Architettura invisibile, un libro aperto sulla scogliera

Affacciata sulla scogliera del Golfo della Manica , a Senneville-sur-Fécamp, e protetta dai venti dell’oceano grazie alla posizione nascosta di un terrapieno, una piccola casetta custodisce pile di libri e colonie di gatti.

I proprietari non si accontentano di tanta pace e desiderano un luogo in cui poter leggere, scrivere e sognare, lontani dalle spesse mura di pietra che li circondano. “Alla fine di un vicolo cieco, in cima ad una rupe, alla fine del mondo … “ dicono.

E’ bastato guardare bene la struttura della casa per rivalutare un piccolo spazio, sospeso tra gli alberi e collegato alla casa da una scala.

Un luogo inattivo, da cui si gode del panorama del paesaggio e dell’oceano sottostante.

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architettura invisibile dell’architetto Antonin Ziegler

Lo spazio è libero su tre lati, aperto come un libro sul paesaggio.

Proprio questo spazio fornisce all’architetto Antonin Ziegler l’idea di stravolgere i canoni architettonici e creare uno spazio unico, speciale.

Per prima cosa semplifica la forma architettonica:

  • elimina la pendenza del tetto e riveste le pareti di legno
  • modifica le dimensioni delle finestre, creando un formato insolito e non convenzionale che occulta la struttura e si apre completamente sull’esterno.

Lo riempie di librerie e lascia alla natura circostante il compito di completare l’arredamento.

Si crea così un gioco di “trasparenze” appena svelate che inserisce la casa in un contesto quasi astratto, che ex nihilo, tende a far scomparire l’edificio, così com’è perfettamente integrata al paesaggio.

fonte

Il cemento e l’Italia: il fenomeno delle città diffuse

http://pixabay.com/it/cemento-calcestruzzo-costruzione-406822/

Negli ultimi 20 anni in Italia abbiamo subito il fenomeno dello Sprawl urbano, città diffuse che si sviluppano in maniera rapida e disordinata soprattutto nelle periferia causando una elevata dispersione di terreno.

Lo sfruttamento del territorio unito alla bassa densità abitativa di queste aree (gli edifici sono realizzati con un numero limitato di piani e separati tra loro da strade o parcheggi) danno come risultato una urbanizzazione ad un tasso superiore rispetto all’effettivo incremento della popolazione.

Il risultato che emerge dagli studi Istat è che oggi in Italia gli appartamenti inutilizzati sono più di 7 milioni (quasi 20 milioni di stanze vuote!) che nell’ultimo decennio ha visto un’impennata del 350%

Tutti dati forniti dall’Istat li puoi trovare qui

Statisticamente possiamo affermare 1 appartamento su 4 è vuoto (il 25% delle abitazioni!) con picchi che raggiungono anche il 40% in alcune regioni del Sud.

http://pixabay.com/it/cemento-calcestruzzo-costruzione-406822/
@pixabay.com

Ma perché questa continua corsa a costruire città diffuse?

Anche se i numeri mostrano un declino demografico e socioeconomico, nel nostro paese si continua a costruire principalmente per ragioni finanziarie: “le unità abitative fungono da basi per “per “costruzioni virtuali” di fondi d’investimento o risparmio gestito” grazie anche a leggi che lo hanno permesso.”

Podere Navigliano: un nuovo linguaggio nella ristrutturazione

Torniamo ad occuparci delle creazioni di Smallness, l’idea imprenditoriale che sviluppa progetti di architettura e urbanistica sostenibile e partecipata, raccontando del recupero del casolare di Podere Navigliano, in provincia di Siena.

Il progetto architettonico

Il progetto ha previsto la ristrutturazione dell’antico casolare di 600 mq con l’obiettivo di definire un nuovo linguaggio architettonico, in grado di dialogare con la natura circostante, la storia e la riscoperta degli elementi della tradizione.

