Architetti Vicenza: Chipperfield nella Basilica palladiana

Da sabato 12 maggio a domenica 2 settembre 2018 vi è una mostra imperdibile per tutti gli architetti di Vicenza e non solo. Si tratta infatti mostra David Chipperfield Architects Works 2018, organizzata dal Comune di Vicenza in collaborazione con l’associazione culturale Abacoarchitettura.

Basilica palladiana: il punto di riferimento degli architetti a Vicenza

Da anni punto di riferimento per gli architetti Vicenza e di tutto il mondo, la David Chipperfield Architects è stata fondata a Londra nel 1985 e da allora si pone come emblema dell’architettura contemporanea. Proprio quest’ultima è il fulcro della mostra che dopo ben 12 anni di restauri trova luce nella Basilica palladiana di Vicenza. D’altronde non poteva che essere altrimenti. La Basilica Palladiana, che deve il suo nome allo storico architetto Andrea Palladio, è dal 1994 patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, ma soprattutto è  considerata un vero e proprio scrigno dell’architettura rinascimentale. Viste queste premesse è facile capire perché si presenti come il luogo ideale per ospitare una delle più affascinanti mostre di architettura contemporanea.

David Chipperfield Architects: architettura concepita come alto artigianato

La mostra David Chipperfield Architects propone una selezione di 15 progetti, alcuni conclusi, altri in fase di realizzazione, che sono esposti nelle varie fasi di sviluppo e relative attività svolte da uno studio di architettura contemporaneo. È possibile ammirare e comprendere appieno l’importanza di un lavoro di squadra e soprattutto la concezione alla base di ogni singolo progetto che vede l’architettura come alto artigianato. Ogni modello si presenta come una sorta di sfida a livello sia culturale che professionale, grazie ad un attento lavoro di team e dialogo costante con consulenti, clienti e soprattutto utenti finali. L’intento di questa mostra è quello di mostrare come vengono sviluppate le idee e come la David Chipperfield Architects sia in grado di lavorare contemporaneamente su più progetti, riuscendo in ogni caso a rispettare le varie culture, utilizzando risorse diverse.

L’importanza dei modelli

Una mostra, dunque, che si presenta come un vero e proprio punto di riferimento per gli architetti Vicenza, che hanno quindi l’occasione di ammirare alcune dei progetti di David Chipperfield Architects. A partire dagli schizzi delle fasi iniziali della fase di realizzazione di un progetto, passando per i disegni di dettaglio fino ad arrivare ai disegni costruttivi delle fasi finali, è possibile visionare anche fotografie e modelli dei progetti. Proprio i modelli sono considerati la novità più importante di questa mostra. Ben 40 sono i modelli presenti nella Basilica Palladiana e tra questi si annovera la ricostruzione di un pezzo di Piazza San Marco con le Procuratie Vecchie, il cui progetto di restauro è stato assegnato a David Chipperfield lo scorso anno dalle Assicurazioni Generali. Con l’intento di rispettare il patrimonio storico e culturale, in seguito alla ristrutturazione l’edificio verrà trasformato nella sede di The Human Safety Net, hub multiculturale ideato per esposizioni, eventi e dibattiti pubblici su problemi demografici e sociali.

La mostra David Chipperfield Architects, quindi, si presenta come un’importante punto di riferimento per tutti gli amanti dell’architettura contemporanea e in particolar modo per gli architetti Vicenza.

Fonte: Abitare

Immagini: David Chipperfield Architects

Riqualificazione architettonica: le case luminose in Sicilia

Creare un dialogo tra con la natura è il concept che ha ispirato Tuttiarchitetti per la riqualificazione architettonica di due abitazioni nei pressi di Catania.

In entrambe i casi lo studio di architettura catanese ha individuato nella luce l’elemento ispiratore, che, attraverso un design che richiama la tradizione araba e quella mediterranea, riesce a essere schermata ma non soppressa, ma protagonista indiscussa dell’intera riqualificazione architettonica.

La riqualificazione architettonica di due case siciliane

Una è situata sull’Etna a Pedara, in mezzo al bosco, mentre l’altra sul Mar Ionio ad Acireale, a picco sul mare. Punto comune di queste due abitazioni è la riqualificazione architettonica degli ambienti, sia interni che esterni, in armonia con la natura circostante. Partendo da elementi mobili di legno molto semplici, gli architetti sono riusciti a dare un nuovo volto a due abitazioni risalenti agli anni 70 e 80, originariamente prive di personalità.

La casa di Pedara

La riqualificazione architettonica della casa di Pedara vede l’utilizzo di un manto di listelli che svolgono da filtro tra l’ambiente interno e il bosco, animando la casa con un gioco di luci che varia con il passare del tempo. Il sistema di frangisole di legno che circonda questa casa consente di regolare l’illuminazione naturale e inquadrare le vedute del bosco. Quando è completamente chiuso, inoltre, la luce filtra dalle porzioni vetrate del tetto.

