Progetto architettonico dell’Università a Dublino

Lo University College di Dublino ha bandito un concorso internazionale per la realizzazione di un progetto architettonico finalizzato all’ampliamento dei propri spazi. A partecipare sono stati 98 team di lavoro provenienti da quasi 30 Paesi diversi: una prima selezione ha permesso di ridurre il campo a 6 candidature, prima della proclamazione del vincitore, che è stato individuato nel team di Steven Hall Architects, che si è avvalso della collaborazione degli ingegneri strutturali di Arup, degli analisti statunitensi di Brightstop Strategy, degli ingegneri ambientali di Transsola, degli urbanisti e dei paesaggisti di Harrison Stevens e degli architetti locali di Kavanagh Tuite Architects.

Fonte e immagini: Artribune

Gli elementi chiave del progetto architettonico

Lo scopo del bando era quello di fare in modo che l’ateneo irlandese potesse contare su un nuovo ambiente in grado di promuovere e favorire un importante senso di comunità, con il coinvolgimento sia degli studenti che degli insegnanti, per ispirare innovatori e visitatori. Un altro degli obiettivi indicati era quello di garantire all’università una maggiore visibilità, rendendola un luogo di ricerca internazionale e di apprendimento dinamico. Tra le finalità che dovevano essere garantite dai candidati c’era anche l’efficienza energetica: veniva richiesto, infatti, di compiere scelte progettuali che, nel rispetto della biodiversità del campus, fossero in grado di coniugare la conservazione dell’ambiente naturale con tecnologie ecologiche.

Il team di Steven Holl Architects, quindi, ha convinto la giuria per tutti questi aspetti, e al contempo ha fatto in modo che nell’identità dell’ateneo divenissero fondamentali valori come la sostenibilità, l’innovazione e la creatività. La strategia che è stata scelta dai vincitori è stata quella di dare vita a un centro per il design che costituisse un portale di ingresso a un sistema di verde pubblico articolato in sette corti nuove. Le forme prismatiche che sono state ideate si ispirano a un sito patrimonio Unesco dell’Irlanda, il Giant’s Causeway, che è un affioramento di natura rocciosa che si trova sul litorale orientale del Paese.

Ecco, quindi, che il team di Steven Holl ha concepito uno specchio d’acqua riflettente e una piazza, mentre a garantire la notevole illuminazione naturale dell’edificio sono due strutture verticali con una inclinazione di 23 gradi. Ovviamente, questo angolo di inclinazione non è stato scelto a caso, ma corrisponde a quello di inclinazione assiale del nostro pianeta.

Fonte e immagini: Artribune

Alberi di Natale nel Mondo

Un giro virtuale tra gli addobbi di Natale più belli del Pianeta

Ci abbiamo pensato: quest’anno, per augurarvi buon Natale, vogliamo fare con voi un giro virtuale tra gli alberi di Natale più belli del pianeta. Pronti a partire?

  • San Pietroburgo, Russia

Il cortile del Palazzo d’Inverno, storica sede degli zar russi, si arricchisce ogni anno con un mastodontico albero composto da rami attaccati a una struttura metallica. Essendo l’albero di Natale più grande della città, è luogo di pellegrinaggio durante tutti i mesi invernali.

  • Città del Messico, Messico

Lo Zócalo in Plaza de la Constitución si impreziosisce a Dicembre con aun enorme albero di Natale illuminato da ornamenti colorati e circondato da mosaici a stringhe di luce sugli edifici circostanti. Un albero che simboleggia la pace in un luogo da sempre palcoscenico di celebrazioni e … proteste.

  • Città del Vaticano

L’albero e il presepe posto in Vaticano, davanti alla Basilica di San Pietro è una tradizione piuttosto recente, iniziata nel 1982 da Papa Giovanni Paolo II. L’anno scorso il grande abete è stato illuminato da 18.000 luci a LED e decorato con ornamenti realizzati da bambini provenienti dagli ospedali di tutta Italia.

  • Parigi, Francia

L’albero della Galleria Lafayette merita una menzione: opera dall’artista Lorenzo Papace, è alto 140 piedi  ed è interamente realizzato in carta, in collaborazione con il produttore di carta Arjowiggins.

  • Rio de Janeiro, Brasile

A Rio de Janeiro l’albero galleggia: si chiama Lagoa ed è stato inserito due volte nel Guinness dei primati come il più grande albero galleggiante del mondo.

