Street-Art e riqualificazione urbana

La street-art è una forma artistica spesso utilizzata per riqualificare le periferie delle nostre città.
Un’espressione che rivitalizza gli spazi urbani, e che, attraverso i murales, trasformano le facciate degli edifici spesso anonime, imbrattate da scritte discutibili o rovinate dal tempo e dall’usura in opere d’arte contemporanea.

Perchè, oltre alla creatività, gli street-artisti hanno un’altra grande capacità: quella di riuscire a far alzare lo sguardo alle persone sempre più prese dalla propria routine, talmente concentrati su se stessi che non osservano i luoghi in cui vivono, adattandosi a tutto, anche al degrado.

Da Aprile 2017 la rivista Street Art Today seleziona ogni mese 7 murales tra i più belli e li pubblica sul sito.
Quella che segue è una carrellata dei più votati del 2017.

Giant Elephant di Faith47 | Johannesburg (Sud Africa) Foto di Chopemdown Films.

Red Squirrel di Bordalo | Dublino (Irlanda) Foto di Chopemdown Films.

Our North is the South di Inti | Port Adelaide (Australia)

Love won’t tear us apart di D*Face | Parigi (Francia). Foto di  Lionel Belluteau

Brexit di Banksy | Dover (Inghilterra).

The Wire di Seth Globepainter |Fontaine (France)

Peace Waratah di Obey | Sydney (Australia) Foto di Jon Furlong.

Lost Call di Dulk |Wiltz (Lussemburgo) racconta la storia degli animali minacciati dai cambiamenti climatici.

Totem di Farid Rueda | Sisak (Croazia)

Walking in Circles di Fintan Magee |Waterford (Irlanda)

Viennese Butterflies di Mantra | Vienna (Austria)

Electric Fury di Sonny | (Irlanda)

The Adventures Of Nils Holgersson di Telmo Miel |Borås (Svezia).

Rock on to the break of dawn di Osgemeos | Foto di Martha Cooper

Dream Waratah di Millo | Pescara (Italia). Dice l’artista

Dovremmo prenderci più cura delle nostre vite e non dimenticare mai di sognare, perché all’interno di ogni sogno c’è tutto ciò che siamo e tutto ciò che saremo.

 

Are You Ready di Deih |Bayonne (Francia).

Milu Correch |Quilmes (Argentina).

Trash Animals di Bordalo | Parigi (Francia).

Ground painting di Kitt Bennet |Melbourne (Australia) Foto di Jon Furlong.

Pichiavo di Pichi and Avo |Valencia (Spagna) Foto di Juncal Roig.

Tianjin Binhai Library, la biblioteca record in Cina

Tianjin Binhai Library, la biblioteca più futuristica del mondo

Inaugurata durante la settimana d’Oro in Cina, la Tianjin Binhai Library è la biblioteca più futuristica del Mondo.
E’ uno dei 5 edifici che compongono il complesso culturale progettato da un team di architetti internazionali, tra cui lo studio olandese MVRDV in collaborazione con l’Istituto di design TUPDI di Tianjin.

L’elemento innovativo è dato dal grande occhio centrale sferico e luminoso che costituisce l’auditorium da cui si sviluppano scaffali ondulati contenenti 1, 2 milioni di libri.

Proprio questa caratteristica di progettazione ha ribattezzato l’edificio come l’ “occhio di Binhai” che viene pulita attraverso con un sistema di funi ed impalcature mobili.

Costruita in 3 anni, la biblioteca si sviluppa su 5 piani:

  • piano interrato per l’archiviazione e le stanze di servizio
  • piano terra, consente l’accesso alla struttura. Attraversando l’atrio si raggiungono le aree di lettura destinate a bambini ed anziani oltre che al resto del complesso,  all’auditorium e ai piani superiori.
  • 1 e 2 piano contengono le altre aree di lettura e luonge e infine,
  • all’ultimo piano,  le sale riunioni, gli uffici e ben due cortili sul tetto.

33.000 metri quadrati di cultura – un oceano di libri – che nel grande occhio centrale racchiude tutta la sua “fascinazione” che è riuscita a trasformare in un punto di forza i limiti e le problematiche del progetto, tra cui la necessità di inserire l’Auditorium.

