Palazzo Garzoni Moro, residenze prestigiose a Venezia

Torna alla sua originale destinazione d’uso Palazzo Garzoni Moro, il prestigioso immobile che fu dimora della dinastia dei Garzoni nel XV secolo.

il contesto

Edificato nella seconda metà del XV secolo, Palazzo Garzoni Moro è un sontuoso immobile storico veneziano affacciato sul Canal Grande. L’antico edificio, a seguito di un accurato intervento di ristrutturazione curato dal Gruppo Motterle, ritorna alla sua originaria destinazione d’uso residenziale andando in controcorrente rispetto al trend predominante che vede la maggior parte delle riconversioni di palazzi storici per un uso turistico-alberghiero.

Costruito su una superficie complessiva di circa 3.600 metri quadrati, il palazzo si caratterizza per la luminosa imponente facciata in stile tardogotico. Il Palazzo è dotato di ben 216 finestre tra quadrifore ad arco acuto e monofore.

residenze prestigiose a Venezia

I primi otto appartamenti ricavati dall’opera di riqualificazione saranno disponibili dal prossimo autunno ed avranno una metratura compresa tra 100 e 200 metri quadri. Tra le caratteristiche che rendono unica questa costruzione, oltre al fatto di essere nel cuore di Venezia, vi sono la posizione emergente rispetto ai palazzi adiacenti con accesso disponibile da tre lati e la presenza di un giardino segreto ornamentale nella corte interna, un angolo riservato e quasi misterioso.

Riguardo gli interni, i piani nobili sono impreziositi da affreschi originali perfettamente conservanti ed affiancati da stucchi, ornamenti ed altre decorazioni di pregio.

Tradizione conservata, dunque, ma anche contemporaneità, con scelte tecnico-impiantische all’avanguardia in fatto di isolamento acustico, termico, sistemi di sicurezza e domotica.

da adtoday.it

Bioedilizia: è la Posidonia la nuova risorsa

La Posidonia, una pianta marina indispensabile per gli ecosistemi del Mediterraneo e per combattere l’erosione delle coste, potrebbe diventare una risorsa indispensabile anche per la bioedilizia sostenibile.

Lo sostengono l’imprenditrice Daniela Ducato e Alessio Satta, direttore generale dell’Agenzia Conservatoria delle Coste dell’assessorato alla difesa dell’ambiente della Sardegna, con un progetto finalizzato alla realizzazione di una fibra intelligente – una lana di mare – ricavata proprio dall’alga accumulatasi sulle coste.

La fibra, già brevettata da Edilana Group, è stata sfruttata da Edimare per la realizzazione di tetti ad alta efficienza termica che, uniti alla lana di pecora, consentono un risparmio fino al 30% in più rispetto al legno e ad altri materiali isolanti naturali.

i vantaggi per la bioedilizia

Ma i vantaggi della Posidonia non finiscono qui: l’alga infatti assorbe la CO2, ha buone capacità termoisolanti, è atossica, la sua salinità la rende inattaccabile da muffe e umidità, ed è in grado di assorbire vapore acqueo e riemetterlo senza perdere le sue proprietà termoisolanti.
Per la trasformazione della lana di mare saranno utilizzate solo colonie di poseidonia spiaggiata, cioè quella che potrebbe rappresentare un problema per lo smaltimento, senza intaccare l’ecosistema marino.
In questo modo si ottimizzano i costi di smaltimento fino ad oggi a carico dei Comuni, che passano alla Conservatoria delle Coste.

L’iniziativa avviata riguarda Alghero, cittadina dove il surplus di Posidonia ha causato in alcuni siti problematiche ambientali e igienico-sanitarie, generando costi di smaltimento di circa 1.000.000 di euro, e in fase sperimentale ad Arborea (OR) e Villasimius (CG).

Fonte: Ambientebio

Premio Riuso – fino al 26 settembre

Fino al 26 settembre è possibile partecipare al Premio Riuso _3.

Il premio patrocinato da Ance, Legambiente ed Anci, è rivolto a  architetti e ingegneri, Universitá, Enti, Fondazioni e Associazioni, sará presieduta da Leopoldo Freyrie, presidente degli architetti italiani e composta da Danilo Vespier, Rpbw Renzo Piano Building Workshop, Tommaso Dal Bosco, Anci, Edoardo Zanchini, Legambiente, Nicola Leonardi, The Plan.

