Daria Addabbo sui passi di Steinbeck

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Siamo nei primi anni ’30, quando un giovane Tom Joad appena uscito di prigione scopre che la terra della fattoria di famiglia è stata espropriata dalle banche. Inizia così Furore il pluripremiato film di John Ford tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck.

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Il reportage di Dario Addabbo

Oggi la fotogiornalista Daria Addabbo ripercorre il viaggio della famiglia Joad lungo la Route 66 che dall’Oklaoma attraverso il Texas, il New Mexico, l’Arizona fino alla California la condurrà verso la terra promessa degli Okie, il dispregiativo con cui i migranti dell’Oklaoma venivano etichettati.

La Addabbo offre uno spunto di riflessione sull’odierna condizione umana di centinaia di messicani alla ricerca di della libertà che restano imprigionati in una jaula de oro, una gabbia dorata, costretti a lavorarein condizioni di semi-schiavitù i campi senza poter tornare nel loro paese a causa di questioni burocratiche.

Il reportage fissa un’America fatta di solitudini e silenzi, in cui una nuova umanità si ritrova come una moderna Fam.Joad a lottare contro miseria e ingiustizie sociali, dove solo i sopravvissuti potranno rimettersi in piedi

Fonte: Internazionale
Il reportage: http://www.dariaddabbo.com/

Frontcountry: il selvaggio West di Lucas Foglia

frontcountry fotografia

Nel suo progetto Frontcountry, il fotografo Lucas Foglia racconta dell’incontro con la vastità delle terre del West americano.

In seguito a un episodio vissuto in prima persona – essere stato soccorso da un locale nel mezzo di una tempesta di neve nel Wyoming – Foglia viene colto da una consapevolezza istantanea, che sarà la base di partenza per il progetto fotografico che porterà avanti nei quattro anni successivi.

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Il progetto fotografico

Ciò che lo colpisce, oltre all’immensità degli spazi naturali, è lo spirito comunitario che lega gli abitanti di quei luoghi. Il fotografo americano ha modo inoltre di sfatare il suo immaginario, legato alla visione un pò stereotipata della vita dei cosiddetti “nomadi cowboys  a dorso di cavallo”.

Sono due gli argomenti su cui si concentra la sua attenzione: le terre selvagge, con i rancher e gli agricoltori che le vivono, e il boom dell’attività mineraria, con le conseguenti trasformazioni del paesaggio in atto.

Foglia incontra e fotografa una donna e un uomo, lavoratori entrambi in Nevada, l’una nel settore minerario come camionista, l’altro in quello agricolo come rancher.

Alice, una madre single di Carlin, racconta con entusiasmo la sua svolta lavorativa nel settore minerario, sottolineando come, a fronte di un duro lavoro, abbia migliorato la sua situazione economica.

Tommy, affittuario insieme alla sua famiglia di un ranch a Oasis che forniva acqua potabile alla vicina cittadina di Wendover, incontra il fotografo durante la sua ultima stagione come rancher: la Newmont Mining Corporation ha acquistato il ranch dal precedente proprietario, con l’obiettivo di farne la miniera d’oro del Long Canyon.

Foglia riflette su ciò che di nuovo ha potuto apprendere, grazie ad un contatto ravvicinato con le “terre selvagge” del West: si rende conto che i “cowboys” che si aspettava di incontrare, conducono una vita diversa da quella che immaginava, con ipoteche sulla casa e una vita strettamente dipendente dalle miniere. La parola chiave che emerge è cambiamento: delle condizioni climatiche, del prezzo dell’oro, della casa e del lavoro.

L’interrogativo con il quale chiude il suo reportage è netto: cosa spinge questa gente a continuare a vivere nel West? e, allo stesso tempo, quale può essere il modo per preservare le terre abbandonate?

fonte: New York Times

Cortona On The Move Festival

Giunge al V° anno Cortona On The Move, il festival internazionale di fotografia, che in pochissimo tempo è diventato l’evento clou per i fotografi professionisti, amanti della fotografia e giornalisti di tutto il mondo.

Ad ospitarlo è la splendida cornice del borgo toscano di Cortona in cui si susseguono mostre di autorevoli fotografi italiani a workshop di professionisti di caratura internazionale.

© Tatiana Plotnikova_The Mari - The Last Pagans Of Europe
© Tatiana Plotnikova_The Mari – The Last Pagans Of Europe

A chi si rivolge Cortona On The Move?

Ai professionisti ma anche ai talenti emergenti a cui offre l’opportunità di esporre accanto ai colleghi più famosi grazie al Circuito Off, e di avere un giudizio autorevole sui propri lavori con le letture portfolio.

