Architettura e territorio all’interno del Bel Paese: Arcipelago Italia

Architettura e territorio, un connubio vincente che va oltre il tempo di una Biennale. Incaricato dal MiBACT di occuparsi del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2018, infatti, l’architetto Mario Cucinella ha selezionato alcune opere realizzate, o in fase di realizzazione, sulla tematica Arcipelago Italia. Si tratta, in pratica, di un laboratorio dinamico che concentra le sue azioni nelle aree interne del Bel Paese.

Arcipelago Italia: l’Italia invisibile del Padiglione “Cucinella”

Grazie a questa iniziativa promossa dall’architetto Cucinella, si sono messi in luce opere contemporanee che mostrano come sia importante il ruolo dell’architettura all’interno di aree emarginate ed estranee alle dinamiche delle grandi città metropolitane.

Non bisogna volgere il proprio sguardo solo verso le periferie, ma secondo Cucinella anche nelle aree interne del territorio dove sono presenti, allo stesso modo, problemi importanti come mancanza di infrastrutture e la necessità di contribuire allo sviluppo dell’economia. Proprio in questo ambito svolge un ruolo fondamentale la relazione architettura e territorio che può favorire lo sviluppo di aree emarginate.

Architettura e territorio per il rilancio del Bel Paese

Numerosi sono i progetti presentati in occasione della Biennale, che come dichiarato da Cucinella si tratta di “Piccoli progetti che raccontano la storia del nostro mestiere, piccole cose che dimostrano che gli architetti si sono presi cura del territorio”. Lo scopo è quello di intervenire all’interno del Paese per aiutarlo a dare nuovamente valore alle aree interne e in particolare sono cinque i progetti che sono in grado di sopravvivere oltre il tempo della Biennale. Si tratta di edifici ibridi in grado di portare alla luce temi importanti come mobilità, ruolo dell’arte, ricostruzione post – sisma, salute e importanza dei boschi. Perfetto connubio fra architettura e territorio, i cinque progetti sono la dimostrazione di come intervenire all’interno del territorio sia fattibile, oltre che fondamentale.

La casa della salute dei cittadini in Sardegna

Il primo progetto che va oltre il tempo della Biennale che vi annoveriamo è nella Piana di Ottana in Sardegna, dove nel corso degli anni Settanta è stato insidiato un polo di industria chimica e metalmeccanica. I problemi di questa zona sono da rinvenire nel mancato sviluppo industriale, a cui purtroppo si sono associati problemi di salute delle persone che vi abitano. Proprio sulla tematica della salute si basa il progetto, a cura di Solinas Serra Architetti, con la collaborazione di Giorgio Peghin dell’Università di Cagliari e di Sardarch, che prevede tre grandi blocchi: percorso sanitario, promozione della salute e ricerca. Tutte le funzioni si combinano tra loro lasciando in questo modo ampio spazio per l’incontro tra le persone.

Lavoro per le Foreste Casentinesi

Le foreste che si trovano tra l’Emilia e la Toscana sono al centro dello studio di un team formato dallo stesso Cucinella, formato da diversi studi in collaborazione con Ernesto Antonini e Andrea Boeri dell’Università di Bologna, con il supporto di Matteo Marsilio. Lo scopo è quello di vedere la foresta come sistema produttivo, dove realizzare edifici plurifunzionali in cui sviluppare attività complementari come attività di formazione, ricerca e accoglienza.

L’importanza di connettere la comunità a Camerino

Città colpita dal sisma, il progetto che vede come protagonista Camerino, mostra ancora una volta l’importanza del connubio architettura e territorio. Il progetto, sviluppato da MoDus Architects con la collaborazione di Maria Federica Ottone dell’Università degli Studi di Camerino, Scuola di Architettura e Design, vede la realizzazione di due aree di intervento: una sul centro storico e una ai margini. L’intento è quello di aiutare gli abitanti a riprendere in mano la loro vita e le redini della loro città.

