La sindrome dell’originalità in architettura

quando l’ossessione per l’originalità indebolisce il potere dell’architettura.

E’ da poco stato pubblicato “Copy/Paste – The Badass Architectural Copy Guide” un libro di Winy Mass in cui gli autori si interrogano sulla “malattia” che affligge molti architetti e progettisti.
La definiscono “sindrome da originalità”, un morbo che ossessiona gli architetti dall’essere originali a tutti i costi, ripugnando l’idea di poter trarre spunto dal passato o da altri colleghi.

Nell’esplicitare la loro tesi, gli autori si interrogano su quanto a volte possa essere controproducente seguire la via dell’originalità a tutti i costi, rallentando talvolta la stessa innovazione.

Si legge nel libro:

“Perché non approfondire le nostre analisi architettoniche, perché non essere aperti e onesti sui riferimenti che facciamo?” Perché non migliorare le ricerche, le innovazioni e i suggerimenti dei nostri predecessori?”

paragonando così l’architettura alla ricerca scientifica, che fonda le nuove scoperte sulle ricerche fatte da qualcun altro.

Una provocazione, certo, ma soprattutto un invito a copiare con “finezza ed abilità”: comprendere il passato come un vasto archivio su cui affondare le basi per costruire nuove idee.

La tensione tra tradizione e innovazione è fondamentale per la disciplina dell’architettura, in quanto gli architetti prestano prontamente i disegni del passato e ancora si scatenano in un concorso per l’originalità.

Il mercato richiede l’originalità, ma in verità quello che si ottiene per il 90% è frutto delle conoscenze già esistenti.

“Questo rifiuto di riconoscere e di costruire soluzioni dal passato sta portando a “una generazione che soffre, slegata dalla storia”, conclude l’autore.

Di questo e di altre tematiche se ne è parlato durante la Holland Design Week 2017 a Eindhoven dove Maas è uno degli ambasciatori insieme allo studio di design Atelier NL e al fondatore di Dezeen, Marcus Fairs.

Approfondimenti
Winy Mass è co-founder dello studio di architettura olandese MVRDV
Coinvolti nella stesura del libro colleghi e docenti del calibro di Felix Madrazo e Bernard Hulsman della The Why Factory, Adrien Ravon and Diana Ibáñez López

La Sindrome da Originalità in Architettura

Nuova architettura per il loft olandese

Una Moderna Villa di Campagna

Lo studio di architettura Maas Architecten firma il progetto del moderno cottage olandese a Berlicum che coniuga le forme della tradizione, i materiali tipici della regione con dettagli contemporanei che ammiccano alla leggerezza.

La struttura spicca per la pianta a forma di H, con due ali nettamente in contrasto tra loro: legno scuro da un lato, vetro trasparente dall’altra.
Come in un loft, gli spazi sono tutti connessi tra loro, così il corridoio centrale, vetrato, collega i due volumi ospitando l’ingresso.

L’ala di sinistra, la principale, è quasi interamente realizzata in vetro:
soggiorno e sala da pranzo, rivolti a sud-est, offrono una vista panoramica;
cucina, dispensa e bagni sono inclusi in un volume di legno sono rivolte fronte strada e sono riparate da un boschetto per garantire maggiore privacy;
la camera da letto principale è posta a nord e si estende in un cortile al centro dell’edificio.

L’unità di destra, prevalentemente rivestita di legno scuro, ospita garage e locali di deposito.

Ambienti aperti e grandi vetrate interne convivono con una sapiente distribuzione degli spazi esterni:

  • la particolare forma ad H infatti, rende gli spazi esterni riparati dal vento garantendo la massima privacy nonostante la trasparenza del vetro;
  • il cortile studiato per poter godere degli spazi esterni è collegato alla piscina e alla terrazza da un ponte che attraversa un laghetto.

Un cottage votato alla sobrietà, che privilegia forme pulite tipiche delle casette di paglia, ai vantaggi di luce e calore delle grandi vetrate che ricordano una serra, impreziosito dai riflessi dell’acqua che lo circonda.