Ogni anno una giuria di qualità elegge il vincitore di Happiness On The Move, il premio internazionale legato al festival.

Cortona On The Move in breve

  • Nasce nel 2011 da un’idea dell’associazione culturale ONTHEMOVE.
  • la direzione artistica è affidata ad Arianna Rinaldo.
  • Nel 2014 ha registrato oltre 24000 visite grazie alle 15 mostre allestite e al progetto European Dream-Road to Bruxelles, una mostra itinerante che ha percorso 5.500 km dalla Grecia a Cortona, passando per Ginevra e Bruxelles.
  • Cortona On The Move non potrebbe esistere senza il lavoro dei volontari e degli stagisti, oltre 30 nella passata edizione, arrivati dai cinque continenti.

Tra i lavori di quest’anno segnaliamo Maybe di Phillip ToledanoJapan di James Whitlow Delano, il controverso lavoro La Ville Noire di Giovanni Troilo e una straordinaria retrospettiva di Mario Giacomelli. Al festival anche Focus sulla Russia a cura di Andrei Polikanov.

Come ogni anno, da luglio a settembre, i vicoli di Cortona saranno il crocevia di incontri tra le più grandi professionalità legate alla fotografia della scena mondiale, tra grandi fotografi, nuovi talenti e semplici appassionati. Nel primo fine settimana (16-19 luglio) si concentreranno inaugurazioni, presentazioni, workshop e letture portfolio dei migliori photo editor nazionali ed internazionali.

Le sedi espositive saranno dislocate nel magnifico centro storico di Cortona e nella Fortezza Medicea del Girifalco adiacente alla città.

http://www.cortonaonthemove.com/

Palazzo Garzoni Moro, il “nuovo capolavoro del vivere” a Venezia

A Venezia l’esclusivo progetto immobiliare del Gruppo Motterle, un ‘unicum residenziale’ in un mercato dove le dimore antiche diventano hotel di lusso

Palazzo Garzoni Moro, il “nuovo capolavoro del vivere” a Venezia

In Canal Grande torna a splendere l’edificio ristrutturato del XV secolo. Dalla primavera 2015 i primi otto appartamenti disponibili per la vendita Si chiama Palazzo Garzoni Moro.

A Venezia, nella ‘via d’acqua’ più famosa al mondo, il Canal Grande, una dimora antica con caratteristiche distintive rispetto a tutti gli altri palazzi ritorna all’originaria destinazione d’uso residenziale, in uno scenario immobiliare che invece registra la maggior parte delle riconversioni dei palazzi antichi per un uso turistico-alberghiero. Il progetto di restauro e ristrutturazione di questo palazzo del XV secolo appartenuto alla dinastia dei Garzoni, tra le più influenti della Repubblica Veneziana, è curato dal Gruppo Motterle, realtà veneta che da oltre cinquant’anni firma interventi di valorizzazione di immobili storici di pregio.

“Abbiamo scelto di recuperare la destinazione residenziale con l’ambizione di offrire agli acquirenti un’esperienza abitativa d’eccellenza nella città che rappresenta un unicum nel mondo.

La riqualificazione dell’edificio e il suo progetto di restauro sono stati concepiti con il massimo rispetto per il preesistente e per la storia di questa dimora antica.

Oggi Palazzo Garzoni Moro coniuga il fascino di vivere in un palazzo storico di pregio con tutti i comfort del contemporary living. In questo senso è l’icona che incarna il ‘nuovo capolavoro del vivere a Venezia’ – spiega l’architetto Eugenio Motterle, presidente dell’omonimo gruppo.

Sviluppato su una superficie di 3.600 metri quadrati ed emergente per posizione rispetto agli altri palazzi sul Canal Grande, Palazzo Garzoni Moro si caratterizza esteriormente per la sua imponente e luminosa facciata tardogotica e per la presenza di 216 finestre che creano un’osmosi speciale tra l’edificio e la città lagunare.

Al suo interno sono previsti spazi di rappresentanza ed unità residenziali di altissimo pregio. Dalla primavera 2015, saranno disponibili otto appartamenti, con metrature tra 100 e 200 metri quadrati, rivolti ad un target di acquirenti high level, internazionale ma anche nazionale. Palazzo Garzoni Moro vanta da sempre un legame privilegiato con Venezia e il suo immaginario. Nel ‘700 fu scelto come location dal Canaletto, il più noto tra i vedutisti veneziani, per ritrarre il singolare panorama che dal Palazzo si scorge verso Rialto, immortalato in un olio su tela oggi esposto al Museo di Dresda. A quell’epoca, la dimora ospitò anche una delle più importanti biblioteche private, proprietà di quel Pietro Garzoni che fu illustre storiografo della Serenissima Repubblica. In anni più recenti, prima di essere acquistato e restaurato dal Gruppo Motterle, l’edificio ha ospitato la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università Cà Foscari. Nella corte interna è stato conservato il giardino ornamentale, il ‘Giardino Segreto’, un dettaglio architettonico che aggiunge un’atmosfera di riservatezza e un’allure di mistero, elementi di quella Venezia romantica che ricorda il mito di Giacomo Casanova.

