La scuola a impatto zero
Istituto Carracci – Bologna

Studio Motterle Polo scolastico Carracci Bologna

Il quartiere di Porto-Saragozza, bene paesaggistico di interesse pubblico nei pressi delle colline Bolognesi, ospiterà il nuovo polo scolastico Carracci. Grazie al Comune di Bologna che ha indetto un concorso per un progetto di fattibilità tecnica-economica per la realizzazione di un nuovo complesso scolastico si andrà a sostituire le vecchie scuole inagibili dal 2010, con un nuovo polo multifunzionale completo di palestra, agorà, mensa e biblioteca aperte non solo agli alunni ma a tutta la collettività come previsto dalla guida del Miur 2013.

Studio Motterle Polo scolastico Carracci Bologna

Tra oltre 136 progetti presentati in Comune spicca la proposta del giovane architetto fiorentino Andrea Borghi che insieme al team di Tiarstudio e adp architetti si aggiudicano il primo premio. A fare la differenza la volontà di ridurre l’impatto visivo della struttura creando una relazione continua tra il dentro dell’edificio e le colline circostanti, sempre visibili da tutti i piani dell’edificio; le strategie utilizzate per ridurre l’impatto con l’ambiente, che superano di molto le soglie richieste dal bando e infine i servizi offerti alla città oltre gli orari scolastici.

Sfruttando il declivio naturale del terreno ed utilizzando il sedime della vecchia scuola, il team di Andrea Borghi progetta un istituto per classi elementari e medie, che si sviluppa su un percorso didattico tra aule definite e ambienti che di volta in volta si adattano a nuove funzionalità. L’Agorà ideata come un’ampia gradinata coperta e a doppia altezza con una vetrata rivolta verso le colline circostanti, diventa cuore pulsante dell’edificio e della stesa collettività. La palestra, grazie ad uno studio approfondito dei percorsi, è situata sul livello del giardino Dotti permettendo attività sportive anche all’aria aperta. Lo spazio circostante rimane perlopiù inalterato, tranne per un percorso concentrico in ghiaia, organizzato con punti di apprendimento, un piccolo orto per insegnare i cicli della natura e un’agorà esterna.

L’esterno dell’edificio è caratterizzato da un rivestimento in doghe di larice e da basamenti intonacati. A livello strutturale gli elemti verticali in legno xlam si poggiano su un telaio in calcestruzzo armato. La copertura invece è progettata come una falda unica rivolta verso l’interno.
Il basso impatto ambientale e il risparmio energetico è garantito dall’installazione di impianti a fonti rinnovabili e a sistemi alternativi che offrono prestazioni importanti dal punto di vista dell’impatto ambientale NZEB.

Il nuovo polo scolastico Carracci si inserisce a pieno titolo in una nuova idea di scuola, non più chiusa in se stessa, ma aperta al tessuto urbano che la ospita e alle comunità locali per creare nuovi scenari possibili.

Riqualificazione del territorio a Milano

Studio Motterle Architettura di riqualificazione urbana
Studio Motterle Architettura di riqualificazione urbana

Piazzale Loreto: idee di riqualificazione urbana

Spetta all’architettura interpretare i cambiamenti delle nostre città e discutere sul loro avvenire. Piazzale Loreto a Milano è un esempio di questa crescente necessità. Congestionato dal traffico delle principali arterie milanesi ( viale Monza e via Padova) e sede della stazione metropolitana, Piazzale Loreto da tempo è considerato un “non luogo” della stessa città, nonostante la centralità nel tessuto urbano, tale da vederne la nascita di attività nate spontaneamente per la sua riqualificazione.

Call for ideas per la città del futuro

“Call for Ideas” è l’iniziativa promossa dal Comune di Milano per ripensare gli spazi pubblici, le piazze, le aree dismesse, e la viabilità per il futuro della città, che vedono piazzale Loreto protagonista indiscusso. Sono 35 i progetti presentati e che oggi fanno parte di una mostra “Milano 2010-2030 #20yearschallenge” allestita sui muri della ferrovia di Ventimiglia.
Tra le idee presentate spiccano quella dello studio Antonio Citterio e Patricia Viel, dello studio LAD e Hypnos e quella più futurista di Silvia Lista e Ugo Gorgone.

Studio Motterle Riqualificazione Piazzale Loreto Milano

Il progetto dello Studio Antonio Citterio e Patricia Viel

Vicino alle direttive del Piano di Governo del Territorio, il progetto dello Studio Antonio Citterio e Patricia Viel ipotizza una struttura a più livelli con un ponte, che arriva fino a 10 metri d’altezza, pedonabile da corso Buenos Aires fino a viale Monza e a via Padova. La struttura si eleva sopra il traffico urbano e copre un’area verde concentrica di 9mila metri quadri con attività commerciali e uffici che scendono fino all’ingresso della metropolitana.