  • Londra, Gran Bretagna

Dal 1947 la città di Oslo dona l’albero di Natale di Trafalgar Square alla città di Londra. Solitamente si tratta di un abete rosso vecchio di oltre 50 anni. La sua illuminazione si svolge il primo giovedì di dicembre e dà ufficialmente il via alle festività natalizie.

  • Osaka, Giappone

Si aggiudica il Guiness dell’albero più illuminato del Mondo:  oltre 534.000 luci nel 2015 e 550.000 nel 2016. Saranno riusciti a battere il record nel 2017?

  • New York, Stati Uniti D’America

Niente simboleggia il Natale a New York più dell’albero del Rockefeller Center. Esposto per la prima volta nel 1933, da allora la sua illuminazione è diventata un evento nazionale, con migliaia di persone che affollano i marciapiedi di Midtown per la sua accensione. L’abete rosso di 94 piedi  è sormontato da una stella di cristallo Swarovski ed è decorato con più di 50.000 luci a LED.
(una curiosità: nel 1993 aveva solo 700 luci.)

  • Berlino, Germania

Tra un mercatino e un glühwein è bene fare un giro davanti al palazzo del Parlamento tedesco, per ammirare il bellissimo albero antistante che si distingue per la sua semplicità.

  • Strasburgo, Francia

La fiabesca città dell’Alsazia diventa ancora più magica durante le festività natalizie. Già famosa per il Christkindelsmärik, il celebre mercatino natalizio, ogni anno milioni di visitatori possono godere la vista del grande albero di Natale illuminato nella piazza centrale di Place Kléber.

  • Gubbio, Italia

Non serve girare tanto per trovare l’albero più grande del mondo. Lo abbiamo qui in Italia, a Gubbio.
Questo albero alto 2130 metri è installato sulle pendici del Monte Ingino, costituito da 3.000 luci multicolori.
Una curiosità: nel 2014 fu attivato da remoto da Papa Francesco.

 

(ph. GettyImages)

E poi ce n’è uno, che non ha primati e nemmeno luci, ma che per noi è speciale: E’ il nostro, che vi regaliamo con i nostri migliori auguri. Da tutto lo staff di Gruppo Motterle, auguri sinceri!

(disegno: Alberto Motterle)

Architettura in Europa: le opere concluse nel 2018

10 opere di architettura tra le più significative del 2018

La fine dell’anno si avvicina ed è giunto il momento di tirare le somme anche in ambito architettura.
Quali città e quali edifici hanno caratterizzato maggiormente l’architettura del 2018 in Europa?
Capolavori di piccole e grandi dimensioni accomunate tutte da un concept di fondo: creare nuove connessioni tra i diversi luoghi delle città, recuperando spazi e strutture pre-esistenti.

Architettura in Danimarca: regina delle nuove prospettive

Copenaghen, la capitale danese vanta ben 4 opere degne di essere menzionate:

  • BLOX: lo studio di architettura Oma firma il nuovo punto di riferimento nel paesaggio del porto di Copenaghen. Un grande edificio composto da parellelepipedi crea un passaggio pubblico che sovrasta l’arteria stradale principale che connette l’area urbana del porto con il Parlamento. Blox al suo interno ospita il DAC (Danish Architecture Center) e spazi produttivi di co-working, ristoranti, appartamenti, parcheggi automatizzati e nuove piazze cittadine.
    Sul tetto, il rooftop cafè offre una vista panoramica sul porto
  • SILO: lo studio di architettura COBE termina la trasformazione di un silo a Nordhavn (zona portuale) in moderni appartamenti che conciliano l’anima industriale all’interno con una facciata in acciaio zincato all’esterno.
    Il pluripremiato progetto ha vinto, tra gli altri, il Best Tall Building Europe 201 del Ctbuh (Council on Tall Buildings and Urban Habitat).
  • LA GRU: sempre nel porto danese, lo studio di architettura Arcgency rifunzionalizza una gru adibita al carico di carbone in un lussuoso appartamento con sala riunioni, spa e terrazza panoramica
  • LA TORRE MAERS: la Facoltà di Salute e Scienze Mediche dell’Università di Copenaghen si estende oggi nella nuova torre progettata dallo studio C.F. Møller Architects adibita a centro di ricerca in ambito sanitario. Oltre alle aule e ai labOratori di ricerca, la torre è dotata di tecnologie all’avanguardia, auditorium esale riunioni

Sempre in Danimarca, a Vejle, l’artista Olafur Eliasson firma un’opera d’arte architettonica per la società Kirk Kapital.
Il Fjordenhus è un’opera d’arte completa, aperta al pubblico al piano terra.
Come una moderna Venere, il Fjordenhus sembra affiorare dall’acqua. Al suo interno anche l’arredamento e l’illuminazione sono state progettate per essere all’altezza dell’opera generale.