Il teatro di Consagra a Gibellina

A cura di AM3 e Vicenzo Messina, con la collaborazione di Maurizio Carta dell’Università degli studi di Palermo, Dipartimento di Architettura e dell’artista Giuseppe Zummo, è la rivisitazione degli spazi interni del teatro di Pietro Consagra dopo aver dato voce alle esigenze della popolazione locale. Gli abitanti, infatti, hanno manifestato il desiderio di promuovere una filiera agroalimentare di qualità e partendo da questo spunto si pensa alla realizzazione di un parco agricolo urbano, al servizio del “Laboratorio Territoriale”, struttura di apprendimento innovativa proposta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con l’intento di fare della formazione una parte integrante di un più ampio processo di sviluppo.

Gli scali di Ferrandina e Grassano

Interessanti anche i due progetti per rilanciare il territorio della Valle del Basento, in Basilicata e che riguardano gli scali di Ferrandina, ad opera dello studio under 35 BDR Bureau, e di Grassano, a cura dello studio con base a Saragozza, Gravalos di Monte Arquitectos. Entrambi gli studi hanno collaborato con Chiara Rizzi dell’Università degli Studi della Basilicata, Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo e con Emmanuele Curti, archeologo.

Per quanto concerne gli scali di Ferrandina, i manufatti lungo i binari vengono inclusi in un nuovo blocco funzionale collegato alle attività del territorio. Mentre l’idea che riguarda Grassano vede la riprogrammazione di un’infrastruttura ferroviaria dismessa e la realizzazione di attività innovative sempre avendo rispetto della relazione architettura e territorio.

Ovviamente questi sono solo alcuni dei progetti riguardanti Arcipelago Italia, ma sicuramente sono quelli che meglio valorizzano il connubio architettura e territorio che si rivela fondamentale nella valorizzazione del Bel Paese e ha un grande impatto sociale. Non bisogna intervenire solo nelle zone periferiche, ma anche nelle aree interne, perché ovunque vi è la necessità di affrontare tematiche importanti come il progresso, la condivisione e la connessione dei centri abitati.

Fonte: Professione Architetto
Photo: Mariagrazia Barletta

M9: urbanistica orientata al futuro

M9 è un progetto di urbanistica orientata al futuro per la città di Mestre progettato dallo studio berlinese Sauerbruch Hutton, vincitore alla Biennale di Venezia del  Concorso Internazionale di Architettura. 

Sarà inaugurato il prossimo 1 dicembre 2018 a Mestre.

Urbanistica orientata al futuro

M9 propone un format innovativo nel quale cultura multimediale, architettura sostenibile, tecnologia, servizi per i cittadini e forme innovative di commercio comunicano tra loro per generare occupazione, crescita e benessere per la collettività.

La posizione centrale nel quale il complesso è  inserito, non solo facilita la viabilità pedonale, ma definisce gli spazi in modo tale da attirare i visitatori ad entrare all’interno del complesso.

L’obiettivo di questo edificio è quello di congiungere in modo innovativo le parti di città che prima non dialogavano o che erano negate alla fruizione dei cittadini.

Il risultato è un centro multifunzione che va oltre un tradizionale museo, ispirato alle esperienze internazionali di rigenerazione dal punto di vista dell’urbanistica, proponendo un servizio all’avanguardia.

Il nuovo edificio museale di Mestre

M9 prevede la realizzazione di tre edifici, integrati per volumetria all’impianto urbano di Mestre, il principale dei quali destinato a funzione di museo, recupero di un ex museo del tardo Cinquecento e ristrutturazione di un edificio degli anni Settanta.

La ristrutturazione e il riuso dell’ex caserma, insieme alle ex scuderie del piano terra saranno destinate all’area commerciale del polo.

L’edificio è rivestito esternamente in ceramica policroma che recepisce ed interpreta le modulazioni di colore dell’ambiente circostante; mentre gli ingressi sono in cemento così come la parte superiore del museo.

Il museo si ispira all’eredità artistica del Futurismo, di cui condivide il colore come percezione dello spazio. Appartiene invece al XXI secolo la consapevolezza del valore della “continuità sostenibile” che il progetto interpreta, in particolare con la sua concezione urbanistica.

