Progetti urbani metropolitani: gli animali al centro

Ogni progetto urbano si basa su interventi volti a tradurre orientamenti di sviluppo economico, sociale e politico in un determinato spazio e ambito sociale. Si tratta in pratica di ricercare una complessità di funzioni urbane integrate che da sole non avrebbero la capacità di ottenere effetti rilevanti sulla società, se non integrati in complessi programmi di riqualificazione. Ciò che definiamo progetto urbano deve essere applicato ad una determinata e specifica porzione della città ed essere la risposta a domande locali e occasione di trasformazioni reali che fanno riferimento a specifici luoghi.

Proprio in questo contesto diventa sempre più forte il desiderio di realizzare progetti urbani in cui al centro vi siano gli animali. Nel secolo scorso, infatti, oltre il 50% degli animali del pianeta Terra è scomparso e pertanto molti progettisti iniziano a interrogarsi su come poter sviluppare nuovi piani in cui favorire la coesistenza integrata fra uomini e animali nelle nostre città.

Il progetto urbano di Parigi

A tal proposito, nel 2008, il progettista Andrea Branzi, assieme a Stefano Boeri, hanno proposto in occasione di un concorso indetto dall’allora presidente francese Sarkozy sul futuro della Grande Parigi, un programma d’intervento non espansivo sulla metropoli parigina, finalizzato al recupero e miglioramento degli spazi interni e sull’inserimento di 50 mila vacche sacre e 30 mila scimmie, liberi di girovagare nei parchi e viali di Parigi, in mezzo agli umani. Il modello alla base di questo progetto urbano prende spunto dalle metropoli dell’India, dove vacche sacre, elefanti e cammelli vivono in città assieme agli uomini. La presenza di animali liberi all’interno di un contesto urbano aiuta a ridurre lo stress e costringono a rallentare il ritmo. Può infatti capitare di vedere una vacca attraversare la strada ed essendo sacra bisogna prestare attenzione a non investirla. In primis, perché si rischia di essere multati, ma anche perché secondo la tradizione locale porta sfortuna. Questo porta di conseguenza a rallentare il proprio ritmo di vita e prestare maggiore attenzione quando ad esempio si guida.

Un modello da esportare

Oggi nelle città europee inizia a verificarsi un fenomeno per certi versi simile. Molti animali selvaggi, infatti, si spingono sempre più spesso nelle città in modo tale da poter accedere più facilmente al cibo, ma anche come conseguenza dell’espansione delle città, che ha ridotto di molto gli spazi liberi a loro disposizione. Ne sono un esempio Roma con i cinghiali, Los Angeles con i lupi e Londra con il problema delle volpi.
Si tratta quindi di elementi imprevedibili che dovrebbero essere inseriti nella definizione dei nuovi progetti urbani. L’identità della città, infatti, non è fatta solamente da monumenti e palazzi, ma soprattutto da chi ci vive. Il progetto di inserire degli animali in metropoli come quella parigina deve essere considerata come una possibilità concreta e fattibile. Gli animali, infatti, diventano parte integrante del sistema e la capacità di convivere con loro aiuterebbe a migliorare le relazioni con ciò che si ha intorno.

Si tratta quindi di un modello da esportare in tutti i progetti urbani, al fine di tutelare gli animali e rispondere all’esigenza della società moderna di rallentare il ritmo e risolvere i problemi nati proprio dalla costruzione di città avvenuta mediante piani attuativi separati.

Fonte: Domus

A spasso nella presitoria in Francia: il museo Lascaux IV

Soprannominata dagli archeologi come la “Cappella Sistina della Preistoria”, il Centro Internazionale di Arte Rupestre a Montingac (Francia) cambia volto.

A curare il  restauro, gli architetti Snøhetta e SRA, la scenografa Casson Mann, a braccio a braccio con un ristretto team di archeologi, che invitano il visitatore nella preistoria grazie  ad un’opera architettonica che è la rivisitazione moderna dell’antica grotta.

Il progetto non imita il contesto, lo completa, creando un taglio nel panorama che dialoga con il bosco e il paesaggio agreste circostante.

Un invito a scoprire dipinti rupestri vecchi 20.000 anni e conosciuti per essere tra i migliori esempi di arte del Paleolitico.

All’interno, il Centro Internazionale d Arte Rupestre, che riproduce l’ambientazione dell’antica cava:  suoni ovattati, luci mosse dallo sfarfallio di lampade che imitano il fuoco alimentato dal grasso animale e una sequenza di spazi che consente di contemplare le incisioni con tranquillità.

