Recupero architettonico

Recupero architettonico per le Officine Reggiani

Il Parco dell’Innovazione le trasforma in hub tecnologico grazie al progetto di Andrea Oliva

Il lavoro dell’architetto Andrea Oliva prosegue nel restauro e nella riqualificazione dei capannoni delle storiche Officine Reggiane. A partire da inizio Novecento, in quest’area a nord della città di Reggio Emilia sono sorti stabilimenti che hanno definito il panorama della zona ma anche la storia dell’industria del nostro paese, un complesso all’interno del quale da qualche anno sono iniziati i lavori per ridisegnare e riconvertire questi spazi.

Il primo progetto presentato e vinto da Oliva riguardava il Capannone 19, mentre da poco si sono conclusi i lavori che hanno interessato il Capannone 18, sempre su progetto di Oliva e sempre all’interno del Parco dell’Innovazione, il polo europeo per imprese e ricerca. L’iniziativa promossa dal Comune di Reggio Emilia e da Iren Rinnovabili è parte di un programma più ampio per la riqualificazione dell’area urbana che oltre agli spazi delle Officine interessa anche il quartiere limitrofo di Santa Croce.

Il restauro sul Capannone 18 ha permesso all’ex-area industriale di divenire sede di laboratori e uffici di imprese tecnologiche all’interno di uno spazio che complessivamente misura oltre 8 mila metri quadri. La struttura dell’edificio storico ricordava quella di un luogo cristiano dal momento che il capannone si sviluppa su tre navate di diversa altezza interrotte da un transetto proprio come le piante delle chiese e delle basiliche.

Il progetto ha scelto di mantenere e conservare integralmente il disegno originale operando sugli spazi del Capannone 18 un restauro totale, evitando di cancellare e correggere le imperfezioni, le scritte o i residui di processo della costruzione originaria. Nelle intenzioni dell’architetto è risultato predominante il desiderio di conservare la memoria e la storia dell’edificio. Ora la struttura che ha ritrovato il suo aspetto originale, grazie alla bonifica dall’amianto e al necessario consolidamento strutturale, ricorda per dimensioni e organizzazione delle prospettive interne un quartiere, uno spazio urbano polivalente e dinamico.

Gli interventi sulle coperture hanno permesso di introdurre nuove fonti di luce all’interno del Capannone che ora presenta nelle metrature che contiene nuovi spazi aperti che mimano le piazze dei contesti urbani. Avendo mantenuto inalterata la struttura dell’edificio, l’innovazione del progetto si è concentrata dentro l’officina, dove è stato possibile aggiungere volumi per animare in modo dinamico e versatile gli spazi.

Proprio per gli interni sono stati privilegiati materiali quali legno e policarbonato, per sottolineare il desiderio di non entrare in competizione con i materiali che costituiscono la struttura dell’architettura principale racchiusa da 28 portali di acciaio chiodato. Se l’officina storica è patrimonio della memoria industriale, gli spazi che racchiude rappresentano la flessibilità e il dinamismo convertibile delle nuove tecnologie. Gli spazi si articolano infatti in forme astratte che avvicinate, unite e sovrapposte disegnano il paesaggio interno contribuendo alla definizione delle relazioni tra le diverse componenti dell’edificio.

Fonte: Professione Architetto

Grattacieli di legno

Grattacieli di legno, per ridefinire il futuro dell’architettura

Il legno diventa la risposta sostenibile per la realizzazione dei grattacieli del futuro

In un momento storico in cui chiunque è a conoscenza della rivoluzione climatica in atto e i modelli di sostenibilità si declinano nelle diverse aree dell’agire umano, anche nel campo dell’edizia i materiali ecosostenibili vengono premiati e dovrebbero essere privilegiati in favore di un’architettura sostenibile orientata al futuro.

Nelle realtà urbane l’impatto ambientale di materiali costruttivi quali il calcestruzzo, in cui è contenuto il cemento, tra gli altri, e l’acciaio innesca un circolo vizioso che rende l’ambiente cittadino uno dei principali responsabili delle emissioni di carbonio e, conseguentemente, uno dei colpevoli dei disastri naturali originati dal cambiamento del clima.

I sistemi edilizi basati sul legno costituiscono quindi una valida alternativa in termini di sostenibilità ambientale non solo per le costruzioni che non hanno sviluppo in altezza, ma anche per quelle che domani saranno sempre più frequenti nel tessuto urbano delle città in risposta al numero sempre crescente della popolazione, i grattacieli.

Il ciclo del legno è quindi un ciclo virtuoso e non vizioso come quello dei materiali descritti in precedenza: gli alberi assorbono anidride carbonica per crescere e la trattengono all’interno del legno che può essere usato e riciclato innumerevoli volte prima di diventare biomassa per la produzione di energia, processo con il quale si va a rilasciare nell’ambiente la stessa quantità di carbonio immagazzinata in precedenza dall’albero. Ecco quindi il ciclo virtuoso, privo di rifiuti e a emissioni zero del legno.