Una Smart City che va oltre la tradizione

L’isola tecnologica M9 fa parte di un progetto più grande di Smart City, con l’impiego diffuso delle nuove tecnologie della comunicazione, della mobilità, dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale, come ad esempio totem interattivi e multimediali per informare visitatori e cittadini, sistemi di monitoraggio per la sicurezza e l’assistenza sanitaria, panchine dotate di porte di ricarica USB e hotspot wi-fi a larghissima banda gratuita. La rete, che parte da M9, comprenderà sia Mestre, sia Venezia, per offrire alla popolazione e ai turisti un servizio informativo integrato.

Una soluzione urbanistica di alto livello ed estremamente flessibile, che fa capire come è possibile innovare e allo stesso tempo avere un occhio di riguardo per il passato. La tecnologia, d’altronde, è frutto delle conoscenze del passato e questo concetto deve essere alla base di ogni progetto di urbanistica.

L’investimento

Considerato il progetto più importante della Fondazione di Venezia, quest’ultima ha investito 110 milioni di euro per contribuire al rilancio e allo sviluppo dell’urbanistica veneziana.
Realizzazione e sviluppo sono stati affidati a Polymnia Venezia.

 

Fonte: Edilportale
Photo: Polymnia Venezia

Costruzioni in legno: gli esempi più innovativi

Versatile e leggero, il legno torna ad essere uno dei materiali da costruzione preferiti da architetti e urbanisti di tutto il Mondo.

Merito della maggior resistenza ottenuta grazie all’uso di tecniche e trattamenti particolari innovativi, come dimostrano 4 progetti di costruzioni in legno davvero originali.

Costruzioni in legno: i progetti più originali

Ville, grattacieli, interi quartieri. Le costruzioni in legno sono una realtà sempre più diffusa. Tra tutti vediamo insieme 4 esempi, segnalati da Abitare.it

River Beech Tower: grattacielo interamente in legno

Frutto del lavoro dello studio americano Perkins+Will, con la collaborazione della società di engineering Thornton Tomasetti e del Centre for Natural Material Innovation della University of Cambridge, la River Beech Tower di Chicago si presenta come una delle costruzioni in legno più interessanti mai progettate.

Si tratta, infatti, di una torre residenziale interamente realizzata legno e alta ben 80 piani, ovvero 240 metri. Composta da due torri snelle collegate attraverso un atrio, al cui interno vi sono elementi di connessione sia verticali che orizzontali, la River Beech Tower presenta 300 unità abitative in duplex.

Il blocco centrale dispone del controvento necessario per resistere alle spinte laterali e la struttura portante diagonale esterna sfrutta la resistenza assiale caratteristica del legno. La fase di ricerca è in sperimentazione al fine di verificarne stabilità e resistenza, mentre sulla resistenza al fuoco è al lavoro la società di consulenza Jensen Hughes.

Quarter Universal Design: costruzioni in legno rispettando la natura

Quarter Universal Design è il progetto per il quartiere di Wilhelmsburg ad Amburgo ad opera di Sauerbruch Hutton. Si tratta di un insieme di costruzioni in legno adibite ad uso residenziale, servizi e terziario in grado di riuscire ad integrarsi in modo ottimale nel contesto naturale che vede l’acqua come protagonista principale. Sono quattro edifici di cinque – sei livelli che hanno un piano terreno comune e alla base del progetto vi è l’assemblaggio dei vari moduli a dimostrazione della versatilità e leggerezza del legno.

Villa osservatorio di 500 metri in Brasile

Tra le costruzioni in legno degne di attenzione vi è senz’ombra di dubbio la villa – osservatorio di 500 metri di Catuçaba, in Brasile, ad opera dello studio MK27 di Marcio Kogan. Si tratta di una grande piattaforma sollevata da terra che offre una vista mozzafiato sulla valle su cui si affaccia. Presenta una grande terrazza, parzialmente coperta, e l’edificio riesce a regolare la luminosità grazie a delle schermature in bambù.

Casa di famiglia in legno ad Auckland

Richard Naish ha deciso di realizzare la casa per la propria famiglia in legno ad Auckland, in Nuova Zelanda. Si tratta di un progetto alternativo in una zona in cui le costruzioni in legno la fanno da padrona. A differenza delle costruzioni circostanti, però, la casa di Naish presenta una pianta ad E ed è progettata per garantire ampi spazi a tutta la famiglia composta da cinque persone.

