Un museo in stile neo-brutalista a Cape Town – Zeits MOCAAL

Lo studio di architettura londinese Heatherwick riprogetta i magazzini del grano di Cape Town e li trasforma nel museo di arte africana più grande del mondo.

Con oltre a 6.000 mq di esposizioni artistiche, lo Zeits MOCAA è il museo d’arte africana più grande del mondo e una vera e propria cattedrale dell’arte in stile neo-brutalista. Ospiterà le opere provenienti dalla Collezione Zeitz, (del 2002 dall’imprenditore Jochen Zeitz).
Diventerà inoltre sede di un istituto per le arti dedicato al costume, alla fotografia, alle performance e al cinema e comprende un giardino di sculture sul tetto, librerie, ristoranti, bar e sale letture.
Gli ultimi 6 piani dell’edificio sono stati destinati al The Silo Hotel un albergo di lusso con con vista panoramica sull’oceano.

La sfida affrontata è stata quella di riuscire a ricavare atri e gallerie sfruttando l’esistente struttura alveolare alta 10 piani, senza snaturare l’autenticità dell’edificio.

Le gallerie sono il frutto della trasformazione di altri 42 cilindri, mentre l’atrio è stato ricavato dal taglio di 22 dei 116 tubi cilindri di cemento, mentre ancora oggi visibili sulla sommità del soffitto.

Oliver Wainwright, di The Guardian, descrive il museo come

uno spazio elettrizzante di cilindri di cemento che si tuffano dal soffitto come stalattiti intagliate, attraverso le quali scivolano le scale a spirale e gli ascensori di vetro.

I magazzini del grano di Cape Town furono l’edificio più alto del Sudafrica, mentre oggi sono solo uno delle 22 mega costruzioni che punteggiano il V&A Waterfront, il nuovo quartiere in pieno sviluppo che sorge tra il porto di Città del Capo e la celebre Table Mountain.

Renderlo agibile al pubblico significa restitutire alla città il simbolo del suo passato industriale alimentando il traffico di quasi 100.000 persone che affollano ogni giorno le vie del lungomare.

L’amaro in bocca che rimane è quello di vedere spese ingenti somme di denaro per un museo privato, mentre i luoghi pubblici della cultura africana restano dimenticati; così come quello di vedere investire in complessi già molto turistici, senza pensare a percorsi alternativi che potrebbero contribuire ad un benessere più diffuso e meno turistico.

Fonte: www.architecturaldigest.com