Rigenerazione urbana e autorecupero

A Roma si varerà un piano di auto-recupero da inserire nel processo di rigenerazione urbana, la pratica attraverso cui è possibile il recupero di edifici storici o di immobili importanti per il territorio a costo zero per le finanze dello Stato.

rigenerazione urbana e recupero

Le Pubbliche Amministrazioni devono solo individuare gli edifici inutilizzati della città, assegnarli con precisi vincoli a Enti o cittadini in comodato d’uso con l’obiettivo di farli ristrutturare a proprie spese.

A Roma sono già stati individuati diversi edifici che potrebbero essere destinati a edilizia sociale: una soluzione per iniziare ad affrontare concretamente il dilagare dell’emergenza abitativa nella capitale e in tutta la regione.

Già negli anni ’90 Roma fu portavoce di un’operazione di auto-recupero urbano, in cui furono stipulati 12 accordi per il recupero di strutture degradate.
I tecnici comunali incaricati alla verifica dei lavori concordarono sulla buona riuscita dei lavori che “erano stati fatti a regole d’arte, meglio che quelli ordinari e a un costo inferiore.”

Una storia di successo che tutela il territorio senza un ulteriore consumo del suolo.

Per saperne di più: tekneco.it

Orizzonte Verde, un modo di vivere Jesolo

Orizzonte Verde – un nuovo modo per vivere le vacanze a Jesolo

L’intera area di Orizzonte Verde, collocata nell’estremità orientale dei lidi jesolani e delimitata dalla foce del Piave, limite fisico e punto privilegiato di relazione con l’acqua, comprende una superficie di 614.000 mq, di cui 125.620 mq coincidono con l’area del Parco, mentre i restanti 411.344 mq sono destinati al complesso residenziale turistico. Nell’intera area del parco si sviluppa una realtà boschiva mista, tipica delle zone limitrofe al mare, formata da specie diverse, arbustive o arboree, che nascono e prosperano sul terreno sabbioso della zona. Tra queste ci sono, a titolo di esempio, il leccio, la tamerice, la ginestra e alcune specie di quercia.

Fonte: www.orizzonteverdejesolo.com

Columbia University

 

Il campus della University of British Columbia di Vancouver occupa un lembo di terra circondato su tre lati dalle acque dello stretto di Georgia e diviso dalla città da un’ampia riserva naturale.  Lo spazio aperto che protegge e isola il campus si infiltra e si frammenta tra le strutture universitarie diventando spazio pubblico e disegnando una trama che mette in relazione l’acqua con il bosco, il mare con il parco, il mondo accademico con la città e la natura. La nuova sede della facoltà di scienze farmaceutiche si trova su uno degli assi che dal mare portano alla riserva naturale a est: luogo di passaggio, ma anche di sosta per lo scambio e l’incontro. è lo spazio aperto che struttura, scava e dà forma al nuovo edificio, sono i materiali e le trame del vuoto a disegnarne le superfici e i volumi.


Il riferimento al bosco è chiaro in ogni scelta progettuale: dall’attacco a terra, al sistema di cavedi che porta luce nell’edificio, alla scomposizione della facciata simile a quella geometrizzata delle foglie mosse dal vento, come in una astrazione di Mondrian.
Il sole che colpisce le foglie, il vento che le fa ondeggiare restituiscono un’immagine delle chiome sempre mossa e vibrante: i volumi a sbalzo più o meno arretrati della facciata sud-occidentale, alcuni esposti alla luce, altri in ombra, imitano la dinamicità delle fronde mosse dall’aria.

Fonte: www.theplan.it

La Scuola Altoatesina tra natura e artificio

Esiste una scuola altoatesina di architettura? No, se in senso stretto intendiamo per scuola un gruppo organizzato di architetti che si ispira a un maestro o a più maestri riconosciuti, condivide una poetica, si presenta al pubblico attraverso iniziative comuni, fa riferimento a una sede universitaria e proselitismo tra gli studenti di architettura.


Eppure, in un senso meno stringente, si può parlare di una scuola altoatesina. A contraddistinguerla sarebbero due fatti. Il primo è che da un decennio a questa parte vi è nell’area geografica che ha come epicentri Bolzano, Vipiteno e Bressanone un’eccezionale fioritura di architetture di qualità. Dovuta a enti pubblici efficienti che hanno saputo moltiplicare le risorse a disposizione – spesso generose per l’autonomismo di cui gode il territorio – mantenendo alta la domanda edilizia, e a un’imprenditoria privata pronta a investire in settori innovativi, puntare sulla sostenibilità e il risparmio energetico, valorizzare i materiali naturali e in primo luogo il legno e che, invece di entrare in crisi come in altre regioni d’Italia, è stata capace di rilanciare il settore delle costruzioni. Il secondo motivo è che in quest’area si sta operando in maniera originale l’esperimento di coniugare linguaggio moderno e attenzione alla natura con una nuova versione dell’architettura organica.

La Casa smontabile

Nessuna luce elettrica. Solo un telaio in legno di larice giapponese, rivestito esternamente da poliestere e internamente da una membrana in fibra di vetro. Tra questi due strati, si trova un materiale isolante realizzato riciclando le bottiglie di plastica Pet, in grado di filtrare la luce del sole. È tutto questo, e molto altro, la casa sperimentale, smontabile e traslucida, pensata per sfruttare al massimo la luce naturale e il suo calore nel freddo clima di Hokkaid?, Giappone. Si chiama Meme Meadows ed è stata partorita dalla mente degli architetti del celebre studio Kengo Kuma and Associates

Fonte: www.greenme.it