Fonte: Villa Moderna Contemporanea in Olanda

I frutti di Marta a Villa Zileri

“I frutti di Marta” è un’azienda agricola della provincia di Vicenza. Fondata da Marta e Eugenio, si avvale della collaborazione di altri quattro soci.

L’azienda si trova a Monteviale, nel parco di Villa Zileri, e propone una forma di agricoltura sociale, prevedendo cioè l’inclusione di persone svantaggiate, e la possibilità di inserimenti lavorativi e attività terapeutiche rivolte a soggetti con disabilità psico-fisiche.

 

Il progetto attuale principale de “I frutti di Marta” riguarda la creazione di un frutteto dal sapore antico, laddove quella terra che ora è parte di un bosco, era un tempo lavorata dall’uomo. In questa area sono esistiti per secoli terrazzamenti coltivati a vite, che ora verranno convertiti nella coltivazione di mele e pere “antiche”, e piccoli frutti rossi.

L’idea è che il frutteto diventi un elemento del parco di Villa Zileri, al quale apporterà il beneficio della propria bellezza e dei colori dei frutti, all’ombra dei quali sarà possibile sostare durante la passeggiata nel parco.

Il contesto naturale è infatti di grande importanza: il parco di Villa Zileri è un esempio di armonia fra il paesaggio collinare circostante, e gli elementi storici e culturali che caratterizzano il parco della villa seicentesca.

Ma non solo: come è naturale, la frutta sarà destinata a diventare un piacere per il palato nella forma di marmellate, composte, conserve e mostarde, tutti prodotti di frutta biologica, e quindi sana.

L’obiettivo del progetto è quello di porre cura in qualcosa che, nel suo “piccolo”, porti benessere a chi ne vorrà fruire. Nel lungo termine verranno create anche serre invernali per i frutti piccoli; gli impianti “pilota” serviranno a individuare le varietà di frutti più adatte a essere scelte per la coltivazione.

I frutti del raccolto ottenuto saranno poi venduti attraverso la rete dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), e  distribuiti attraverso i negozi che propongono prodotti provenienti da progetti di Agricoltura Sociale.

Si tratta di un progetto di semplice realizzazione solo in apparenza, ma che in realtà richiede molta cura e attenzione, che non mancano da parte di chi, come i soci dell’azienda agricola “I frutti di Marta”, ha a cuore l’armonia fra natura ed essere umano, ben rappresentata dalla coltivazione di un alimento naturale, sano e nutriente come la frutta.

 

 

 

L’incanto della lettura ad alta voce

La lettura come modo per creare incanto – ad alta voce o in intimo silenzio

C’è chi non ne può fare a meno, e chi invece non lo fa mai: leggere è un’attività che non mette tutti d’accordo perché, soprattutto in Italia, è ancora troppo svalutata. Si crede che sia qualcosa di faticoso, che richiede tempo e soprattutto impegno, se ne perde l’abitudine quando si viene sommersi da quelle che sembrano priorità alle quali la lettura toglierebbe spazio, oppure semplicemente non si acquisisce mai come consuetudine.

E’ vero: leggere richiede un coinvolgimento attivo di diverse aree del cervello, e sono necessarie attenzione, presenza, ed energia. Può non essere la scelta preferita da tutti per passare il proprio tempo, ma è oggettivo che si tratti di un’ottima palestra per la mente, che porta ad un arricchimento del linguaggio, e a sviluppare un’apertura mentale che si rivela molto importante nei rapporti interpersonali.

Come fare per oltrepassare l’impasse che porta a tenersi lontani dai libri, guardandoli con un misto di antipatia e timore? La risposta è quella di sempre, ed è racchiusa in una parola: allenamento.

 

Si potrebbe replicare che c’è sotto una bella contraddizione: per superare la fatica bisogna faticare.

La buona notizia è che non è così: per acquisire un’abitudine non serve sovraccaricarsi di “lavoro”, ma basta fare piccoli passi quotidiani di avvicinamento, proprio come quando si conosce una persona nuova con la quale si desidera instaurare un rapporto di amicizia.

