Architettura sostenibile: l’esempio di Uppgreenna Nature House

L’idea alla base del progetto della Uppgreenna Nature House è quella di creare un luogo da vivere in modo autosostenibile. Il concept prevede un cuore costituito dalla zona giorno, circondato da una serra che si configura come una conchiglia di vetro che racchiude un microclima riscaldato: questo consente di trasportare un frammento dello spazio esterno negli interni dell’edificio, coltivando piante originarie di paesi caldi.

Ridurre gli sprechi grazie alle soluzioni di architettura sostenibile

La visione alla quale si ispirano gli architetti dello studio Tailor Made arkitekter è quella della Naturhaus, sviluppata intorno al 1970 dall’architetto svedese Bengt Warne. Questa nuova modalità di vita contempla la produzione di cibo al posto dello spreco, la generazione di energia oltre al solo consumo: in sintesi, un luogo che stimola la riflessione e l’apprendimento nella direzione della cultura della sostenibilità. Il progetto è quello di creare un luogo d’incontro ispirato ai principi dell’ecologia e dell’ecosostenibilità, con un caffè, una sala conferenze e una spa dedicata a trattamenti terapeutici.

architettura sostenibile spazio

 

Architettura sostenibile e ottimizzazione degli spazi

Dove prima sorgeva un vecchio granaio è stato costruito un edificio che nella struttura esterna si ispira ai tradizionali granai svedesi, con un muro laminato di legno rosso funzionale alla riduzione della radiazione prodotta dal calore. L’ambiente del piano superiore, dal quale si gode di una splendida vista sul lago Vattern, è parzialmente circondato da una serra che si estende lungo tutto il sottotetto, con spazio per diverse piante e una temperatura che si avvicina a quella del nord Italia.

La Naturhouse dispone anche di un suo sistema di riciclo delle acque di scarico: grazie alle grandi aiuole della serra, le acque vengono purificate e le sostanze nutritive aumentate, permettendo la crescita di frutta e verdura. Un modus vivendi improntato alla filosofia del riciclo rende immediatamente chiaro come le sostanze inquinanti abbiano una ricaduta diretta su chi le produce.

Un progetto di architettura sostenibile particolarmente interessante, soprattutto per la capacità di insegnare un modo alternativo di vivere e abitare il quotidiano.

Fonte: Architettura sostenibile su archdaily
Foto: Ulf Celander

La Ant-house di mA-style Architets

ant-house concept house

La Ant-house progettata dagli architetti dello studio giapponese mA-style Architets è una casa abitata da una coppia insieme ai loro tre figli.

La casa si presenta all’esterno con una forma cubica di colore nero, mentre negli interni si passa in una dimensione completamente diversa, dominata dal giallo vivido del compensato di legno di larice: la sensazione è quella di entrare in un luogo segreto e protetto.

L’idea alla base del progetto è quella di creare spazi che rimangano volutamente ambigui nella loro configurazione, con la conseguente possibilità di viverli in grande libertà.

Segreta e protetta: ant-house è un’innovativa concept house made in Japan

Il tradizionale concetto di stanza viene rimesso in discussione: gli architetti hanno iniziato con il tracciare un semplicissimo rettangolo come struttura della casa, per poi disegnare nell’area interna linee che indicassero l’angolo cucina, il bagno, l’angolo studio con una scrivania, e un magazzino con mensole. Ogni spazio si configura come un piccolo nucleo a se stante, e al tempo stesso come corridoio per raggiungere un altro punto della casa: fra un’area e l’altra viene lasciato uno spazio libero che dà respiro e rende agevole il percorso.

 

ant-house concept house

 

La classica pianta dell’abitazione con stanze chiuse in se stesse viene sostituita da una concezione dello spazio aperto, arioso, che i suoi abitanti possono ridefinire di volta in volta a proprio piacimento. Inoltre l’assenza di barriere consente, se lo si desidera, di vedersi l’uno con l’altro mentre lo si abita.

Una particolarità del progetto dei due architetti giapponesi è il tetto a due spioventi, che crea uno spazio che durante il giorno lascia penetrare all’interno la luce del sole e il soffio del vento, e durante la notte il chiaro di luna e il suono degli insetti.

Il risultato finale vuole suggerire la struttura di un piccolo formicaio, con una pluralità di scelte a disposizione per vivere le proprie giornate di riposo, studio o lavoro.

Fonte: ant-house di mA-style Architects – Archdaily

Frontcountry: il selvaggio West di Lucas Foglia

frontcountry fotografia

Nel suo progetto Frontcountry, il fotografo Lucas Foglia racconta dell’incontro con la vastità delle terre del West americano.

