Kasper Salin Prize Stoccolma

KASPER SALIN PRIZE 2018 è il più antico e prestigioso premio d’architettura svedese. Si avvicina il momento in cui sarà svelato il prossimo vincitore durante Architects Sweden’s Architectural Gala di martedì 19 marzo 2019 che verrà decretato il vincitore.

I contendenti quest’anno sono:

  • lo studio BIG, che presenta un complesso residenziale a Stoccolma,
  • il collettivo franco-svedese Encore,, con una residenza privata multifunzionale
  • Wingardh Arkitektkontor, studio che presenta due opere, un mercato coperto Malmö e l’ampliamento del Nationalmuseum di Stoccolma.

Tatjana Joksimovi, presidente Architects Sweden ricorda come il Kasper Salin Prize

abbia premiato nel tempo architetture di grande qualità, mostrando come le migliori opere offrano risposte funzionali, estetiche e sostenibili ai molti temi della contemporaneità.

I progetti architettonici in gara

79 & Park a Stoccolma

Il complesso residenziale a firma dello studio BIG, una sorta di collina artificiale color miele che dalla sommità degli ultimi piani degrada docilmente verso la piana della città è diventato nel tempo un classico del panorama cittadino.
Il tema del complesso è la semplicità e modulabilità degli elementi costitutivi, che però assemblati creano vivacità e movimento generando una molteplicità di soluzioni abitative.
Per la giuria “79 & Park analizza cosa significa una casa oggi e si distingue per il modo coerente in cui l’idea è stata realizzata”.

Architetto Bjarke Ingels Group
Cliente Oscar Properties

Hamra Ateljébostad sull’isola di Gotland

La collaborazione sinergica tra architetto, cliente e costruttore ha permesso la creazione di uno spazio abitativo che fosse scenario per funzionalità diverse, non solo abitative ma anche pubbliche e collettive.
Un’abitazione in un costante dialogo con l’esterno grazie a vetrate e aperture, dall’apparente semplicità dei materiali e con un raffinato contrato tra l’intonaco color cemento e il legno di molti inserti della casa.

Architetto Anna Chavepayre, Encore
Committente Birgitta e Staffan Burling

Malmö Market Hall

Lo studio svedese Wingardh Arkitektkontor ha progettato la trasformazione delle rovine di un deposito del XIX secolo nel centro di Malmö creando un mercato attivo e dinamico, divenuto ormai una popolare meta turistica. Il deposito ottocentesco, di cui rimanevano solamente le mura perimetrali in mattoni, è stato ristrutturato ed arricchito con una moderna struttura adiacente creando open space dinamici e funzionali sia per i commercianti che per i clienti ed uno spazio urbano esterno piacevole per cittadini e turisti.

Architetto Wingardh Arkitektkontor
Committente Fastighets AB Malmö Gäddan
Malmö Saluhall | Photographer: André Pihl

Nationalmuseum di Stoccolma

Wingardh Arkitektkontor firma anche l’ultimo progetto in gara per il Prize: il progetto di restauro e ampliamento del Nationalmuseum di Stoccolma.
Mai prima d’ora un progetto di restauro era arrivato alla fase finale del Kasper Salin Prize.
Il museo realizzato dall’architetto berlinese Friedrich August Stüler nel 1866 , uno dei più famosi e apprezzati di Stoccolma, è rimasto chiuso sei anni per i lavori e ha finalmente riaperto le porte al pubblico l’anno scorso.
La giuria ha elogiato l’ottima esecuzione del restauro, la cura dei dettagli e la scelta dei materiali definendo il nuovo Nationalmuseum “un’espressione discreta ma al tempo stesso forte del nostro tempo, grazie ad addizioni finemente bilanciate che si adattano al contesto storico in modo contemporaneo”.

Architetto Wingardh Arkitektkontor
Committente Statens Fastighetsverk

La casa di cartone: l’eco-abitazione Wikkelhouse

Una casa in cartone modulare è il progetto ispirato e lungimirante della Ficton Factory, la società di Amsterdam, attiva nella produzione di scenografie teatrali che ha allargato il proprio raggio d’azione passando dai fondali di scena in cartapesta ad un innovativo progetto architettonico.

Wikkelhouse, letteralmente dall’inglese “casa da imballaggio”, non è un’invenzione scenica ma la realizzazione del rivoluzionario progetto di una abitazione in cartone 100% riciclabile, assemblabile in sole 24 ore e con l’ambizione di durare per 50 anni.

Un’intuizione lungimirante che si innesta sul trend sempre più in voga degli investimenti green, di architettura sostenibile e circolari.