Studio Motterle Architettura di riqualificazione urbana

La proposta degli architetti Silvia Lista e Ugo Gorgone

La proposta degli architetti Silvia Lista e Ugo Gorgone invece, allarga la prospettiva inserendo nell’analisi della riqualificazione anche i viali che portano al piazzale. “Ecoritmi”, così è stato battezzato il progetto, si concentra su una città più eco-sostenibile che prevede una maggiore presenza di percorsi a piedi e piste ciclabili a discapito dell’uso della macchina. Il fulcro dell’idea è una enorme astronave sospesa dove trovano luogo attività commerciali e servizi.

 L’idea degli Studi LAD e Hypnos.

Gli architetti Nicola Brembilla e Francesco Napolitano prospettano una grande area sotto il livello della strada, di viali alberati con inserita un’area verde sopraelevata. L’ingresso del metrò con punti vendita e aree ristoro lasciano ampi spazi liberi ad uso pubblico. Attraverso scale o ascensori si accede alla sommità della piazza.
Ispirati probabilmente alla Promenade Plantée di Parigi o allo High Line di New York, l’idea principale del progetto prevede un giardino “Sovraparco” che sorge sopra la struttura. Di forma convessa risponde alla necessità di ovviare all’inquinamento atmosferico e acustico per creare un ambiente completamente isolato dalla città ed immerso nel verde.

Kasper Salin Prize Stoccolma

KASPER SALIN PRIZE 2018 è il più antico e prestigioso premio d’architettura svedese. Si avvicina il momento in cui sarà svelato il prossimo vincitore durante Architects Sweden’s Architectural Gala di martedì 19 marzo 2019 che verrà decretato il vincitore.

I contendenti quest’anno sono:

  • lo studio BIG, che presenta un complesso residenziale a Stoccolma,
  • il collettivo franco-svedese Encore,, con una residenza privata multifunzionale
  • Wingardh Arkitektkontor, studio che presenta due opere, un mercato coperto Malmö e l’ampliamento del Nationalmuseum di Stoccolma.

Tatjana Joksimovi, presidente Architects Sweden ricorda come il Kasper Salin Prize

abbia premiato nel tempo architetture di grande qualità, mostrando come le migliori opere offrano risposte funzionali, estetiche e sostenibili ai molti temi della contemporaneità.

I progetti architettonici in gara

79 & Park a Stoccolma

Il complesso residenziale a firma dello studio BIG, una sorta di collina artificiale color miele che dalla sommità degli ultimi piani degrada docilmente verso la piana della città è diventato nel tempo un classico del panorama cittadino.
Il tema del complesso è la semplicità e modulabilità degli elementi costitutivi, che però assemblati creano vivacità e movimento generando una molteplicità di soluzioni abitative.
Per la giuria “79 & Park analizza cosa significa una casa oggi e si distingue per il modo coerente in cui l’idea è stata realizzata”.

Architetto Bjarke Ingels Group
Cliente Oscar Properties

Hamra Ateljébostad sull’isola di Gotland

La collaborazione sinergica tra architetto, cliente e costruttore ha permesso la creazione di uno spazio abitativo che fosse scenario per funzionalità diverse, non solo abitative ma anche pubbliche e collettive.
Un’abitazione in un costante dialogo con l’esterno grazie a vetrate e aperture, dall’apparente semplicità dei materiali e con un raffinato contrato tra l’intonaco color cemento e il legno di molti inserti della casa.

Architetto Anna Chavepayre, Encore
Committente Birgitta e Staffan Burling

Malmö Market Hall

Lo studio svedese Wingardh Arkitektkontor ha progettato la trasformazione delle rovine di un deposito del XIX secolo nel centro di Malmö creando un mercato attivo e dinamico, divenuto ormai una popolare meta turistica. Il deposito ottocentesco, di cui rimanevano solamente le mura perimetrali in mattoni, è stato ristrutturato ed arricchito con una moderna struttura adiacente creando open space dinamici e funzionali sia per i commercianti che per i clienti ed uno spazio urbano esterno piacevole per cittadini e turisti.

Architetto Wingardh Arkitektkontor
Committente Fastighets AB Malmö Gäddan
Malmö Saluhall | Photographer: André Pihl

Nationalmuseum di Stoccolma

Wingardh Arkitektkontor firma anche l’ultimo progetto in gara per il Prize: il progetto di restauro e ampliamento del Nationalmuseum di Stoccolma.
Mai prima d’ora un progetto di restauro era arrivato alla fase finale del Kasper Salin Prize.
Il museo realizzato dall’architetto berlinese Friedrich August Stüler nel 1866 , uno dei più famosi e apprezzati di Stoccolma, è rimasto chiuso sei anni per i lavori e ha finalmente riaperto le porte al pubblico l’anno scorso.
La giuria ha elogiato l’ottima esecuzione del restauro, la cura dei dettagli e la scelta dei materiali definendo il nuovo Nationalmuseum “un’espressione discreta ma al tempo stesso forte del nostro tempo, grazie ad addizioni finemente bilanciate che si adattano al contesto storico in modo contemporaneo”.