La casa di Acireale

La casa di Acireale, invece, presenta una doppia parete di legno che ingloba il muro originario che divide lo spazio interno dalla terrazza. Quando le ante sono aperte la luce invade lo spazio interno con tutto il suo splendore. Quando è chiuso, invece, la luce filtra dalle vetrate del tetto. Simulando invece una vera e propria eclissi, si ha l’oscurità quando un ulteriore pannello scorrevole si frappone fra il sole e la casa.

Dialogo con la natura

Come già detto, entrambe le case sono accomunate da una riqualificazione architettonica basata sul dialogo con la natura. Partendo da questo spunto è possibile vedere le città sotto una nuova luce. Esse, infatti, possiedono la capacità innata di sapersi trasformare in continuazione, rinnovando, di volta in volta.

Partendo da questi due esempi di ristrutturazioni è facile capire come è possibile fare una riqualificazione architettonica rispettando la natura. Utilizzando i giusti elementi e predisponendoli in modo accurato, infatti, è possibile portare la natura nelle proprie abitazioni e allo stesso tempo non alterare il paesaggio circostante.

Fonte: Abitare.it

Architettura a Buenos Aires: gli origami architettonici

L’architettura delle abitazioni che sfruttano gli spazi

Ottenere il massimo da pochi metri quadrati. Uno dei principali obiettivi di chi si occupa di architettura e una vera e propria necessità in città dense come Buenos Aires dove ogni porzione di terreno è davvero importante e deve essere utilizzata al massimo delle sue potenzialità.

Ph Lavalleja, il progetto di CCPM Arquitectos

Lo sanno bene Constanza Chiozza e Pedro Magnasco, dello studio CCPM Arquitectos, che hanno realizzato una piccola casa, PH Lavalleja, e un’installazione con tubi di irrigazione e neon, la Galeria Hidrica, che hanno suscitato l’interesse di molti addetti ai lavori, e non solo. Presentata nell’abito di un ciclo di iniziative riguardanti l’ecologia urbana nel quartiere della Boca, PH Lavalleja è un vero e proprio origami all’interno di una fessura tra due terreni adiacenti, che si appoggia su un piccolo volume che serve da corridoio di collegamento tra due case esistenti. Piegando la membrana esterna della nuova casa, i progettisti sono riusciti ad accatastare verticalmente una serie di stanze collegate attraverso delle scale a chiocciola vertiginose. Una soluzione davvero innovativa grazie alla quale si è riusciti ad ottenere ben 89 metri quadrati di superficie disponibile.

Città che si espandono verso l’alto

La casa richiama il profilo casuale dei tetti di lamiera tipici delle residenze a uno o due piani della zona e il profilo segmentato di questo tetto che si piega su sé stesso finisce per diventare la vera facciata dell’edificio. È visibile dalle finestre dei vicini e consente di diffondere luce naturale grazie a finestre, lucernari e tagli collocati in punti strategici, spesso al di sopra delle scale in modo tale che la luce possa penetrare in profondità verso il basso. A dare un tocco in più la struttura vi è un piccolo giardino pensile a cui si può accedere dal salotto e che va a chiudere la cornice di PH Lavalleja. Il giardino, infatti, non è situato come di solito al pian terreno, bensì è sopraelevato, in modo tale da sfruttare in modo ottimale lo spazio.

L’origami in architettura

Un vero e proprio esempio di architettura moderna, quella di PH Lavalleja, che permette di sfruttare al meglio i terreni cittadini, senza dover necessariamente rinunciare ai propri spazi. Una propensione delle case verso l’alto a cui si abbina l’arte dell’origami. Quest’ultima ha da sempre attirato a sé l’attenzione di designer e architetti, per la sua capacità di offrire un senso di rigore e perfezione. In architettura, in particolare,  avviene la trasposizione più fedele della filosofia origami, poiché oltre a riproporre l’appeal delle forme si mira a conservare l’atto della piegatura fornendo allo stesso tempo un’ottima risposta in termini di aspetto e capacità di sfruttare al meglio gli spazi ridotti. Un esempio di architettura, quello proposto da CCPM Arquitectos, che dovrebbe essere utilizzato anche in altre realtà, in modo tale da garantire a tutti delle abitazioni più spaziose anche in presenza di terreni piccoli. A volte, infatti, basta solamente mette in moto la propria inventiva e la struttura PH Lavalleja è il chiaro esempio di architettura da utilizzare in centri urbani che continuano ad espandersi verso l’alto.