Come si costruisce una casa di cartone

Dimentichiamo l’idea di casetta di cartone per bambini: Wikkelhouse è una vera e propria opera dell’ingegno prodotta con cartone ad alta resistenza che avvolge uno stampo a forma di casa con 24 strati di imballo.

Ogni strato è rivestito da una pellicola che ne consente l’impermeabilità e la traspirabilità, assicurando la fuoriuscita dell’umidità, la protezione dall’acqua e la durata del materiale primario..
Infine, si realizza un rivestimento in legno sia per l’esterno, di pino tinto a protezione di raggi UV e luce solare, sia all’interno.

La costruzione, grazie alla flessibilità e alla modularità del progetto, può agevolmente essere modificata dalla committenza, connettendo moduli aggiuntivi per soddisfare sia esigenze abitative come commerciali.

La casa di cartone può soddisfare le esigenze della clientela più sensibile all’ecologia e alla sostenibilità grazie al bassissimo impatto ambientale (tre volte in meno rispetto ad una casa tradizionale) e alla possibilità di riutilizzare tutti i materiali dopo i 50 anni stimati di durata.

Grazie alla leggerezza dei moduli, l’eco-abitazione Wikkelhouse non necessita delle fondamenta.
Il tutto caratterizzato da una estrema rapidità di posa in opera in loco (24 ore).
Già presenti in gran parte dell’Europa del Nord, ora le casette di cartone sembrano essere prossime alla commercializzazione anche in Italia.

Recupero del territorio: architettura green in Vietnam

l monito alla comunità vietnamita passa attraverso l’architettura

Recupero del territorio, coscienza ambientale ed innovazione applicata all’architettura sono le parole chiave che hanno ispirato lo studio vietnamita H&P Architects nella progettazione e realizzazione di S Space (S = Save the Stone & Scaffolding) un luogo comunitario multifunzionale per attività culturali, sociali e ricreative situato a Don Van.

Il progetto ha l’ambizione di denunciare lo sfruttamento ambientale incontrollato di queste zone.

Don Van infatti si trova in un bellissimo contesto paesaggistico deturpato dall’estrazione illegale di rocce e da un programma di recupero degli scarti, che avevano trasformato la zona in una discarica a cielo aperto.

Il progetto di H&P Architects si concentra sul recupero del territorio di Don Van, consapevole del fatto che l ’architettura deve rispettare l’ambiente naturale in cui è inserita e e massima responsabilità per il contesto sociale in cui opera.

L’edificio costruito nasce dal recupero gli scarti di rocce e i tubi di acciaio trovati nei villaggi vicini e nei vari cantieri.

Il progetto di recupero del territorio

La struttura si caratterizza per la “possenza” della base pesante in netto contrasto con la leggerezza della copertura.
Gli spessi e alti muri in pietra grigia (40 cm. x 3,4 mt di altezza) seguono un andamento a zig-zag che creano spazi e prospettive insolite.
Il tetto sospeso, invece, è costituito da un reticolo a vista di tubi d’acciaio e bambù che sorreggono la copertura in policarbonato.

Altro richiamo all’ambiente naturale sono le vasche d’acqua che circondano buona parte dell’edificio animate da piante e pesci locali.

L’economia circolare ricrea il paesaggio

Con questo progetto H&P Architects richiama la collettività vietnamita ad un maggior rispetto per le risorse naturali del paese, il cui sfruttamento intensivo determina non solo scempi ecologici ma anche gravi disagi sociali.
Insomma utilizzo consapevole delle risorse e circolarità dei materiali possono essere la chiave di volta per uno sviluppo sostenibile.

Fonte: Recupero del territorio Vietnam – H&P Architect

Progetto architettonico dell’Università a Dublino

Lo University College di Dublino ha bandito un concorso internazionale per la realizzazione di un progetto architettonico finalizzato all’ampliamento dei propri spazi. A partecipare sono stati 98 team di lavoro provenienti da quasi 30 Paesi diversi: una prima selezione ha permesso di ridurre il campo a 6 candidature, prima della proclamazione del vincitore, che è stato individuato nel team di Steven Hall Architects, che si è avvalso della collaborazione degli ingegneri strutturali di Arup, degli analisti statunitensi di Brightstop Strategy, degli ingegneri ambientali di Transsola, degli urbanisti e dei paesaggisti di Harrison Stevens e degli architetti locali di Kavanagh Tuite Architects.

