Micro architettura ecologica

La casa compatta di Muji

Il sogno green di abbattere l’economia del mattone, per preferire abitazioni più ecologiche ed eco-compatibile, senza ingombri, senza obblighi è un sogno sempre più vicino alla realtà.

A renderlo attuale ci ha pensato Muji, brand giapponese no-logo, che alla Tokyo Design Week presenta la prima vera casa compatta (solo 9 mq.), prefabbricata e low-cost.

La progettazione è minimal e funzionale, come ci si aspetta da un prodotto Muji:
una grande porta scorrevole in vetro (originariamente progettata per un negozio) regala grande luminosità, mentre la ventilazione è affidata alla piccola finestra posta sul retro.

La struttura è interamente realizzata in legno giapponese, le pareti esterne sono trattate con un metodo shou sugi di “carbonizzazione” un materiale isolante usato per le antiche navi del Sol Levante, atto a prolungare la durata del materiale e a renderlo maggiormente resistente agli agenti atmosferici, impermeabile e ignifugo.

Anche gli interni, in cipresso non trattato e compensato, sono lineari e puliti: un design minimale che lascia libertà di finitura ai proprietari.

Fondamenta in calcestruzzo, infine, isolano dal terreno e migliorano la durata della struttura.

La casa ha una veranda sull’ingresso, adatta a ospitare 3-4 persone.

Quando sarà possibile acquistarla?

L’obiettivo Muji è di metterla in commercio entro la fine dell’anno al costo di 21.000 sterline

Leggi l’articolo originale su Dezeen

Federico Babina: un secolo raccontato attraverso le case

Federico Babina è un architetto/designer multitasking bolognese.
Attraverso le sue opere crea un dialogo tra la casa e i personaggi che vuole raccontare.

Architale, per esempio, narra i personaggi delle fiabe attraverso le loro abitazioni: il naso di Pinocchio, l’ago della Bella Addormentata, la mela di Biancaneve o la lampada di Aladdin.

Guarda tutte le illustrazioni di Architale

In “Archidirector” sceglie di mettere in luce il filo sottile che lega gli architetti ai registi.

“I registi sono gli architetti del cinema”,

dice Babina in un’intervista.
E lo sono nel momento in cui, le storie che creano e che ci incollano allo schermo, sono luoghi che accolgono lo spettatore per tutta la durata del film.

27 case immaginarie per 27 registri tra i più famosi, da Antonioni ai Fratelli Coen.
Babina trasforma in forme architettoniche l’espressione artistica di ogni registra, dove ogni dettagli ne sottolinea la personalità, il linguaggio, lo stile.

Tutte le illustrazioni di Archidirector

Stessa tecnica anche per la ridefinizione degli stili di “Archistyle
Una cronologia di movimenti architettonici nello stile che Babina ci ha abituato a iper-scrutare, dove Bauhaus, decostruttivismo,, Futurismo ed Espressionismo, si lasciano ammirare e comprendere.

Infine l’ultimo lavoro, più critico e dilaniante.
“Archiatric” comprende 16 opere architettoniche che rappresentano differenti malattie, dove l’artista, attraverso le sue forme surreali, racconta il dramma di chi vive queste realtà

Co-housing solidale, l’abitare collaborativo

co-housing milano

co-housing milano

Il co-housing, è la forma dell’abitare che racchiude nuovi valori del vivere l’abitazione in modo diverso, inclusivo, relazionale, solidale ed ecologico, praticare nuove forme di aggregazione, costruire reti di competenze professionali trasformandole in tal modo da individuali a collettive.

Una realtà che, lentamente sta prendendo piede anche in Italia.

Co-housing in Italia

Si parla di co-housing per la prima volta in Scandinavia all’inizio degli anni ’60, successivamente il fenomeno si allarga al resto del Nord Europa e agli Stati Uniti, in Italia il concetto di abitare collaborativo prende piede solo negli ultimi anni.
Infatti, se è pur vero che in Italia esistono da molti anni molteplici esempi di edilizia abitativa cooperativistica, il concetto di co-housing risulta in realtà fondamentalmente diverso e nuovo nel nostro paese.

Allo stesso modo non è nemmeno la riproduzione sotto mentite spoglie della “comune” di derivazione sessantottesca.

In sostanza il co-housing è una specie di condominio costituito da un gruppo di vicini che hanno singole abitazioni ma che partecipano ad un progetto di condivisione di spazi, servizi, tempi e, fondamentalmente, valori.
Agli spazi delle abitazioni private si aggiungono spazi interni ed esterni di solito utilizzati come lavanderie, mense, laboratori per lo svago di adulti e bambini, biblioteche/librerie, nidi familiari, orti comunitari, fino al car-sharing a seconda delle esigenze delle famiglie dell’abitato.
La rete di protezione, intesa non come recinto perimetrale bensì unione delle necessità-disponibilità, si allarga rendendo il co-housing una sorta di “villaggio” in cui tutti si conoscono e si relazionano in modo propositivo alle esigenze dei vari abitanti.

Co-housing e valori condivisi

Alla base della scelta per il co-housing risulta fondamentale l’accettazione del concetto di sostenibilità, articolato nel suo aspetto sociale, il recupero quindi di rapporti umani basati sul rispetto e la comunicazione atti ad aumentare il benessere e l’armonia di tutti, ambientale, praticare comportamenti rispettosi dell’ambiente dalla costruzione della casa alla cura delle aree verdi, ed infine economico, ridurre gli sprechi riparando e auto-producendo.

Base Gaia, il co-housing a Milano

co-housing base gaia
Base Gaia – i fondatori

Il progetto di co-housing Base Gaia si innesta su un territorio, quello milanese, che ha già visto crescere esperienze di questo tipo ma, in realtà, risulta innovativo se non altro per la filosofia che ne sta alla base.
Se, infatti, gli altri co-housing del territorio sono scaturiti da progetti che vedevano coinvolti costruttori privati, unità di ricerca della facoltà di design di Milano e cohousing.it, Base Gaia è l’esito di un processo ideato e auto-organizzato dai partecipanti che lo abiteranno.

Il progetto Base Gaia è quindi il risultato non di singole adesioni ad un progetto pre-esistente di co-housing ma la libera associazione di un gruppo di nuclei famigliari, inizialmente 4 arrivati successivamente a 10, che ha dapprima sentito l’esigenza dar vita a nuove forme dell’abitare, poi l’ha condivisa ed organizzata con altri fino a progettarla fattivamente.

Un percorso, va da se, non velocissimo, non fosse altro per arrivare al numero sufficiente dei nuclei familiari e per rintracciare i professionisti, architetto commercialista e avvocato, adatti a recepire in pieno la filosofia di tutta l’operazione.

Una gestazione lenta insomma che, invece di fiaccare i sogni degli aderenti a Basa Gaia, è stata l’occasione per confronti serrati sulle modalità dello stare assieme, sulle necessità architettoniche della casa, di creare rete ancor prima dell’abitare assieme.
L’esperienza auto-organizzativa di Base Gaia crea un nuovo modello all’interno del già innovativo mondo del cohousing, evidenziandone la capacità auto-rigenerativa e valorizzandone l’intrinseca progettualità dal basso.
Un modello di co-housing cooperativo, si spera, sempre più replicato perché come dicono gli stessi abitanti di Base Gaia

“…condividere un percorso condiviso per un abitare collaborativo significa essere disposto a intrecciare vite, esperienze, storie, abitudini e interessi, perché questo diventi un motore di energia pulita e rinnovabile in tutti i sensi”

Fonte: www.vita.it