Sempre in Danimarca, a Vejle, l’artista Olafur Eliasson firma un’opera d’arte architettonica per la società Kirk Kapital.
Il Fjordenhus è un’opera d’arte completa, aperta al pubblico al piano terra.
Come una moderna Venere, il Fjordenhus sembra affiorare dall’acqua. Al suo interno anche l’arredamento e l’illuminazione sono state progettate per essere all’altezza dell’opera generale.

Architettura inglese 2018

Della riqualificazione urbana di Londra ne abbiamo più volte parlato. E anche oggi una menzione alla città britannica è d’obbligo per la moltitudine di opere concluse nell’anno in corso.

  • Il padiglione temporaneo della Serpentine Gallery, immersa nel verde dei giardini di Kensington, è stata affidata all’artista messicana Frida Escobedo. Utilizzando tegole in cemento, l’artista riesce a creare un sottile gioco di luci e ombre che ricordano i cortili messicani, con contaminazioni derivanti dai materiali e dalla storia britannica
  • La nuova London Bridge Station, proprio nei pressi del celebre Shard di Renzo Piano, conclude la riqualificazione dell’area urbana iniziato nel 2013 e che è sempre rimasta in funzione.
    La nuova infrastruttura concilia il vecchio edificio con una nuova concezione di luogo pubblico dimensionato per ospitare oltre 50 milioni di passeggeri all’anno.
    Tutti gli interventi mirano a creare ampi spazi pubblici così da riqualificare il Southbank
  • Maggie’s Centres, le case inglesi adibite al sostegno morale e psicologico ai malati oncologici, vivacizza il centro della capitale britannica: riconoscibili per il rivestimento di vetro bianco con inserti di colorati, studiato appositamente per l’edificio, crea un gioco di luce e ampi spazi che sono stati i principi ispiratori del progetto firmato dallo statunitense Steven Holl Architects.
  • Si concludono anche i lavori di ampliamento della Royal Academy of Arts guidati da David Chipperfield Architects. La progettazione ha messo in connessione i due edifici dell’accademia, adeguandoli tecnologicamente e funzionalmente.
  • Anche Bloomberg nella City di Londra cambia veste.
    Una riqualificazione progettatata da Norman Foster finalista al RIBA Stirling Prize, il premio per le migliori architetture del Regno Unito.

Per completare la panoramica delle opere nel Regno Unito, una citazione alle nuove distillerie di whisky Maccalan, in Scozia progettate dallo studio di architettura Rogers Stirk Harbour + Partners che ha creato nuovi ambienti funzionali per accogliere i visitatori rivelando i processi di produzione, circondati dalla splendida natura circostante.

Ma altre 10 opere hanno arricchito l’Europa. Le scopriremo la prossima settimana.

Il waterfront di Dundee riparte dall’architettura – Riqualificazione Urbana

Si concludono i lavori del nuovo Victoria & Albert Museum,  il primo edificio in Scozia dedicato all’arte contemporanea e inaugurato nel settembre 2018.

Il progetto vincitore del concorso internazionale di architettura del gennaio 2010 è firmato dall’archistar giapponese Kengo Kuma, che realizza così il suo primo edificio nel Regno Unito.

L’ architettura del nuovo Victoria & Albert Museum  propone di riqualificare l’area del waterfront rielaborando l’importante storia commerciale e marittima di Dundee. Un’opera attiva e dinamica che crea una connessione tra la città e il vicino fiume Tay, emblema dell’importante passato commerciale della città.

Un’ architettura che mira a tradurre l’unicità geografica del paesaggio scozzese, che crea una sorta di scogliera in città, che a vederla da lontano sembra la prua di una grande nave che prende il largo verso il vicino Mare del Nord.

Esattamente come il profilo delle frastagliate scogliere della Scozia nord-orientale, l’architettura delle pareti esterne del museo è stata progettata con un rivestimento di oltre 2466 elementi in pietra incastrati tra le lastre di cemento che proiettano ombre sempre diverse sulle facciate dell’edificio durante il giorno.

L’obiettivo del designer è stato quello di evitare pareti verticali e proporre un design moderno che trae ispirazione dalla “conversazione tra terra e mare” tipico del paesaggio scozzese.