Le costruzioni in legno, quindi, si presentano come una valida soluzione per la realizzazione di dimore di qualità e altamente resistenti, avendo allo stesso tempo un occhio di riguardo per l’ambiente circostante.

Photo:
Chicago: Perkins+Will
Auckland: Patrick Reynolds
Brasile: Studio MK27
Amburgo: Sauerbruch hutton

Urbanistica e design urbano: Reside Mumbai Mixed Housing

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Ogni anno Reside: Mumbai Mixed Housing premia il miglior progetto di urbanistica proposto per la riqualificazione delle aree meno sviluppate di Mumbai.

Nell’ultima edizione i partecipanti sono stati invitati a realizzare un progetto di sviluppo urbano misto volto a soddisfare contemporaneamente le esigenze della comunità di pescatori indigeni che vive in questa zona da oltre cento anni e della nuova popolazione demografica benestante che ha interessi sulla zona.

Design urbano inclusivo

Molti partecipanti hanno concentrato i loro progetti sull’idea di un design urbano inclusivo, tentando di garantire il benessere collettivo di tutti i suoi abitanti.

A vincere è stata una squadra di studenti dell’Istituto di architettura di Mosca, Reincarnation Network, che è riuscita a valorizzare le caratteristiche del villaggio esistente e le sue tradizioni.

In particolare si tratta di un progetto urbanistico basato uno schema flessibile, concentrandosi sulla rinascita anziché sulla reinvenzione del sito.

Il tessuto urbano della città di Mumbai, con un così grande background storico e culturale, dovrebbe quindi sperimentare un processo di rinascita salvaguardando lo spirito del luogo con il suo contesto e le sue tradizioni uniche.

Una pianificazione territoriale che vede la realizzazione di nuove tipologie di strutture che prendono spunto dalle forme e dai colori tipici della cultura indiana e li integra con quelli dei moderni centri urbani.

Il nuovo progetto di sviluppo urbano cresce dal villaggio di Worli Koliwada, salvando tutti i percorsi.

Il territorio è diviso in due parti:

  • gli alloggi di Worli flessibili, in aumento e trasformabili in strutture di quartiere, come scuola, biblioteca pubblica, piscina, giardino
  • il villaggio galleggiante di Koli, come porto turistico e tutti i servizi per la pesca.

Nel centro del territorio, il nuovo edificio storico e culturale unisce tutto il territorio e funge da museo e percorso turistico e pubblico, aprendo viste spettacolari e conducendo al nuovo tempio indù.

Le abitazioni sono state pensate per essere costruite sopra il livello di inondazioni per proteggere gli abitanti durante il periodo dei monsoni.
Le linee costiere del sito sono rinforzate e un sistema di frangiflutti viene eretto per proteggere la terra dalle onde e dalle inondazioni.

Una città segnata dalla diseguaglianza

Mumbai è una città tracciata dalla disuguaglianza nella distribuzione del reddito, che da sempre convive con due realtà segnate da differenze di opportunità e spazio. Una città con due anime, ognuna guidata dalla propria logica e dinamica urbana, il cui accesso alle infrastrutture deriva da un processo storico di caste e di distribuzione diseguale di diritti e opportunità.

Tra di loro un vuoto che si trasforma in uno strumento progettuale per conquistare il diritto allo spazio e alla cittadinanza;

un vuoto che rafforzando l’idea di vitalità, diversità e pluralità urbana nel processo di regolarizzazione del territorio, trasformando così la città in un luogo di interazione sociale.

Rispettare lo spazio vuoto è un atto di resistenza.

Un potenziale sociale che lascia all’architettura la possibilità di compiersi e la trasforma in uno strumento capace di percepire il potenziale sociale urbano dei luoghi inutilizzati, come una pratica e costruzione di sogni in grado di vedere nel vuoto una condizione di socialità.

L’esempio più eclatante il ponte,  tradizionale elemento monofunzionale sul mare, raggiunge qui un potenziale di abitabilità.

Proprio come i pescatori che vedono il mare come supporto vitale, questo progetto di sviluppo urbano include l’acqua nell’intero programma, non solo come un’infrastruttura, ma come una cultura abitabile.