L’ingegneria del legname ha sviluppato in tempi recenti prodotti derivati dal legno come per esempio lamellari incollati o a strati incrociati che si rendono utili per la costruzione di strutture alte in legno. Negli ultimi dieci anni, il numero delle costruzioni in legno alte oltre sei piani ha superato le 50 unità, arrivando ad edifici alti oltre 70 metri come la torre HoHo a Vienna di 24 piani.

Esistono inoltre proposte per edifici che arrivano ben oltre, a Stoccolma il Trätoppen prevede 40 piani, a Portland lo Spar si alzerebbe di 48 piani, a Philadelphia il Timber Tower Complex arriverebbe a 62 piani e a Londa la Oakwood Tower ne conterebbe 80. Al momento il freno allo sviluppo di questo tipo di progetti è costituito dalle normative, che andrebbero aggiornate per consentire l’approvazione della costruzione di edifici in legno più alti di quelli ad oggi consentiti.

In questa prospettiva il legno, con un consumo e un riciclo regolati, diventerebbe il materiale da costruzione per eccellenza nelle realtà urbane che potrebbero essere quindi ristrutturate e immaginate nuovamente come estensioni dei boschi in un’ottica di gestione consapevole dei consumi e della riforestazione.

Fonte: DomusWeb

La scuola che si ispira al territorio

La ricostruzione a L’Aquila dopo il sisma riprende gli spazi del tessuto urbano nella nuova scuola di Gignano

Il progetto presentato dall’architetto e professore dell’Università di Roma Tre Luigi Franciosini, in collaborazione con un gran numero di altri professionisti, con cui è stato vinto il concorso internazionale bandito dal Comune dell’Aquila prevede una struttura unica a Gignano per sostituire le precedenti scuole dell’infanzia ed elementari di Torretta, Sant’Elia e Gignano stessa.

L’idea è quella di uno spazio dedicato ai più piccoli interamente immerso nel verde il cui piano riprende e rielabora gli spazi del tessuto urbano locale, con piazze, slarghi e stradine che li collegano. Il riferimento principale per la realizzazione del progetto, sito in un’area da cui si vede la catena del Gran Sasso, è l’architettura rurale che richiama la civiltà agro-pastorale della zona.

Si tratta infatti di un’area ai margini del centro urbano, proprio dove il paesaggio naturale riprende
il suo spazio, per questo nelle intenzioni dei progettisti c’è stato sin da subito il desiderio di riprodurre le forme razionali e sobrie delle costruzioni rurali. Il progetto si avvale quindi di espedienti costruttivi tipici dell’area montana quali terrazzamenti, muri a secco e recinti.

Uno dei segni distintivi di questo complesso è proprio dettato dalla sua interazione con il territorio, che rispetta e asseconda nella topografia, nell’orientamento e nelle pendenze. Inoltre uno spazio aperto, destinato alla comunità e immaginato proprio come una piazza raggiunta da rampe e cordonate, collega le diverse parti del complesso scolastico vero e proprio: le due scuole, dell’infanzia ed elementare, i servizi, la palestra e la mensa.

Anche gli interni riprendono l’idea del tessuto urbano: l’atrio all’ingresso si articola poi in una serie di strade, stradine, slarghi e piazze che vanno a comporre i diversi spazi destinati all’apprendimento ma anche alle attività della comunità. Le singole aree destinate alle attività formative si differenziano anche in base alla funzione, tenendo conto che possono essere dedicate ad esperienze individuali, di piccoli gruppi o appunto della comunità intera.

Nella distribuzione planimetrica il complesso presenta precisamente quegli aspetti dinamici, vivaci e articolati che sono propri degli spazi urbani, a quali come detto si ispira. Il progetto abbraccia sia soluzioni più tradizionali di sistemi ad aula con giardino, che alternative come il modello dei cluster per assicurare la pluralità dei differenti momenti di apprendimento nell’ambiente scolastico.

Fonte: Professione Architetto

Esempi di architettura sostenibile

Nel Padiglione agricolo Bressanella la sostenibilità disegna un luogo di incontro collettivo

In Brianza, precisamente a Besana, lo studio a25architetti di Lecco ha proposto uno spazio destinato alla comunità nel quale sostenibilità e salvaguardia dell’ambiente si sposano: il Padiglione agricolo Bressanella.

L’idea alla base del progetto è stata quella di riprodurre a livello architettonico quelle che sono le priorità nella pratica agricola locale, ovvero la filiera corta e il principio del km 0. I fratelli Manzoni titolari dello studio responsabile dell’ideazione del Padiglione hanno quindi lavorato sulla funzione della costruzione e sull’ambiente, privilegiando le risorse imprescindibili per la coltivazione e riportandole nel progetto: acqua e sole.