Adagiato sull’acqua ma aperto verso il cielo, Garzoni Moro ha un ‘respiro’ raro rispetto ad altri palazzi in Canal Grande. L’accesso è possibile da tre lati: oltre al caratteristico portale d’acqua rinascimentale con attracco sul Canal Grande, sono presenti tre porte d’acqua sul lato di Rio Garzoni e ben quattro accessi pedonali sul corrispettivo versante di Calle Garzoni. All’interno, grandi protagonisti sono la luce naturale e le vedute dalle finestre con viste mozzafiato sulla città più seducente al mondo.

Non a caso, recentemente hanno mostrato interesse per l’acquisto star internazionali come Madonna ed Elton John.

Ai piani nobili ci sono grandi affreschi con temi mitologici, sono stati inoltre perfettamente recuperati stucchi, ornamenti lignei ed altre decorazioni di pregio. Agli aspetti artistici ed architettonici di valore storico, fanno da perfetto contrappunto scelte costruttive, impiantistiche e di finitura orientate verso una razionalità dell’abitare del tutto legata al presente.

La qualità del vivere e il comfort domestico si riscontrano nella grande vivibilità degli spazi, nell’incomparabile luminosità degli ambienti, nelle performance in termini di isolamento acustico e termico, garantite ad esempio da doppie contropareti in fibrogesso su tutte le stanze, nei sistemi integrati di sorveglianza e sicurezza, nella domotica avanzata che permette di interagire con l’abitazione personalizzando illuminazione, suoni ed altri aspetti a misura delle proprie esigenze.

Palazzo Garzoni Moro si trova in una posizione centrale e strategica dal punto di vista degli spostamenti, ed al tempo stesso è defilato rispetto alla Venezia più turistica.

Dall’aeroporto Marco Polo, hub che collega Venezia con un’ampia gamma di destinazioni internazionali, si arriva direttamente in taxi d’acqua sino all’adiacente fermata Sant’Angelo. Si può arrivare al Palazzo anche con una piacevole passeggiata di 10 minuti da Piazzale Roma che culmina in un breve trasferimento in gondola con imbarco da San Tomà e sbarco su Calle Garzoni.

Soltanto 10 minuti a piedi lo separano inoltre da San Marco, mentre nelle immediate vicinanze si trovano Campo Santo Stefano e Campo Sant’Angelo, snodi tra più vitali della città, ed alcuni luoghi simbolo della Venezia culturale ed artistica come Palazzo Grassi, il Teatro La Fenice, la Collezione Peggy Guggenheim.

Agli otto appartamenti già pronti, situati nel versante interno, se ne aggiungeranno altri sette, con superfici fino a 400 metri quadrati, ricavati nella parte di Palazzo che domina il Canal Grande. In questa fase, il Gruppo Motterle non esclude la possibilità di destinare una parte di questi spazi a location di rappresentanza per una fondazione d’arte o per una maison internazionale del lusso interessate ad avere un pied-a-terre nel cuore della città lagunare.

Germaine Krull in mostra a Parigi

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Germaine Krull (1897-1985), dinamica attivista e grande viaggiatrice, è uno dei più grandi artisti della storia della fotografia moderna, grazie alla sua partecipazione all’avanguardia degli anni 1920-1940.

Contrariamente ai suoi colleghi Man Ray, Moholy-Nagy e Kertész, però, i suoi lavori sono i meno studiati: il suo portfolio Métal del 1928 e la sua presenza nella mostra “Film und Foto” del 1929 sono i più noti, in cui l’artista Germaine Krull esprime con forza esprime con forza la sua la poetica e l’utilizzo delle immagini come testimonianza della quotidianità.

Non estetica o surrelismo, ma testimonianza, come citerà nel suo lavoro Études de nu del 1930 le vrai photographe, c’est le témoin de tous les jours, c’est le reporter?

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Fino al 27 settembre sarà possibile visitare la mostra ospitata al Jeu de Paume di Parigi: 130 fotografie e ritagli di riviste con alcuni dei temi più cari all’artista (archiettura metallica, nudo femminile, le vie urbane), scattate tra Parigi e Marsiglia. Accanto ad alcuni ritratti si trova anche il primo fotoromanzo, in cui le sue immagini accompagnavano il racconto Le folle d’Itteville di George Simenon.

Fonte