Worli Koliwasa rischia di scomparire sott’acqua

Worli Koliwada è minacciata di scomparire sott’acqua a causa dei cambiamenti climatici. Il progetto ha lo scopo di documentare la situazione e sviluppare una pianificazione urbanistica in grado di supportare l’integrazione continua di terra e acqua.

Anche se la città e la storia saranno perse per sempre, sarà comunque ricordata grazie alla sviluppo in verticale del suo patrimonio.

I vincitore del “Reside: Mumbai Mixed Housing”, è riuscito a disegnare una pianificazione territoriale capace di dare nuova linfa ai centri abitati, mantenendo contemporaneamente storia e tradizioni.

Un modello da seguire anche nella realizzazione di tanti centri urbani indiani, al fine di diminuire le diseguaglianze e contribuire ad un sviluppo urbano inclusivo.

Fonte: Archdaily

Immagini: Moscow Institute of Architecture

Architetti Vicenza: Chipperfield nella Basilica palladiana

Da sabato 12 maggio a domenica 2 settembre 2018 vi è una mostra imperdibile per tutti gli architetti di Vicenza e non solo. Si tratta infatti mostra David Chipperfield Architects Works 2018, organizzata dal Comune di Vicenza in collaborazione con l’associazione culturale Abacoarchitettura.

Basilica palladiana: il punto di riferimento degli architetti a Vicenza

Da anni punto di riferimento per gli architetti Vicenza e di tutto il mondo, la David Chipperfield Architects è stata fondata a Londra nel 1985 e da allora si pone come emblema dell’architettura contemporanea. Proprio quest’ultima è il fulcro della mostra che dopo ben 12 anni di restauri trova luce nella Basilica palladiana di Vicenza. D’altronde non poteva che essere altrimenti. La Basilica Palladiana, che deve il suo nome allo storico architetto Andrea Palladio, è dal 1994 patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, ma soprattutto è  considerata un vero e proprio scrigno dell’architettura rinascimentale. Viste queste premesse è facile capire perché si presenti come il luogo ideale per ospitare una delle più affascinanti mostre di architettura contemporanea.

David Chipperfield Architects: architettura concepita come alto artigianato

La mostra David Chipperfield Architects propone una selezione di 15 progetti, alcuni conclusi, altri in fase di realizzazione, che sono esposti nelle varie fasi di sviluppo e relative attività svolte da uno studio di architettura contemporaneo. È possibile ammirare e comprendere appieno l’importanza di un lavoro di squadra e soprattutto la concezione alla base di ogni singolo progetto che vede l’architettura come alto artigianato. Ogni modello si presenta come una sorta di sfida a livello sia culturale che professionale, grazie ad un attento lavoro di team e dialogo costante con consulenti, clienti e soprattutto utenti finali. L’intento di questa mostra è quello di mostrare come vengono sviluppate le idee e come la David Chipperfield Architects sia in grado di lavorare contemporaneamente su più progetti, riuscendo in ogni caso a rispettare le varie culture, utilizzando risorse diverse.

L’importanza dei modelli

Una mostra, dunque, che si presenta come un vero e proprio punto di riferimento per gli architetti Vicenza, che hanno quindi l’occasione di ammirare alcune dei progetti di David Chipperfield Architects. A partire dagli schizzi delle fasi iniziali della fase di realizzazione di un progetto, passando per i disegni di dettaglio fino ad arrivare ai disegni costruttivi delle fasi finali, è possibile visionare anche fotografie e modelli dei progetti. Proprio i modelli sono considerati la novità più importante di questa mostra. Ben 40 sono i modelli presenti nella Basilica Palladiana e tra questi si annovera la ricostruzione di un pezzo di Piazza San Marco con le Procuratie Vecchie, il cui progetto di restauro è stato assegnato a David Chipperfield lo scorso anno dalle Assicurazioni Generali. Con l’intento di rispettare il patrimonio storico e culturale, in seguito alla ristrutturazione l’edificio verrà trasformato nella sede di The Human Safety Net, hub multiculturale ideato per esposizioni, eventi e dibattiti pubblici su problemi demografici e sociali.

La mostra David Chipperfield Architects, quindi, si presenta come un’importante punto di riferimento per tutti gli amanti dell’architettura contemporanea e in particolar modo per gli architetti Vicenza.

Fonte: Abitare

Immagini: David Chipperfield Architects