Architettura sostenibile

Hub Oltrepo Sanghita Bruno Studio Motterle
Hub Oltrepo Sanghita Bruno Studio Motterle

Di architettura sostenibile torniamo a parlare grazie ad un nuovo progetto di Mario Cuccinella Architects.

Hub Oltrepò Mantovano è un edificio riflettente, completamente rivestito di vetrate che è un fiore all’occhiello delle prestazioni energetiche.

Un progetto premiato da European Sustainability Award, come architettura in linea con i principi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nelle sue dimensioni principali di ambiente, economia e società.

Il Workshop Ricostruzione di MCA ha realizzato 5 progetti da destinare alle aree colpite dal terremoto dell’Emilia nel 2012.

Il Centro Ricreativo di Quistello – più noto  come Hub Oltrepò Mantovano – è uno di questi.

Un progetto sostenibile

Il progetto del team Cuccinella intende riqualificare un’area abbandonata e periferica di Quistello, attraverso nuovi spazi verdi e un centro aggregativo adatto per i giovani, con l’ambizione di diventare un luogo di integrazione per tutti, animato da corsi, attività integrative e workshop.

La progettazione consapevole è alla base del progetto che si distingue per il rivestimento in vetro idoneo a garantire efficienza energetica e comfort abitativo. Il parco urbano esterno di quasi 2 mila mq. si completa con una piccola piazza pavimentata da sfruttare per gli eventi esterni.

Il rivestimento esterno in vetro

200 mq. di superficie vetrata illumina gli spazi con una luce naturale, debitamente modulati da tendaggi. L’effetto che si crea è quello di un continuum tra gli interni con il verde del parco esterno.
Il materiale utilizzato è una pelle vetrata – realizzata da Promo Spa – che assicura leggerezza e isolamento termico garantito dall’uso di vetro camera.

Piccoli accorgimenti che sopperiscono al bisogni di energia non rinnovabile per ottimizzare il comfort ambientale e il funzionamento dell’edificio.
Un esempio di architettura sostenibile caratterizzato in tutte le 5 opere del Workshop Ricostruzione di Cuccinella

Le architetture sostenibili del Team Cucinella

Le cinque opere realizzate dal team di Cucinella rispettano i principi della sostenibilità ambientale e creano un legame più profondo e attivo con il contesto in cui sono inserite.

Le opere realizzate sono:

  • Centro per lo sport e la cultura a Bondeno (Ferrara)
  • Casa della musica a Pieve di Cento (Bologna)
  • Scuola di danza a Reggiolo (Reggio Emilia)
  • Centro socio-sanitario a San Felice sul Panaro (Modena), di recente conclusione
  •  e, appunto il Centro ricreativo a Quistello (Mantova)

 

Ph. Sanghita Bruno

Padiglione Italia Expo 2020 Dubai

Expo2020 Motterle
Expo2020 Motterle

Beauty connects people:

è questo il concept richiesto per lo sviluppo del progetto architettonico di Padiglione Italia per Expo Dubai 20.
Un tema da sviluppare su una superficie di circa 3.500 metri quadri, alto oltre 25 metri e collocato in un’area di grande visibilità, che si inserisce nel progetto della prima Esposizione Universale dei paesi arabi dedicata a Connecting Minds, Creating the Future

Il progetto vincitore al concorso Expo

Il raggruppamento temporaneo degli studi di architettura Carlo Ratti Associati–CRA, Italo Rota Building Office, Matteo Gatto & Associati e di ingegneria F&M Ingegneria, si aggiudicano il concorso internazionale indetto da Invitalia, per la progettazione del Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai.

La giuria era composta dallo storico e critico dell’architettura Luca Molinari, dall’ingegnere Fabio Dragone e da Sergio Tramonti, esperto in allestimento di eventi internazionali.

Padiglione Italia: il progetto

Un viaggio nella bellezza dell’Italia, frutto di contaminazioni, ingegno talento ed arte.
Sono queste le linee guida di un progetto caratterizzato da un design innovativo e futuristico, che lascia ampio spazio all’immaginazione.
La struttura è rappresentata da tre scafi di imbarcazioni capovolte che riecheggiano alla storia degli italiani, popolo di esploratori e marinai, che hanno solcano i mari di tutto il Mondo creando connessioni e contaminazioni.

Il progetto ha un’attenzione alla sostenibilità. Le imbarcazioni rovesciate sono progettate in un’ottica di architettura circolare, così da poter essere riutilizzati al termine di Expo.

