Sostenibilità: gli orti verticali

Sostenibilità: serre e orti verticali arrivano … sui tetti

L’agricoltura urbana risponde a diverse necessità: prima di tutto quella di incrementare la porzione di verde nelle città oltre che consentire a coltivazioni e distribuzione di accorciare i cicli produttivi. Negli Stati Uniti sono nate le prime serre urbane, un esempio sono quelle realizzate da Gotham Greens, che ha inaugurato la serie di orti urbani con quello di Brooklyn nel 2011 e oggi conta otto strutture in altrettante metropoli statunitensi.

E l’Europa? Sicuramente non siamo da meno e negli anni i progetti delle comunità cittadine che si riunivano per coltivare degli appezzamenti per produrre il necessario per l’autoconsumo sono diventate realtà più articolate e strutturate. A Rotterdam, DakAkker è la farm urbana più grande del paese realizzata sul tetto di un edificio, mentre in Italia, precisamente a Torino, l’Ortoalto è una cooperativa per il recupero sociale che coltiva sul tetto della fabbrica delle Fonderie Ozanam, ora riconvertita.

Ma non si tratta solo di tetti, grazie ai progressi tecnologici è possibile coltivare e produrre frutta e verdura in spazi verticali e di dimensioni contenute. I sistemi idroponici, acquaponici e aeroponici, ovvero quelle soluzioni che sostituiscono la terra da un altro tipo di substrato per permettere di coltivare dove la natura non l’avrebbe previsto, hanno consentito all’architettura di ideare nuovi edifici quali vertical farm o plantscraper, cioè grattacieli coltivati.

Le coltivazioni realizzate in questo modo sono più sostenibili perché riducono il consumo di risorse così come i cicli di produzione, spesso sono realtà che investono sulla qualità del prodotto finale contenendo il più possibile l’uso di pesticidi e agenti inquinanti. Gli spazi aumentano senza però che cresca la porzione di terreno coinvolta: Vertical Harves nel Wyoming su un terreno di circa 400 mq ha ottenuto oltre 1.500 mq di serra verticale quando con metodi tradizionali avrebbe avuto bisogno di uno spazio di circa 5 ettari di terreno.

Il futuro è ricco di progetti, proprio a Milano verrà realizzata la vertical farm più estesa del vecchio continente, Planet Farms fondata da Daniele Benatoff e da Luca Travaglini prevede di produrre al giorno 40 mila confezioni di insalata. Ottenere un prodotto di qualità, sostenibile e accessibile ridurrà consumi, trasporti e sprechi, rendendo l’impatto dell’iniziativa positivo sull’ambiente e sull’economia urbana.

La sostenibilità in Europa

I progetti europei analoghi non sono finiti, in Svezia il grattacielo coltivato World Food Building si ergerà per 17 piani ospitando uffici e altri spazi e producendo al contempo frutta e verdura grazie alle serre idroponiche. A Parigi verrà realizzata a breve sul tetto di un edificio la farm urbana più grande al mondo: sopra verranno coltivate frutta e verdura, e all’interno del padiglione 6 del Paris Expo Porte de Versailles saranno disponibili spazi culturali e destinati agli eventi.

Quali sono le criticità di quella che altrimenti pare la soluzione perfetta per coltivare nelle città? Innanzitutto la spesa, a livello progettuale non sempre le soluzioni architettoniche sono facili da realizzare e spesso prevedono opere di bonifica dei terreni che complicano e allungano i tempi di realizzazione dei cantieri. Inoltre vanno valutati gli aspetti più importanti della coltivazione, come la gestione della luce.

Per sopperire a questi bisogni, a Milano si lavora per dar vita al primo centro di ricerca dedicato al tema: Vitae. Il progetto dello studio di architettura e design Carlo Ratti Associati è stato insignito del premio Reinventing Cities e si occuperà proprio dello studio di questi progetti auspicandone una realizzazione sempre più frequente.
Fonte: Sole 24 Ore
Foto: Planet Farm