La sindrome dell’originalità in architettura

quando l’ossessione per l’originalità indebolisce il potere dell’architettura.

E’ da poco stato pubblicato “Copy/Paste – The Badass Architectural Copy Guide” un libro di Winy Mass in cui gli autori si interrogano sulla “malattia” che affligge molti architetti e progettisti.
La definiscono “sindrome da originalità”, un morbo che ossessiona gli architetti dall’essere originali a tutti i costi, ripugnando l’idea di poter trarre spunto dal passato o da altri colleghi.

Nell’esplicitare la loro tesi, gli autori si interrogano su quanto a volte possa essere controproducente seguire la via dell’originalità a tutti i costi, rallentando talvolta la stessa innovazione.

Si legge nel libro:

“Perché non approfondire le nostre analisi architettoniche, perché non essere aperti e onesti sui riferimenti che facciamo?” Perché non migliorare le ricerche, le innovazioni e i suggerimenti dei nostri predecessori?”

paragonando così l’architettura alla ricerca scientifica, che fonda le nuove scoperte sulle ricerche fatte da qualcun altro.

Una provocazione, certo, ma soprattutto un invito a copiare con “finezza ed abilità”: comprendere il passato come un vasto archivio su cui affondare le basi per costruire nuove idee.

La tensione tra tradizione e innovazione è fondamentale per la disciplina dell’architettura, in quanto gli architetti prestano prontamente i disegni del passato e ancora si scatenano in un concorso per l’originalità.

Il mercato richiede l’originalità, ma in verità quello che si ottiene per il 90% è frutto delle conoscenze già esistenti.

“Questo rifiuto di riconoscere e di costruire soluzioni dal passato sta portando a “una generazione che soffre, slegata dalla storia”, conclude l’autore.

Di questo e di altre tematiche se ne è parlato durante la Holland Design Week 2017 a Eindhoven dove Maas è uno degli ambasciatori insieme allo studio di design Atelier NL e al fondatore di Dezeen, Marcus Fairs.

Approfondimenti
Winy Mass è co-founder dello studio di architettura olandese MVRDV
Coinvolti nella stesura del libro colleghi e docenti del calibro di Felix Madrazo e Bernard Hulsman della The Why Factory, Adrien Ravon and Diana Ibáñez López

La Sindrome da Originalità in Architettura

Nuova architettura per il loft olandese

Una Moderna Villa di Campagna

Lo studio di architettura Maas Architecten firma il progetto del moderno cottage olandese a Berlicum che coniuga le forme della tradizione, i materiali tipici della regione con dettagli contemporanei che ammiccano alla leggerezza.

La struttura spicca per la pianta a forma di H, con due ali nettamente in contrasto tra loro: legno scuro da un lato, vetro trasparente dall’altra.
Come in un loft, gli spazi sono tutti connessi tra loro, così il corridoio centrale, vetrato, collega i due volumi ospitando l’ingresso.

L’ala di sinistra, la principale, è quasi interamente realizzata in vetro:
soggiorno e sala da pranzo, rivolti a sud-est, offrono una vista panoramica;
cucina, dispensa e bagni sono inclusi in un volume di legno sono rivolte fronte strada e sono riparate da un boschetto per garantire maggiore privacy;
la camera da letto principale è posta a nord e si estende in un cortile al centro dell’edificio.

L’unità di destra, prevalentemente rivestita di legno scuro, ospita garage e locali di deposito.

Ambienti aperti e grandi vetrate interne convivono con una sapiente distribuzione degli spazi esterni:

  • la particolare forma ad H infatti, rende gli spazi esterni riparati dal vento garantendo la massima privacy nonostante la trasparenza del vetro;
  • il cortile studiato per poter godere degli spazi esterni è collegato alla piscina e alla terrazza da un ponte che attraversa un laghetto.

Un cottage votato alla sobrietà, che privilegia forme pulite tipiche delle casette di paglia, ai vantaggi di luce e calore delle grandi vetrate che ricordano una serra, impreziosito dai riflessi dell’acqua che lo circonda.

Fonte: Villa Moderna Contemporanea in Olanda