Se la prima, l’acqua, è fondamentale per irrigare le coltivazioni la cui vendita si realizza proprio all’interno del padiglione, il secondo, il sole, è responsabile, oltre che della buona riuscita del raccolto, evidentemente, anche della disposizione dei volumi che compongono la struttura per beneficiare al massimo di luminosità e microclima nei locali.

Architettura sostenibile: il progetto del Padiglione Agricolo Bressanella

La struttura è realizzata con materiali semplici, legno e calcestruzzo, impiegati per organizzare gli spazi con linee poco articolate ma flessibili che si adattano quasi naturalmente alle variazioni del terreno e conferiscono continuità tra interni ed esterni del padiglione. Il progetto prevede due volumi in parte ruotati tra loro e sostenuti da un basamento seminterrato il cui sviluppo è orientato orizzontalmente in direzione nord-sud e provvisto di portici per assecondare le variazioni di temperatura stagionali.

Nello specifico il primo volume, quello destinato all’area vendita, si dispone su di una pianta rettangolare e ed costituito da un secondo spazio di destinazione d’uso molteplice e da un ambiente affacciato verso sud dal quale si vedono le coltivazioni oltre un’ampia vetrata e verso nord in direzione del bosco. Il secondo volume del padiglione ospita invece gli spazi di servizio, quindi spogliatoi, un ufficio e i servizi igienici. Il basamento seminterrato origina un terrazzo di grandi dimensioni che nella stagione estiva diventa un’area ulteriore disponibile per gli eventi.

La realizzazione degli interni guarda all’architettura tradizionale senza però dimenticare la modernità e l’innovazione: il tetto in legno di ciascun locale è stato immaginato come la copertura che custodisce gli spazi all’interno. La facciata che guarda a sud risulta dinamica e leggera grazie agli sfondati dei portici in calcestruzzo armato con casseri in legno che ricordano le abitazioni contadine della zona.

A livello energetico, il Padiglione agricolo Bressanella è dotato di una pompa di calore e di impianto fotovoltaico grazie ai quali funzionano i sistemi di riscaldamento e raffrescamento aria-acqua. L’acqua piovana è raccolta in due vasche che garantiscono l’irrigazione dei campi attraverso pompe di estrazione dai serbatoi di accumulo; per quanto riguarda i rifiuti, invece, lo smaltimento è gestito in loco tramite apposita vasca.

Fonte: Professione Architetto

Foto: Marcello Mariana

Ristrutturazioni moderne: abitare una chiesa

Abitare in una chiesa rinascimentale, a Sopuerta si può

I Paesi Baschi spagnoli ci stupiscono con un progetto di ristrutturazione moderna: nel comune di Sopuerta lo studio Garmendia Cordero Arquitectos ha realizzato il progetto denominato Iglesia de Tas, la trasformazione di una piccola chiesa il cui impianto originario risale al XVI secolo in un’abitazione contemporanea.

Lavorare a stretto contatto con le esigenze del committente ha significato stravolgere la destinazione d’uso dell’immobile, prima una chiesa, ora una residenza privata, ma al contempo mantenere alcune delle caratteristiche precedenti, il fatto di essere uno spazio aperto e un luogo d’incontro. Inoltre l’abitazione è stata pensata da parte dei progettisti senza dimenticare la storia architettonica e le modifiche subite dall’edificio originario.

L’ambizioso progetto realizzato dallo studio spagnolo è partito dai ruderi di una chiesa abbandonata e senza copertura di piccole dimensioni edificata inizialmente nella seconda metà del Cinquecento che successivamente ha visto interventi neoclassici importanti come l’aggiunta di un campanile e di un abbeveratoio oltre all’aumento complessivo dell’altezza, tutte modifiche messe in atto verso la fine del Settecento.

La Iglesia de Tas, questo il nome dell’abitazione, dove Tas è proprio il cliente che ha commissionato il progetto, si presenta come una residenza con i comfort di una normale abitazione contemporanea, sviluppata su due livelli: al piano terra un ampio open space che vede alloggiato lo spazio cucina nell’antico presbiterio con un living aperto e conviviale che mantiene l’idea di socialità dell’edificio originario, posizionato nell’unica navata della chiesa dal quale si accede al soppalco ubicato dalla parte opposta rispetto al presbiterio.

Gli architetti che hanno lavorato al progetto hanno condiviso con il cliente tutti i momenti chiave dell’iter progettuale, rendendolo non tanto uno spettatore delle evoluzioni del progetto, quanto un autore chiave delle scelte e di alcune parti dell’esecuzione del lavoro di realizzazione. L’idea che anima il proprietario e inquilino della chiesa continua ad essere quella di valorizzare la storia precedente dell’edificio senza coprirne o nasconderne i tratti che dimostrano l’evoluzione dell’immobile per quanto riguarda l’arredamento e l’allestimento degli spazi interni.

Realizzazioni come quella della Iglesia de Tes dimostrano che è possibile anche una riqualificazione degli immobili che non ne tradisca lo spirito agendo su di un edificio in modo radicale ma non drastico.

Fonte: Archiportale