La ristrutturazione vede nella nuova pavimentazione l’elemento caratterizzante dell’intervento, utilizzato quasi per raccontare l’antica destinazione delle diverse stanze:

  • il piano terra e i locali di servizio riproducono una sorta di pavimentazione in terra battuta grazie all’uso di una particolare resina;
  • il cotto di bassa qualità delle stanze al primo piano è stato sostituito da un mix di cotti di recupero di diverse provenienze e miscelati in un nuovo pattern;
  • anche i legni delle stanze al piano superiore sono stati sostituiti da un mix di assi e legni di recupero che, uniti ad un disegno tradizionale a rombi e croci, crea un effetto contemporaneo e non convenzionale.

L’uso dell’acciaio, indispensabile elemento di finitura, è stato utilizzato per esaltare gli interventi di restauro, senza cercare di nasconderli ma trasformandoli in protagonisti.
Solo la facciata d’ingresso è stata modificata con l’introduzione di una gelosia che serve per illuminare le scale retrostanti, mentre, le pareti interne restano inalterate e rivestite in calce per evidenziare la bellezza del materiale originale.

 Quale futuro per Podere Navigliano?

La ristrutturazione di Podere Navigliano e il nuovo assetto costruttivo ospiterà un’abitazione unica: il piano terra che ospitava i locali di servizio per l’agricoltura saranno adibiti a locali di servizio per il vivere moderno (tavernetta, SPA, garage …); una zona giorno che godrà della vita a 360° sulle crete senesi e le torrette al piano superiore che ospiteranno le suite di maggiori pregio.

scopri di più: http://divisare.com/projects/275469
Photo by Fabio Mantovani. © Ciclostile Architettura

Bosco verticale di Milano

Si torna ancora a parlare della Milano dell’innovazione in tema di design: il bosco verticale progettato da Stefano Boeri vince l’International Highrise Award 2014.

Stefano Boeri, classe ‘56, professore di Urban Design al Politecnico di Milano definisce il suo progetto come un riconoscimento all’innovazione nell’ambito dell’architettura, che propone un nuovo modo di abitare che concilia comfort e centralità con l’armonia di vivere in mezzo alla natura.

Adiacente al parco dei Giardini di Porta Nuova, il Bosco Verticale di Boeri è composto da due grattacieli residenziali su cui crescono oltre 1.000 piante.
Le due torri ospiteranno 113 famiglie e sarà in grado di accogliere fino a 100 diverse specie di vegetali, inclusi 800 alberi fra i 3 e i 9 metri di altezza, 11.000 fra perenni e tappezzanti, 5.000 arbusti.
Un posto in cui mettere radici, insomma, capace di rigenerare l’ambiente e riqualificare l’urbanizzazione.

Ci auguriamo che sia l’inizio di un nuovo linguaggio architettonico in cui la natura sia parte integrante delle città metropolitane

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La rivoluzione copernicana degli uffici: coworking Copernico

Si chiama Copernico l’esperimento di coworking più grande d’Italia: una città nella città di 15 mila mq dedicati ai professionisti, alle start-up e alle aziende innovative.

Un luogo circondato da 2000 mq. di parco che ospiterà – a partire da gennaio 2015 – uffici flessibili, spazi comuni, sale meeting e aree pubbliche per condividere momenti di relax e svago come cinema, palestre e lounge

Il progetto di riqualificazione urbana della società Halldis vuole trasformare la zona di via Copernico in un punto di incontro tra tradizione ed novità, creando un ecosistema che nutra e supporti l’intera filiera dell’innovazione, accreditando in questo modo – proprio nell’anno di Expo – Milano quale centro internazionale della modernità.

Ma la rivoluzione non sarà ad uso esclusivo del business: l’iniziativa di coworking Copernico è originale perché vuole mescolare insieme, nella stessa casa, professionisti, free-lance e il mondo delle Università, senza dimenticare gli abitanti di questa zona di Milano, che potranno accedervi se ne faranno richiesta.

A vivacizzare questo nuovo polo ci saranno un ristorante bio e decine di vetrine: ma non sarà l’ennesimo centro commerciale, bensì la possibilità di avere accesso a offerte e servizi assolutamente innovativi. Proprio come succede per la Factory di Berlino o per NeueHouse a New York.

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