Urbanistica sostenibile per Genova

Urbanistica sostenibile per Genova

Il Parco del Ponte a Genova immaginato dallo studio Stefano Boeri unisce tradizione industriale locale e tecnologie green del futuro

Lo studio di architettura milanese Stefano Boeri, assieme a Metrogramma di Andrea Boschetti e allo studio olandese Inside Outside di Petra Blaisse si è aggiudicato il progetto per il Parco del Ponte nell’area coinvolta dal crollo e dalla successiva demolizione delle porzioni restanti del ponte sul Polcevera a Genova.

Il progetto si articola in un insieme di parchi, infrastrutture per una mobilità sostenibile e di edifici destinati alla ricerca e alla produzione collegati da una passeggiata ciclo-pedonale che ha la forma di un cerchio di acciaio rosso. Il concetto è quello di un anello che racchiude l’area coinvolta in cui si alternano acqua, fango, cemento e asfalto. L’acciaio ricorda la tradizione industriale locale e mentre la passeggiata distribuisce l’energia rinnovabile prodotta da collettori termici e fotovoltaici installati sui tetti degli edifici.

Questa passeggiata è intesa come un percorso tra gli edifici, con rampe di accesso e uscita, ma sono previste aperture in spazi più ampi come piazze e tratti interrati per un progetto in simbiosi con il territorio e destinato ad unire e mettere in relazione i protagonisti architettonici del Parco. Al termine di questo percorso di circa un chilometro e mezzo andrà ad ergersi la Torre del Vento, una struttura di 120 metri di altezza in cui sarà installato un sistema di turbine eoliche.

L’energia rinnovabile, oltre ai materiali sostenibili usati per i rivestimenti degli edifici, sono gli elementi che guardano al futuro in questo progetto: in particolare all’interno della Torre del Vento, il sistema energetico è stato ideato con il contributo dello studio tedesco Transsolar che ha preso parte al team dei progettisti del Parco del Ponte.

Nelle intenzioni dei progettisti c’è la volontà di rivitalizzare un quartiere ricostruendone il sistema urbano in maniera da renderlo socialmente attivo e innovativo nel disegno e sostenibile a livello energetico. Il piano architettonico prevede la costruzione di diversi edifici ispirati al contempo all’architettura industriale e con i colori del Mediterraneo: si tratterà di cluster le cui superfici di copertura verranno destinate alla produzione di energia sostenibile.

Il verde non mancherà all’interno del Parco del Ponte, sono previste infatti aree verdi lungo tutto l’anello rosso, oltre che in porzioni destinate a a veri e propri giardini racchiusi in strip che insieme andranno a formare il parco botanico. Nel progetto del paesaggio evidentemente si terrà conto delle specie vegetali dell’area mediterranea, per rendere la vegetazione coerente con quella del panorama circostante. Inoltre, per ricordare il Ponte Morandi è prevista un’installazione concepita dall’artista Luca Vitone nella quale 43 alberi rappresenteranno il ponte e l’improvviso collasso.

Il Parco del Polcevera è destinato quindi a rivitalizzare il quartiere offrendo ai cittadini la possibilità di svolgere diverse attività al suo interno, ludiche e sportive in primis ma anche educative e di socializzazione.

Fonte: Professione Architetto

Recupero architettonico

Recupero architettonico per le Officine Reggiani

Il Parco dell’Innovazione le trasforma in hub tecnologico grazie al progetto di Andrea Oliva

Il lavoro dell’architetto Andrea Oliva prosegue nel restauro e nella riqualificazione dei capannoni delle storiche Officine Reggiane. A partire da inizio Novecento, in quest’area a nord della città di Reggio Emilia sono sorti stabilimenti che hanno definito il panorama della zona ma anche la storia dell’industria del nostro paese, un complesso all’interno del quale da qualche anno sono iniziati i lavori per ridisegnare e riconvertire questi spazi.

Il primo progetto presentato e vinto da Oliva riguardava il Capannone 19, mentre da poco si sono conclusi i lavori che hanno interessato il Capannone 18, sempre su progetto di Oliva e sempre all’interno del Parco dell’Innovazione, il polo europeo per imprese e ricerca. L’iniziativa promossa dal Comune di Reggio Emilia e da Iren Rinnovabili è parte di un programma più ampio per la riqualificazione dell’area urbana che oltre agli spazi delle Officine interessa anche il quartiere limitrofo di Santa Croce.

Il restauro sul Capannone 18 ha permesso all’ex-area industriale di divenire sede di laboratori e uffici di imprese tecnologiche all’interno di uno spazio che complessivamente misura oltre 8 mila metri quadri. La struttura dell’edificio storico ricordava quella di un luogo cristiano dal momento che il capannone si sviluppa su tre navate di diversa altezza interrotte da un transetto proprio come le piante delle chiese e delle basiliche.

Il progetto ha scelto di mantenere e conservare integralmente il disegno originale operando sugli spazi del Capannone 18 un restauro totale, evitando di cancellare e correggere le imperfezioni, le scritte o i residui di processo della costruzione originaria. Nelle intenzioni dell’architetto è risultato predominante il desiderio di conservare la memoria e la storia dell’edificio. Ora la struttura che ha ritrovato il suo aspetto originale, grazie alla bonifica dall’amianto e al necessario consolidamento strutturale, ricorda per dimensioni e organizzazione delle prospettive interne un quartiere, uno spazio urbano polivalente e dinamico.

Gli interventi sulle coperture hanno permesso di introdurre nuove fonti di luce all’interno del Capannone che ora presenta nelle metrature che contiene nuovi spazi aperti che mimano le piazze dei contesti urbani. Avendo mantenuto inalterata la struttura dell’edificio, l’innovazione del progetto si è concentrata dentro l’officina, dove è stato possibile aggiungere volumi per animare in modo dinamico e versatile gli spazi.

Proprio per gli interni sono stati privilegiati materiali quali legno e policarbonato, per sottolineare il desiderio di non entrare in competizione con i materiali che costituiscono la struttura dell’architettura principale racchiusa da 28 portali di acciaio chiodato. Se l’officina storica è patrimonio della memoria industriale, gli spazi che racchiude rappresentano la flessibilità e il dinamismo convertibile delle nuove tecnologie. Gli spazi si articolano infatti in forme astratte che avvicinate, unite e sovrapposte disegnano il paesaggio interno contribuendo alla definizione delle relazioni tra le diverse componenti dell’edificio.

Fonte: Professione Architetto