Il percorso espositivo è un viaggio verso l’alto, fino ad un punto privilegiato in cui sarà possibile immagine di osservare la migliore Italia, che si apre come un ampio prologo, nell’idea di grande piazza e termina con un finale dirompente, “come una cattedrale della Natura, della luce, della musica dell’Universo, come il cielo sul Mediterraneo e sul Deserto”.

Uno spazio che rappresenta il miglior talento italiano, quello delle competenze e dell’ingegno promotore di nuove opportunità.

Padiglione Italia sarà realizzato con il contributo di partner tecnici scelti tra enti pubblici, enti di ricerca, realtà imprenditoriali.

La polemica sul progetto

Il progetto non è passato di certo inosservato e ha subito le prime critiche sui social e sui media, anche da parte di illustri colleghi.
I recenti fatti di cronaca italiana non brillano di certo per la gestione dei tragici naufragi avvenuti in mare o del famigerato “inchino” che affondò la Costa Concordia.
Una simbologia che sempre più si avvicina all’immaginari dell’Italia di oggi: un Paese alla deriva, che sta affondando … molto lontano dagli ideali di bellezza che il progetto voleva esprimere

Cos’è EXPO Dubai 2020

Questa edizione si svolgerà dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021 negli Emirati Arabi Uniti

Uno sguardo ampio, orientato ad un futuro sostenibile fatto di:
opportunità per il singolo e la collettività
mobilità, intesi come trasporti ma anche come miglior comunicazione tra persone, beni e idee
sostenibilità, per una maggior attenzione all’ambiente e alle risorse

Un’ecologia integrale, dove il progresso pone attenzione alla tutela dell’ambiente così come al benessere delle persone.

Sito ufficiale:  Expo2020

Fonte: www.architetti.com

Centro Sportivo per l’Arrampicata – Brunico

Studio Motterle Centro Sportivo Arrampicata
Studio Motterle Centro Sportivo Arrampicata

Il Nuovo Centro Sportivo per l’Arrampicata nasce nel 2009 grazie ad un concorso europeo promosso dalla Provincia Autonoma di Bolzano per la progettazione di un polo di arrampicata sportiva che coprisse l’esigenza nella zona di un luogo aperto tutto il giorno per attività scolastiche ma anche per il tempo libero.

A vincere il concorso trentino, tra 85 partecipanti, è lo Studio di Architettura Stifter + Bachmann che di fatto progetta e realizza il primo centro di arrampicata come una vera e propria sede scolastica. Diverse classi possono usufruire parallelamente degli spazi che includono tre tipologie di arrampicata dalla più semplice a corda, a quella più complessa “bouldering”, allestite sia al chiuso che all’aperto con adiacente platea per gli spettatori e un’area spogliatoio, aperti tutto il giorno.

Dati i molteplici stili che contraddistinguono le strutture scolastiche preesistenti nella zona di Brunico gli architetti scelgono di dare al progetto una forte componente simbolica. Una sequenza di volumi che si diversificano per elevazione e abbassamento sono ben inseriti nel paesaggio naturalistico che caratterizza la zona. L’atrio è pensato come il fulcro della struttura e spartiacque per le diverse attrazioni del centro sportivo. Tutte le principali attività, la palestra “bouldering”, la palestra principale e didattica, iniziano al piano interrato per svilupparsi poi per tutta l’altezza dell’edificio. Grazie alle vetrate interne che si affacciano dall’atrio e dal bar o dalla passerella al primo piano i visitatori possono osservare il lavoro e le mosse degli scalatori.

Il prospetto esterno dell’edificio si profila come una parete impermeabile, senza aperture, mentre l’interno è quasi completamente vetrato, trasparenza che mette subito a sua agio il visitatore che una volta superato l’atrio raggiunge il foyer dove all’occorrenza può chiedere informazioni, accedere al bar oppure noleggiare attrezzature d’arrampicata. La simbiosi con l’ambiente circostante si evince anche dalla materia di cui è fatto l’edificio. L’architettura monolitica dell’esterno è realizzata infatti da un cemento “bocciardato” creato con inerti calcarei originari del luogo mentre la copertura della struttura funge da quinta parete che varia con l’altezza e la profondità dei volumi.

Il polo sportivo di arrampicata trentino si colloca in vetta alla classifica europea per la modernità dei sistemi di scalata e la suddivisione delle funzioni ma anche e sopratutto perché riesce a legarsi pienamente con l’ambiente diventando metafora culturale e sociale del territorio. Lo stile architettonico, lo sviluppo dei volumi che lo compongono, sono espressione concreta e tangibile dello slogan “una mente sana in un corpo sano”, motto distintivo del territorio.

Fonte: Achilovers

Fotografie: Rene Riller

Museo della fotografia di montagna: Lumen

Lumen, il museo della fotografia di montagna di Plan De Corones affascina amanti della montagna, turisti, alpinisti in una cornice naturale straordinaria.