Funziona così anche con la lettura, che offre uno strumento importante per farsi apprezzare: la voce umana. Leggere ad alta voce può rivelarsi infatti un ottimo modo per “addomesticare” chi è ancora riluttante a diventare un lettore abituale. A cominciare dai bambini e dagli studenti, che troveranno un efficace strumento didattico nella lettura ad alta voce da parte dei docenti.

Leggere ad alta voce  crea un tappeto sonoro e musicale che ai lettori meno attenti resta celato dalla lettura silenziosa: è utile per rendersi conto di come le parole fluiscano in un testo, ed è infatti un metodo usato da chi scrive per professione.

La lettura ad alta voce è anche strumento di aggregazione e condivisione, quando riunisce un gruppo di persone che ascoltano la narrazione fatta da un interprete, dallo stesso autore di un libro, che in questo modo si avvicina ai suoi lettori, o da parte di un semplice appassionato che abbia la vocazione di trasmettere il piacere delle parole.

Anna Maria Testa lo racconta qui

 

Inquinamento e premi Pulitzer

belgradobelgrado

Come un piccolo giornale di famiglia può  vincere il principale premio al giornalismo

Il prestigioso premio Pulitzer 2017 per la categoria “editoriali” quest’anno è stato vinto sorprendentemente da una piccola testata locale dell’Iowa.
Stato agricolo per eccellenza, l’Iowa fa parte integrante di quel Midwest profondo che raramente assurge alle cronache nazionali e men che meno a quelle internazionali, spesso considerato, in patria come all’estero, solamente come il granaio degli Stati Uniti grazie alla sua agricoltura industriale.
Non so se avete presente quei panorami, visti spesso nei film americani, fatti di sterminati campi di mais o simili, che si susseguono senza poter capire dove ne finisca uno e dove ne inizi un altro, ecco quello è il tipico paesaggio dell’Iowa.
Recentemente l’Iowa, come i suoi vicini del Midwest, hanno avuto il privilegio dell’attenzione dei media in quanto Stati determinanti per l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

Storm Lake Time: Come nasce un giornale di inchiesta

Ed è proprio in un tale contesto rurale e un po’ sonnolento che Art e John Cullen hanno fondato lo Storm Lake Times, un bisettimanale a “conduzione famigliare” della piccola cittadina di Storm Lake, 3.000 copie di tiratura e una redazione di 10 persone tutte più o meno imparentate.
Art è l’editorialista e vincitore del Pulitzer, la moglie Dolores la fotografa, il figlio Tom è il giornalista d’inchiesta.
La missione che fin dall’inizio hanno perseguito, come novelli Erin Brockovich, è stata quella di informare i concittadini sullo stato di salute del ambiente e principalmente dell’acqua, di monitorare costantemente gli abusi delle grandi aziende agricole a danno di terreni e falde acquifere.

Nello specifico gli editoriali per cui è stato premiato riguardano lo stato di inquinamento da nitrati del fiume Raccoon e il tentativo delle autorità di tenere nascosta la reale portata del problema.
Autorità che di fronte all’incalzare della penna di Art e alle proteste dei cittadini da essa sobillati sono dovute tornare sui propri passi e riconoscere l’entità del problema ambientale a Storm Lake.
Commentando sul suo giornale la vittoria del Pulitzer, Cullen scrive:

Three weeks ago I was an obscure country editor. A nobody except in my mind.
Two weeks ago we started getting calls from big book publishers and Hollywood producers. And agents.
So, yes, we’re trying to calm down and get back to country newspapering.
But it is hard to be a nobody right now, and I hope to use it for Iowa.

Irriverenti e pugnaci, gli editoriali ambientalisti di Art Cullen hanno sferzato la tranquillità apparente di Storm Lake e dintorni, risvegliato coscienze ecologiste nei concittadini e fustigato interessi consolidati, senza mai timore di pestare i piedi a qualcuno e anche a scapito dei propri interessi (vedi alla voce “inserzionisti”).

Fonte: corriere.it