Soggetto di questa terza edizione sarà laTrasformare e rigenerare le aree urbane, insomma, nel rispetto del territorio e del suo consumo. Sono queste le priorità che i professionisti del settore stanno promuovendo attraverso studi, ricerche e proposte legislative, come leva strategica per riattivare il mercato e agganciare la ripresa.

La premiazione, che è anche patrocinato da Ance, Legambiente ed Anci, si terrá ad ottobre nel corso di Saie 2014.

scopri di più: tekneco

 

SolarSharing: fotovoltaico a distanza

Un nuovo modello di investimento si impone nel mercato: sono le cooperative energetiche, gruppi di cittadini che si uniscono per produrre energia sufficiente per coprire il proprio fabbisogno. Cooperative piccole ma in rapida espansione, come dimostra Energyland, a Verona, che unisce 100 famiglie del luogo con impianto da 1 MW e che ha dato inizio al programma SolarShare.

SolarShare è un impianto fotovoltaico “social” che supera il gap territoriale e che pertanto può essere aperta a tutti coloro che sono intestatari di un contatore, indipendentemente dalla vicinanza territoriale o dalla proprietà della casa.

La base di partenza è di 500 soci per un  costo complessivo di € 1.500.000. Il business plan è semplice: si tratta di vendere l’energia al miglior grossista e con i ricavi pagare le bollette ai soci a prezzi di borsa. Ogni socio può comprare massimo 6 quote in base ai propri consumi, e ha diritto a un quantitativo di energia proporzionale alle quote possedute. Mediamente è possibile ipotizzare un rientro dell’investimento in circa 10 anni.

Un’iniziativa importante perchè diffonde il nuovo concetto di Energy Community: “utenze energetiche che decidono di fare scelte comuni per soddisfare il fabbisogno energetico e massimizzare i benefici di un approccio “collegiale”. Uno dei principali elementi dell’evoluzione del sistema elettrico verso la Smart Grid, come sottolinea l’ultimo Report dedicato al tema dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano.”

Alcuni esempi di Energy Community in Europa:

  • Ecopower in Belgio conta oltre 45mila soci per 26MW di impianti installati e 95milioni di  kWh prodotti;
  • In Germania circa 80mila famiglie partecipano a cooperative energetiche che detengono oggi circa il 50% della capacità produttiva di energia da fonte rinnovabile

per saperne di più: casa24.ilsole24.com

casa passiva: passivhaus

Recuperare energia dagli elettrodomestici e dalle persone che abitano in casa è la sfida di Passivhaus, la casa passiva, nuova frontiera del risparmio energetico per le abitazioni sostenibili.

Cos’è la casa passiva Passivhaus

E’ una abitazione che garantisce il benessere termico degli ambienti riciclando il calore degli elettrodomestici, delle persone e delle fonti di energia alternativa. Grazie ad una pompa di calore geotermica immessa nel sistema di ventilazione recupera l’energia prodotta all’interno della casa risparmiando il 90% rispetto a quanto abitualmente consumato.

“È stato calcolato, infatti, che una casa passiva ha bisogno in media di 1,5 litri di carburante (equivalenti a circa 15 Kwh) per metro quadrato di superficie abitativa, contro i 10-12 litri consumati da una casa tradizionale per il solo riscaldamento.”

Le caratteristiche

Quando i ricercatori Wolfgang Feist e Bo Adamson si misero a studiare il progetto nel 1988, scoprirono che sarebbe stato sufficiente combinare in maniera coordinata pareti coibentate, infissi termici, una migliore esposizione solare, un impianto di ventilazione in grado recuperare calore durante la circolazione dell’aria tra interno ed esterno, l’utilizzo di materiali di costruzione di alto livello qualitativo per migliorare di molto l’efficienza energetica degli edifici.

Attualmente le case passive sono solo poche migliaia, principalmente dislocate nel Nord Europa, ma qualche esempio si trova anche in Italia. Ne è un esempio l’eco-hotel Bonapace di Torbole, sul lago di Garda, il primo ad essere stato certificato in Europa e il secondo al mondo.

per saperne di più:

lastampa.it
tuttogreen.it