All’uscita, i visitatori sono accolti in un patio soprannominato Giardino delle caverne che offre l’opportunità di riadattarsi al contesto esterno dopo l’intensa esperienza della replica della Cava. La relazione con il cielo, la presenza di piante e il suono dell’acqua che scorre incornicia questo momento.

In tutto il museo, l’esperienza del visitatore mette in scena un equilibrio di forti differenze di atmosfere, luce e intensità – dagli spazi espositivi chiusi sistemati nella collina, alla lobby piena di luce e agli spazi di transizione. La giustapposizione tra discesa e ascesa, dentro e fuori, terra e cielo, o natura e arte, evoca l’esperienza analoga delle caverne.

Clicca qui e vedi le migliori opere architettoniche del 2017 secondo Architectural Digest

Fonte: Domus
Progetto: Snøhetta e SRA (2017)
Foto: Boegly+Grazia

Chaoyang Park Plaza a Pechino

Nuove forme e spazi naturali nella città di Pechino

Il Chaoyang Park Plaza è uno degli edifici definiti da Architectural Digest tra le 10 costruzioni più indimenticabili del 2017.

Ispirato dai tradizionali dipinti paesaggistici cinesi, il complesso si posiziona all’estremità Sud del Parco Chaoyang di Pechino – il più grande parco rimasto nell’area centrale degli affari della città, e comprende 10 edifici che si sviluppano come una classica pittura di Shanshui su scala urbana.

Simile al Central Park a Manhattan per funzione e posizione, il Chaoyang Park Plaza è un’espansione della natura circostante. È un’estensione del parco nella città, che naturalizza il forte orizzonte artificiale prendendo in prestito paesaggi da un paesaggio lontano – un approccio classico all’architettura dei giardini cinesi, dove natura e architettura si fondono l’una con l’altra.

“Nelle città moderne, l’architettura come creazione artificiale è vista più come un simbolo di capitale, potere o sviluppo tecnologico; mentre la natura esiste indipendentemente. È diverso dalle tradizionali città orientali in cui l’architettura e la natura sono progettate nel loro insieme, creando un’atmosfera che serve a soddisfare i propri obiettivi spirituali “

ha affermato l’architetto Ma Yansong.

“Vogliamo sfumare il confine tra la natura e l’artificiale e farlo in modo che entrambi siano progettati pensando agli altri. Quindi, l’argomento nella logica moderna degli esseri umani di proteggere o distruggere la natura non esisterà più se comprendiamo e vediamo gli umani e la natura come coesistenti. Il comportamento umano e le emozioni sono parte della natura, e la natura è il luogo in cui ciò origina e finisce “.

Montagna, ruscello, torrente, rocce, valle e foresta nel cuore di Pechino

La struttura del Chaoyang Park Plaza

  1. Gli edifici per uffici a due torri asimmetrici sul lato nord del sito, si trovano alla base del lago del parco e sono come due cime che crescono fuori dall’acqua. L’atrio trasparente e luminoso agisce come un “cordino” che unisce le due torri da una struttura di tetto in vetro.
  • Gli edifici commerciali di piccole dimensioni, a pochi piani, appaiono come rocce di montagna che hanno subito un’erosione a lungo termine. Sembrano essere collocati casualmente, ma la loro relazione strategica tra loro forma un giardino urbano isolato ma aperto, che offre un luogo dove le persone possono incontrarsi nella natura nel mezzo della città.
  • I due appartamenti Armani a più piani a sud-ovest continuano l’idea di “open air living” con i loro balconi sfalsati, offrendo ad ogni unità abitativa maggiori opportunità di essere esposti alla luce solare naturale, e in definitiva sentire una particolare vicinanza alla natura.
  • L’ambiente generale è modellato da superfici lisce e curve di bianco e nero, creando un’atmosfera silenziosa e misteriosa. Il paesaggio che si intreccia tra gli edifici incorpora pini, bambù, rocce e stagni ? tutti gli elementi tradizionali del paesaggio orientale che implicano una connessione più profonda tra l’architettura e lo spazio classico.

Il progetto è stato premiato con la certificazione LEED Gold dal Green Building Council degli Stati Uniti

Lo studio della segnaletica, semplice e raffinata è opera dell’artista grafico giapponese Kenya Hara.

ph: Hufton+Crow
Progetto: MAD Architects (2017)

Il Louvre di Abu Dabhi: un’oasi di arte e architettura

Inaugurato solo qualche settimana fa, il Louvre di Abu Dabhi merita già di essere annoverato tra le opere indimenticabili del 2017 secondo Architectural Digest

Avevamo già parlato del Chaoyang Park Plaza di Pechino qui

Inaugurato il 17 novembre 2017, il Louvre degli Emirati Arabi promette di diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati d’arte e storia.