Fonte: Abitare

Progetti urbani metropolitani

Ogni progetto urbano si basa su interventi volti a tradurre orientamenti di sviluppo economico, sociale e politico in un determinato spazio e ambito sociale. Si tratta in pratica di ricercare una complessità di funzioni urbane integrate che da sole non avrebbero la capacità di ottenere effetti rilevanti sulla società, se non integrati in complessi programmi di riqualificazione. Ciò che definiamo progetto urbano deve essere applicato ad una determinata e specifica porzione della città ed essere la risposta a domande locali e occasione di trasformazioni reali che fanno riferimento a specifici luoghi.

Proprio in questo contesto diventa sempre più forte il desiderio di realizzare progetti urbani in cui al centro vi siano gli animali. Nel secolo scorso, infatti, oltre il 50% degli animali del pianeta Terra è scomparso e pertanto molti progettisti iniziano a interrogarsi su come poter sviluppare nuovi piani in cui favorire la coesistenza integrata fra uomini e animali nelle nostre città.

Il progetto urbano di Parigi

A tal proposito, nel 2008, il progettista Andrea Branzi, assieme a Stefano Boeri, hanno proposto in occasione di un concorso indetto dall’allora presidente francese Sarkozy sul futuro della Grande Parigi, un programma d’intervento non espansivo sulla metropoli parigina, finalizzato al recupero e miglioramento degli spazi interni e sull’inserimento di 50 mila vacche sacre e 30 mila scimmie, liberi di girovagare nei parchi e viali di Parigi, in mezzo agli umani. Il modello alla base di questo progetto urbano prende spunto dalle metropoli dell’India, dove vacche sacre, elefanti e cammelli vivono in città assieme agli uomini. La presenza di animali liberi all’interno di un contesto urbano aiuta a ridurre lo stress e costringono a rallentare il ritmo. Può infatti capitare di vedere una vacca attraversare la strada ed essendo sacra bisogna prestare attenzione a non investirla. In primis, perché si rischia di essere multati, ma anche perché secondo la tradizione locale porta sfortuna. Questo porta di conseguenza a rallentare il proprio ritmo di vita e prestare maggiore attenzione quando ad esempio si guida.

Un modello da esportare

Oggi nelle città europee inizia a verificarsi un fenomeno per certi versi simile. Molti animali selvaggi, infatti, si spingono sempre più spesso nelle città in modo tale da poter accedere più facilmente al cibo, ma anche come conseguenza dell’espansione delle città, che ha ridotto di molto gli spazi liberi a loro disposizione. Ne sono un esempio Roma con i cinghiali, Los Angeles con i lupi e Londra con il problema delle volpi.
Si tratta quindi di elementi imprevedibili che dovrebbero essere inseriti nella definizione dei nuovi progetti urbani. L’identità della città, infatti, non è fatta solamente da monumenti e palazzi, ma soprattutto da chi ci vive. Il progetto di inserire degli animali in metropoli come quella parigina deve essere considerata come una possibilità concreta e fattibile. Gli animali, infatti, diventano parte integrante del sistema e la capacità di convivere con loro aiuterebbe a migliorare le relazioni con ciò che si ha intorno.

Si tratta quindi di un modello da esportare in tutti i progetti urbani, al fine di tutelare gli animali e rispondere all’esigenza della società moderna di rallentare il ritmo e risolvere i problemi nati proprio dalla costruzione di città avvenuta mediante piani attuativi separati.

Fonte: Domus

Architettura verticale per le terrazze di Beirut

Le meravigliose Terrazze di Beirut di Herzog & de Meuron sono la prova che i grattacieli non devono essere le enormi masse di metallo che a volte diventano. Si tratta del primo esempio di villaggio verticale al mondo.

Nella capitale più affollata e vivace del Medio Oriente, queste torri ricordano un’isola, lontana dal traffico e dalla quotidianità.

Merito del design elegante e della location invidiabile: situate sulla costa nel prestigioso quartiere residenziale Mina El Hosn, le terrazze di Beirut sembrano essere accarezzate dalle onde del Mar Mediterraneo.
Una costruzione alta 120 metri ed ospita 129 appartamenti: su ogni piano, la disposizione della terrazza aperta consente ai proprietari di camminare all’aperto con una vista ininterrotta di una città che un tempo era considerata la Parigi del Medio Oriente.

Il progetto vuole rappresentare la stratificazione storica con una sovrapposizione di strati determinati da grandi terrazze per ricavare spazi esterni che migliorano l’efficientamento energetico dell’immobile proteggendo gli spazi interni dai raggi diretti del sole e al contempo, accumulano calore da rilasciare nelle ore serali successive.

L’ingresso al piano terra, è dotato di un ampio spazio verde; e i una serie di giardini pensili puntellano la verticalità dell’edificio,

Tutti gli spazi e gli appartamenti saranno illuminati e ventilati naturalmente.

Un edificio che si spinge ai confini delle costruzioni verticali, con un risultato che lascia senza parole.