Il Victoria & Albert Museum di Dundee ha l’obiettivo di diventare il vero e proprio centro culturale della zona:

  • lo spazio di 8500 mq è definito da due piramidi rovesciate che si incontrano all’apice creando lo spazio per le esposizioni;
  • la torsione degli edifici, in questo modo, segue la direzione delle due principali vie della città.
  • Si viene a creare una sorta di porta urbana integrata con la viabilità cittadina, che  ricorda l’Arco Reale costruito per commemorare  l’arrivo della regina Vittoria e al principe Alberto.

Oltre alle due gallerie per le esposizioni, l’ auditorium e le attività commerciali, il museo ospita aree aperte dedicate a laboratori e workshop per interagire con i visitatori e stimolare alla creatività.

Un progetto architettonico lungimirante, che ha visto raddoppiare l’investimento stimato: il costo complessivo è infatti salito a 80 milioni di sterline.

Fonte: Domus
Photo: Kengo Kuma & Associates

Architetti Vicenza: Chipperfield nella Basilica palladiana

Da sabato 12 maggio a domenica 2 settembre 2018 vi è una mostra imperdibile per tutti gli architetti di Vicenza e non solo. Si tratta infatti mostra David Chipperfield Architects Works 2018, organizzata dal Comune di Vicenza in collaborazione con l’associazione culturale Abacoarchitettura.

Basilica palladiana: il punto di riferimento degli architetti a Vicenza

Da anni punto di riferimento per gli architetti Vicenza e di tutto il mondo, la David Chipperfield Architects è stata fondata a Londra nel 1985 e da allora si pone come emblema dell’architettura contemporanea. Proprio quest’ultima è il fulcro della mostra che dopo ben 12 anni di restauri trova luce nella Basilica palladiana di Vicenza. D’altronde non poteva che essere altrimenti. La Basilica Palladiana, che deve il suo nome allo storico architetto Andrea Palladio, è dal 1994 patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, ma soprattutto è  considerata un vero e proprio scrigno dell’architettura rinascimentale. Viste queste premesse è facile capire perché si presenti come il luogo ideale per ospitare una delle più affascinanti mostre di architettura contemporanea.

David Chipperfield Architects: architettura concepita come alto artigianato

La mostra David Chipperfield Architects propone una selezione di 15 progetti, alcuni conclusi, altri in fase di realizzazione, che sono esposti nelle varie fasi di sviluppo e relative attività svolte da uno studio di architettura contemporaneo. È possibile ammirare e comprendere appieno l’importanza di un lavoro di squadra e soprattutto la concezione alla base di ogni singolo progetto che vede l’architettura come alto artigianato. Ogni modello si presenta come una sorta di sfida a livello sia culturale che professionale, grazie ad un attento lavoro di team e dialogo costante con consulenti, clienti e soprattutto utenti finali. L’intento di questa mostra è quello di mostrare come vengono sviluppate le idee e come la David Chipperfield Architects sia in grado di lavorare contemporaneamente su più progetti, riuscendo in ogni caso a rispettare le varie culture, utilizzando risorse diverse.

L’importanza dei modelli

Una mostra, dunque, che si presenta come un vero e proprio punto di riferimento per gli architetti Vicenza, che hanno quindi l’occasione di ammirare alcune dei progetti di David Chipperfield Architects. A partire dagli schizzi delle fasi iniziali della fase di realizzazione di un progetto, passando per i disegni di dettaglio fino ad arrivare ai disegni costruttivi delle fasi finali, è possibile visionare anche fotografie e modelli dei progetti. Proprio i modelli sono considerati la novità più importante di questa mostra. Ben 40 sono i modelli presenti nella Basilica Palladiana e tra questi si annovera la ricostruzione di un pezzo di Piazza San Marco con le Procuratie Vecchie, il cui progetto di restauro è stato assegnato a David Chipperfield lo scorso anno dalle Assicurazioni Generali. Con l’intento di rispettare il patrimonio storico e culturale, in seguito alla ristrutturazione l’edificio verrà trasformato nella sede di The Human Safety Net, hub multiculturale ideato per esposizioni, eventi e dibattiti pubblici su problemi demografici e sociali.

La mostra David Chipperfield Architects, quindi, si presenta come un’importante punto di riferimento per tutti gli amanti dell’architettura contemporanea e in particolar modo per gli architetti Vicenza.

Fonte: Abitare

Immagini: David Chipperfield Architects