Nella stazione della funivia nasce Lumen

Opera dell’architetto altoatesino Gerhard Mahlknecht, lo spazio espositivo Lumen sorge sulle cime di Plan de Corones, a 2.265 metri di quota. Negli spazi della stazione a monte della funivia è raffigurata la storia della fotografia di montagna, a partire dagli esordi fino ad arrivare ai giorni nostri. Grazie a scatti storici, innovazioni digitali e mostre temporanee, non si potrà non essere trasportati nel magnifico mondo della montagna, rappresentata sotto vari punti di vista. Immersi nell’arte dei fotografi di montagna di tutto il mondo, sono molto i temi trattati, a partire dall’alpinismo, passando per turismo, politica, spiritualità, fino ad arrivare alla storia.

Le grandi vetrate offrono la possibilità di godere dello spettacolare panorama circostante. Il grande otturatore, inoltre, si presenta attraverso un’apertura gigante che può essere aperta e chiusa per diventare uno schermo di proiezione. Oltre agli spazi espositivi è presente una sala per eventi da 200 posti e un ristorante. Un edificio la cui realizzazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione di diversi partner, quali: l’Archivio tirolese per la documentazione fotografica e l’arte (TAP), Durst, National Geographic, Red Bull Illume. Il progetto degli allestimenti è opera di giòforma e del gruppo di lavoro formato da Beat Gugger, Martin Kofler, Richard Piock e Manfred Schweigkofler.

Mostra permanente dedicata a Messner

A rendere ancora più unico il museo della fotografia di montagna è la mostra permanente Messner meets Messner by Durst, dedicata al grande pioniere alpino e promotore della tutela delle Alpi Reinhold Messner. La sala Adrenaline Raum, realizzata in collaborazione con Red Bull Illume, dà vita ad uno spettacolo unico grazie all’utilizzo di moderne tecnologie. Si tratta del più grande concorso di fotografia sportiva “adventure” a livello mondiale. Le foto sportive più incredibili e creative vengono raccolte in forma d’installazioni multimediali.

Immersi in un gioco di illusioni, nella Sala degli Specchi è possibile assistere ad un’analisi artistica e poetica dell’atmosfera tipica delle montagne. Per finire non si può non fare un salto alla Wall of Fame, dedicato ai fratelli Bisson, Joseph Tairraz, Bernhard Johannes, Jules Beck e naturalmente Vittorio Sella, come primi fotografi alpinisti.

Museo di Fotografia di Montagna – Lumen

World Press Photo 2016

World Press Photo 2016

L’edizione World Press Photo del 2016 ha designato il suo vincitore: si tratta del fotografo freelance australiano Warren Richardson, che ha raccontato un istante irripetibile e significativo nel punto di confine fra Ungheria e Serbia.

Il titolo della fotografia è Hope for new life, e raffigura il passaggio di un neonato dalle braccia di un uomo, presumibilmente il padre del bambino, a quelle di una figura umana dai contorni indefiniti, che aspetta dall’altra parte del filo spinato.

 

World Press Photo 2016

 

I giurati spiegano che la fotografia di Warren Richardson è stata premiata perchè risulta un’immagine iconica rispetto a quello che è uno dei temi attualmente più caldi, ovvero la crisi dei rifugiati; allo stesso tempo presenta una fortissima carica espressiva, definita quasi pittorica, nonostante l’imperfezione tecnica dovuta alle condizioni contingenti nelle quali è stata realizzata. Il fotografo racconta infatti che il fortunato scatto è stato il risultato di cinque giorni di accampamento insieme ai rifugiati, e delle cinque ore notturne durante le quali ha seguito i movimenti di un numeroso gruppo di persone che passavano sotto il filo spinato, avendo a disposizione solo la sola luce della luna per scattare.

Le fotografie premiate dal World Press Photo devono raccontare qualcosa in più, grazie ad una forza emotiva che le distingua dalle altre sia nei contenuti giornalistici che nell’aspetto estetico.

La fotografia di Warren Richardson dimostra come non sempre la tecnica abbia importanza determinante per la potenza di un’immagine fotografica: Hope for new life è la sintesi perfetta di un’emozione, di un frammento di vita di un individuo, che diventa simbolo di una condizione sociale e di un momento storico collettivo. Nel suo essere fuori fuoco, sottoesposta, e in generale poco definita, riesce a comunicare sensazioni forti proprio grazie alle morbide sfumature di significati, e alla forma con la quale si offre come racconto visivo che diventa quasi archetipo.

Fonte: www.internazionale.it