Fonte e immagini: Artribune

Gli elementi chiave del progetto architettonico

Lo scopo del bando era quello di fare in modo che l’ateneo irlandese potesse contare su un nuovo ambiente in grado di promuovere e favorire un importante senso di comunità, con il coinvolgimento sia degli studenti che degli insegnanti, per ispirare innovatori e visitatori. Un altro degli obiettivi indicati era quello di garantire all’università una maggiore visibilità, rendendola un luogo di ricerca internazionale e di apprendimento dinamico. Tra le finalità che dovevano essere garantite dai candidati c’era anche l’efficienza energetica: veniva richiesto, infatti, di compiere scelte progettuali che, nel rispetto della biodiversità del campus, fossero in grado di coniugare la conservazione dell’ambiente naturale con tecnologie ecologiche.

Il team di Steven Holl Architects, quindi, ha convinto la giuria per tutti questi aspetti, e al contempo ha fatto in modo che nell’identità dell’ateneo divenissero fondamentali valori come la sostenibilità, l’innovazione e la creatività. La strategia che è stata scelta dai vincitori è stata quella di dare vita a un centro per il design che costituisse un portale di ingresso a un sistema di verde pubblico articolato in sette corti nuove. Le forme prismatiche che sono state ideate si ispirano a un sito patrimonio Unesco dell’Irlanda, il Giant’s Causeway, che è un affioramento di natura rocciosa che si trova sul litorale orientale del Paese.

Ecco, quindi, che il team di Steven Holl ha concepito uno specchio d’acqua riflettente e una piazza, mentre a garantire la notevole illuminazione naturale dell’edificio sono due strutture verticali con una inclinazione di 23 gradi. Ovviamente, questo angolo di inclinazione non è stato scelto a caso, ma corrisponde a quello di inclinazione assiale del nostro pianeta.

Fonte e immagini: Artribune

Fiera Ambiente Francoforte: trend design ’19

Fiera Ambiente Francoforte

La fiera Ambiente di Francoforte si presenta come un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono conoscere il trend 2019 in merito a colori, materiali e atmosfere che caratterizzeranno l’anno in corso. A partire dalla cucina, passando per l’interior design, fino ad arrivare all’oggettistica per la casa, avrete modo di conoscere tutte le novità del nuovo anno. Tra i più importanti eventi fieristici internazionali riguardanti l’industria dei beni di consumo, la fiera Ambiente si terrà a Francoforte dall’8 al 12 febbraio.

Le nuove tendenze del design

Fulcro della fiera sarà ovviamente la ricerca sulle nuove tendenze, individuate grazie allo studio dell’ufficio stile tedesco bora.herke.palmisano. Tra questi si annoverano:

  • Tasteful Residence,materiali morbidi, nuance intense e linee pure,
  • Quiet Surrounding, ovvero attenzione alla sostenibilità, materiali e colori legati al mondo naturale,
  • Joyfilled Ambience, con prevalenza di colori accesi e allegri, uso di pattern e accostamenti inaspettati.

Quest’anno il Paese Partner è l’India e sarà possibile ammirare le opere del  designer, artista e artigiano Ayush Kasliwal, creative director e co-fondatore dello studio interdisciplinare AKFD & Anan Taya con sede a Jaipur. Della stessa nazionalità è anche il progettista del Café del padiglione 4.1, Sandeep Sangaru che ha dato vito ad un’ambiente all’insegna della pace e del relax grazie a un arredo artigianale a base di bambù. Per chi, invece, vuole entrare in un’ambiente ad alto contenuto tecnologico, allora non può perdere  la mostra Point of Experience, opera dello studio di design tedesco Gruschwitzò.

Fonte: www.abitare.it/fiera-ambiente-francoforte-2019/

Fiera Ambiente Francoforte

Fiera Ambiente 2019: le novità

Rispetto agli anni passati, l’edizione 2019 della Fiera Ambiente presenta una diversa disposizione, grazie alla riorganizzazione dei tre saloni in cui Ambiente è articolata, ovvero Dining, Living e Giving. Quest’ultimi si riferiscono ai settori merceologici di riferimento, come articoli per la tavola arredamento e idee regalo. Il target di riferimento è rappresentato da buyer generici, ma anche il mercato HoReCa e produttori internazionali specializzati in arredamenti per il settore alberghiero e contract. Da non perdere anche l‘evento serale esclusivo chiamato Get-Together, che si presenta come il giusto modo per ottimizzare l’incontro tra domanda e offerta. Oltre che sui nomi blasonati della scena internazionale, come Sebastian Bergne, alla Fiera Ambiente di Francoforte verrà posta anche attenzione sui giovani designer emergenti, grazie alle aree espositive Talents e Next.

Fonte: www.abitare.it/fiera-ambiente-francoforte-2019/

Fiera Ambiente Francoforte
Fiera Ambiente Francoforte