Architetto Wingardh Arkitektkontor
Committente Statens Fastighetsverk

La casa di cartone: l’eco-abitazione Wikkelhouse

Una casa in cartone modulare è il progetto ispirato e lungimirante della Ficton Factory, la società di Amsterdam, attiva nella produzione di scenografie teatrali che ha allargato il proprio raggio d’azione passando dai fondali di scena in cartapesta ad un innovativo progetto architettonico.

Wikkelhouse, letteralmente dall’inglese “casa da imballaggio”, non è un’invenzione scenica ma la realizzazione del rivoluzionario progetto di una abitazione in cartone 100% riciclabile, assemblabile in sole 24 ore e con l’ambizione di durare per 50 anni.

Un’intuizione lungimirante che si innesta sul trend sempre più in voga degli investimenti green, di architettura sostenibile e circolari.

Come si costruisce una casa di cartone

Dimentichiamo l’idea di casetta di cartone per bambini: Wikkelhouse è una vera e propria opera dell’ingegno prodotta con cartone ad alta resistenza che avvolge uno stampo a forma di casa con 24 strati di imballo.

Ogni strato è rivestito da una pellicola che ne consente l’impermeabilità e la traspirabilità, assicurando la fuoriuscita dell’umidità, la protezione dall’acqua e la durata del materiale primario..
Infine, si realizza un rivestimento in legno sia per l’esterno, di pino tinto a protezione di raggi UV e luce solare, sia all’interno.

La costruzione, grazie alla flessibilità e alla modularità del progetto, può agevolmente essere modificata dalla committenza, connettendo moduli aggiuntivi per soddisfare sia esigenze abitative come commerciali.

La casa di cartone può soddisfare le esigenze della clientela più sensibile all’ecologia e alla sostenibilità grazie al bassissimo impatto ambientale (tre volte in meno rispetto ad una casa tradizionale) e alla possibilità di riutilizzare tutti i materiali dopo i 50 anni stimati di durata.

Grazie alla leggerezza dei moduli, l’eco-abitazione Wikkelhouse non necessita delle fondamenta.
Il tutto caratterizzato da una estrema rapidità di posa in opera in loco (24 ore).
Già presenti in gran parte dell’Europa del Nord, ora le casette di cartone sembrano essere prossime alla commercializzazione anche in Italia.

Recupero del territorio: architettura green in Vietnam

l monito alla comunità vietnamita passa attraverso l’architettura

Recupero del territorio, coscienza ambientale ed innovazione applicata all’architettura sono le parole chiave che hanno ispirato lo studio vietnamita H&P Architects nella progettazione e realizzazione di S Space (S = Save the Stone & Scaffolding) un luogo comunitario multifunzionale per attività culturali, sociali e ricreative situato a Don Van.

Il progetto ha l’ambizione di denunciare lo sfruttamento ambientale incontrollato di queste zone.

Don Van infatti si trova in un bellissimo contesto paesaggistico deturpato dall’estrazione illegale di rocce e da un programma di recupero degli scarti, che avevano trasformato la zona in una discarica a cielo aperto.

Il progetto di H&P Architects si concentra sul recupero del territorio di Don Van, consapevole del fatto che l ’architettura deve rispettare l’ambiente naturale in cui è inserita e e massima responsabilità per il contesto sociale in cui opera.

L’edificio costruito nasce dal recupero gli scarti di rocce e i tubi di acciaio trovati nei villaggi vicini e nei vari cantieri.

Il progetto di recupero del territorio

La struttura si caratterizza per la “possenza” della base pesante in netto contrasto con la leggerezza della copertura.
Gli spessi e alti muri in pietra grigia (40 cm. x 3,4 mt di altezza) seguono un andamento a zig-zag che creano spazi e prospettive insolite.
Il tetto sospeso, invece, è costituito da un reticolo a vista di tubi d’acciaio e bambù che sorreggono la copertura in policarbonato.

Altro richiamo all’ambiente naturale sono le vasche d’acqua che circondano buona parte dell’edificio animate da piante e pesci locali.

L’economia circolare ricrea il paesaggio

Con questo progetto H&P Architects richiama la collettività vietnamita ad un maggior rispetto per le risorse naturali del paese, il cui sfruttamento intensivo determina non solo scempi ecologici ma anche gravi disagi sociali.
Insomma utilizzo consapevole delle risorse e circolarità dei materiali possono essere la chiave di volta per uno sviluppo sostenibile.

Fonte: Recupero del territorio Vietnam – H&P Architect