La location promette di essere una scelta strategica: Abu Dabhi è una delle mete turistiche in rapida crescita grazie alla sua società dinamica e cosmopolita che vuole slegarsi dall’immagine di “vacanza di lusso” e favorire la conoscenza del patrimonio artistico e culturale.

Il fulcro culturale di Abu Dabhi, l’isola di Saadiyat eil Cultural District, copre un’area di 27.000 mq che custodiranno musei come lo Zayed National Museum, il Guggenheim Abu Dhabi e appunto il Louvre Abu Dhabi.

Louve di Abu Dabhi, una città museo

Il museo è stato progettato dall’archi-star Jean Nouvel, vincitore del premio Pritzker, che ha voluto contestualizzare l’opera con il panorama circostante.
L’architetto stesso s definisce come un “architetto contestuale” che non può immaginare l’architettura se non strettamente connessa con il territorio.

Per questo il museo si divide con una metà che sorge dall’acqua e dall’altra con continue aperture sul panorama e sui grattacieli circostanti.
Sovrasta il museo e catalizza l’attenzione una grande cupola argentata di 180 metri composta da quasi 8.000 stelle incastonate in un gioco geometrico che ricrea una “pioggia di luce” che assomiglia alle ombre delle palme delle vicine oasi e ne ricrea un microclima perfetto, al riparo dal sole torrido e dal caldo asfissiante anche senza ricorrere all’uso dell’aria condizionata.

Non è solo l’architettura del Louvre di Abu Dabhi a stupire, ma anche le collezioni in esso custodite:
una panoramica di opere di arte antica provenienti dal Louvre di Parigi;
una sezione di arte contemporanea prestata dal Centre Pompidou;
ad una vasta selezione di oggetti d’arte islamica.

Alcune curiosità

Il contratto prevede:

  • La concessione sull’uso del nome Musée du Louvre è un prestito della durata di 30 anni e 6 mesi
  • mostre temporanee per 15 anni
  • prestito di opere per 10 anni provenienti da 13 selezionati musei francesi.

Fonte: La Stampa
Progetto: Jean Nouvel (2017)

Bioarchitettura e riqualificazione delle preesistenze

La bioarchitettura è un tipo di approccio all’architettura focalizzato sulla progettazione di edifici che siano il meno possibile impattanti sull’ambiente. Si sviluppa negli anni ’70 con il nome di Baubiologie, per poi fiorire nell’ambito più allargato dello sviluppo sostenibile e della decrescita.

L’architettura delle origini sfruttava unicamente le risorse energetiche disponibili, senza generare sprechi o stravolgimenti degli elementi naturali. Principale motivo della deviazione da questa retta via nel XX secolo è il ricorso ai combustibili fossili, che unito ad uno sfruttamento indiscriminato delle possibilità offerte dalla tecnologia, porta ad allontanarsi sempre più da una concezione umana e sostenibile dell’architettura.

E’ molto importante ricordare, per preservare la rotta verso la direzione sostenibile in ambito architettonico, che l’investimento energetico coinvolto nella costruzione di un edificio riguarda tutto il suo ciclo di vita: per questo è necessità primaria per un progetto architettonico trovare un equilibrio fra l’aspetto formale e quello energetico. Le risorse rinnovabili non sono inesauribili, e il loro uso deve quindi essere proporzionato al loro tasso di rigenerazione. 

bioarchitettura - venezia

 

Bioarchitettura e riqualificazione urbana

Altra caratteristica dell’architettura sostenibile è un ritorno di attenzione verso gli edifici storici, che rispecchia una rinnovata consapevolezza del valore umano nella costruzione degli spazi abitativi: si riscopre la storia che sta dietro al tessuto urbano, al rapporto di equilibri architettonici fra gli edifici e ai valori materiali e immateriali che tutto questo, insieme, racchiude. Conseguenza importante è la rivalorizzazione degli edifici esistenti in direzione di un loro uso rinnovato che, rispondendo alle esigenze della contemporaneità, preservi la ricchezza del passato.

Parole chiave per un’architettura consapevole sono la riqualificazione energetica e il contributo alla comunità nella quale è inserita, in termini di qualità della vita e promozione della socialità.

Il rapporto uomo-natura è la base fondamentale di cui avere cura nella progettualità di qualsiasi ambito disciplinare che abbia a cuore il valore della vita.