tetto in legno leggermente ondulato.

Dall’esterno, le grandi finestre in vetro che raggiungono il soffitto, lasciano intravedere i fermi in rame, riproduzioni esatte dei primi fermi usati dall’azienda nel 1924.

L’esperienza del visitatore inizia con un’introduzione a The Macallan in un’area espositiva e in una galleria, prima di procedere attraverso una sequenza di spazi che seguono la storia della produzione del whisky. I materiali naturali – pietra locale, legno e il tetto del prato vivente – così come il design del paesaggio non solo evocano l’ambiente e gli ingredienti della produzione di whisky, ma servono anche a fornire un viaggio suggestivo per il visitatore.

Se siete in viaggio nelle Highlands scozzesi, la distilleria Macallan è una tappa obbligatoria.

Fonte: boty.archdaily.com