In seguito a un episodio vissuto in prima persona – essere stato soccorso da un locale nel mezzo di una tempesta di neve nel Wyoming – Foglia viene colto da una consapevolezza istantanea, che sarà la base di partenza per il progetto fotografico che porterà avanti nei quattro anni successivi.

frontcountry fotografia

Il progetto fotografico

Ciò che lo colpisce, oltre all’immensità degli spazi naturali, è lo spirito comunitario che lega gli abitanti di quei luoghi. Il fotografo americano ha modo inoltre di sfatare il suo immaginario, legato alla visione un pò stereotipata della vita dei cosiddetti “nomadi cowboys  a dorso di cavallo”.

Sono due gli argomenti su cui si concentra la sua attenzione: le terre selvagge, con i rancher e gli agricoltori che le vivono, e il boom dell’attività mineraria, con le conseguenti trasformazioni del paesaggio in atto.

Foglia incontra e fotografa una donna e un uomo, lavoratori entrambi in Nevada, l’una nel settore minerario come camionista, l’altro in quello agricolo come rancher.

Alice, una madre single di Carlin, racconta con entusiasmo la sua svolta lavorativa nel settore minerario, sottolineando come, a fronte di un duro lavoro, abbia migliorato la sua situazione economica.

Tommy, affittuario insieme alla sua famiglia di un ranch a Oasis che forniva acqua potabile alla vicina cittadina di Wendover, incontra il fotografo durante la sua ultima stagione come rancher: la Newmont Mining Corporation ha acquistato il ranch dal precedente proprietario, con l’obiettivo di farne la miniera d’oro del Long Canyon.

Foglia riflette su ciò che di nuovo ha potuto apprendere, grazie ad un contatto ravvicinato con le “terre selvagge” del West: si rende conto che i “cowboys” che si aspettava di incontrare, conducono una vita diversa da quella che immaginava, con ipoteche sulla casa e una vita strettamente dipendente dalle miniere. La parola chiave che emerge è cambiamento: delle condizioni climatiche, del prezzo dell’oro, della casa e del lavoro.

L’interrogativo con il quale chiude il suo reportage è netto: cosa spinge questa gente a continuare a vivere nel West? e, allo stesso tempo, quale può essere il modo per preservare le terre abbandonate?

fonte: New York Times

Il futuro architettonico della costa in Nuova Zelanda

architettura nuova zelanda

L’imminente attuazione di un villaggio vacanza di 1500 mq, destinato a deturpare definitivamente il panorama costiero dell’estuario Kaiwaka, ha sollecitato gli architetti dello studio Cheshire Architects ad esprimersi sul futuro costiero della Nuova Zelanda.

Il risultato si chiama Eyrie Houses, due cabine di 29 mq che racchiudono la sintesi di perfetta integrazione tra natura, paesaggio e architettura.

Inserite nel paesaggio alla maniera di due monoliti rocciosi rivestiti in legno bruciato giocano su una forma prismatica che ricorda piccole imbarcazioni ormeggiate su un mare d’erba.

architettura nuova zelanda

 

Non ci sono porte, ma per entrare si sale sui massi per accedere alla finestra. La costruzione è stata al centro di molte polemiche dovuta alla mancanza di nulla osta per procedere ai lavori. Assurdo se confrontato con il gigante alberghiero situato a pochi chilometri di distanza

Ma l’esperimento sembra riuscito: sovvertendo il linguaggio stenografico queste piccole costruzioni si sono trasformate in qualcosa di più che semplici abitazioni.

Guarda il video per capirlo

fonte: cheshirearchitects.com

 

Architettura – L’appartamento alpino

architettura slovenia

Ci sono paesaggi che restano nel cuore. Sono quelli che, puntellati da costruzioni che versano in cattive condizioni, hanno un sapore che racconta il passato.

Un antico retaggio che spesso è sostituito con case di nuova fattura, mentre altre volte, sono destinati a far parte di uno stile di vita rurale e a diventare simbolo della nazione. Come accade in Slovenia, a Bohini. OFIS Archietcts progetta la riconversione di un vecchio fienile in un moderno loft.

architettura slovenia ristrutturazione

Il disegno prevede di mantenere inalterata la struttura esterna e di riammodernare lo spazio interno. Il punto di forza è la perfetta integrazione tra il piano rialzato – un tempo adibito a spazio per l’essiccazione – e il piano terra, come zona living.

Si accede all’appartamento dalla vecchia rampa che conduceva alla stalla del bestiame; la divisione degli spazi interni posiziona lungo la struttura in legno esistente zona soggiorno, sala da pranzo e camera da letto sollevata; mentre nasconde dietro una finta parete in assi verticale gli spazi ausiliari quali guardaroba, bagni, sauna, camino e cucina.

Colpo di scena, la camera degli ospiti, posta sopra alla terrazza, si affaccia verso lo spazio abitativo principale.

Tutti i rivestimenti esterni in legno e il tetto in ardesia sono state mantenute, l’unico intervento sono le perforazioni dietro finestre interne e l’apertura del portico anteriore … dalla quale non resta che rilassarsi godendosi il magnifico paesaggio delle Alpi.

fonte: http://www.archdaily.com/

foto © Tomaz Gregoric