Abitare sostenibile: il vincitore del PAT 2019

Lo Studio Milesi & Archos con la realizzazione in chiave sostenibile della Foresteria del Monastero di Siloe ottiene il PAT Premio Architettura Toscana 2019

La comunità monastica di Siloe a Poggi del Sasso nel grossetano sorge all’interno di un paesaggio prettamente toscano in cui si alternano oliveti e vigneti, per questa ragione il progetto realizzato dallo studio Edoardo Milesi & Archos che prevedeva la costruzione della foresteria ha lavorato in chiave sostenibile, arrivando a rispettare interamente i criteri di bioarchitettura.

Si tratta di cinque unità abitative indipendenti l’una dall’altra all’interno delle quali possono essere alloggiati gli ospiti che occasionalmente visitano la comunità monastica. L’idea della foresteria nasce con la volontà di intervenire il meno possibile sul paesaggio, sfruttando a proprio beneficio la conformazione del terreno e i dislivelli dell’area interessata per creare strutture abitative realizzate interamente in legno capaci di sposarsi con la natura, arrivando a modificarsi con il tempo quasi si trattasse di un elemento del paesaggio.

L’appoggio a terra delle singole unità, infatti, è stato studiato per evitare di modificare la conformazione del terreno offrendo comunque la possibilità di godere del paesaggio circostante. La realizzazione ha previsto l’utilizzo di materiali interamente riciclabili, il legno è il vero protagonista impiegato nella costruzione dell’intera struttura sia a livello portante ma anche per tamponamenti, pareti, solai e copertura.

Ciascuna unità dispone di una camera con bagno, zona cottura e balcone rivolto a nord con una loggia sul lato opposto. Sul lato nord-ovest si concentrano infatti i punti luce valorizzati da superfici vetrate per trarre il massimo beneficio dalla luce naturale, al contrario il prospetto sud è costituito da facciate temponate. I criteri di bioarchitettura sono stati rispettati non solo a livello di materiali, ma anche per quanto riguarda i requisiti per le barriere architettoniche. Serramenti e pavimentazione in larice si presentano con il legno allo stato di ossidazione naturale, per conferire maggiormente l’idea di una forma di abitare sostenibile inserita in modo coerente nel contesto naturale.

Il progetto della Foresteria del Monastero di Siloe dello Studio Milesi & Archos, grazie a queste scelte sostenibili, ha vinto il premio della II edizione del Premio Architettura Toscana PAT del 2019 nella categoria Nuove costruzioni.

Fonte: Professione Architetto

Design internazionale: distilleria Macallan

La distilleria Macallan, uno dei whisky più ricercati al mondo apre le porte ai visitatori in un nuovo edificio che svela i processi produttivi e accoglie i visitatori nello splendido paesaggio sulle colline dello Speyside, (Highlands scozzesi), nella tenuta a Easter Elchies.

Un esempio di design internazionale che conferma l’attenzione della Scozia per l’architettura in sinergia con il territorio.

Un edificio che unisce la tradizione alle migliori tecnologie: progettato dallo studio di architettura Rogers Stirk Harbour + Partners, l’edificio è costato 140 milioni di sterline e occupa un antico mulino vittoriano, storicamente utilizzato per produrre carta per banconote.

Le serre scultoree sono tutt’oggi occupate per la coltivazione di erbe officinali utilizzate nel processo di distillazione.

La struttura si riconosce per la forma ondulata e i tetti curvi coperti di fiori selvatici, così da inserirsi con discrezione all’interno del paesaggio circostante.

All’interno le volte del tetto a cupola sono lasciato a vista, per bilanciare gli elementi naturali con la natura industriale della distilleria.

Il tetto è l’elemento di novità del progetto architettonico: supportato travi in acciaio e realizzato con 380.000 legni increspati disposti in forma geodetica.

Internamente, infatti, una serie di celle di produzione sono disposte in linea con un layout a pianta aperta che rivela contemporaneamente tutte le fasi del processo di produzione.

Queste celle si riflettono sopra l’edificio sotto forma di un tetto in legno leggermente ondulato.

Dall’esterno, le grandi finestre in vetro che raggiungono il soffitto, lasciano intravedere i fermi in rame, riproduzioni esatte dei primi fermi usati dall’azienda nel 1924.

L’esperienza del visitatore inizia con un’introduzione a The Macallan in un’area espositiva e in una galleria, prima di procedere attraverso una sequenza di spazi che seguono la storia della produzione del whisky. I materiali naturali – pietra locale, legno e il tetto del prato vivente – così come il design del paesaggio non solo evocano l’ambiente e gli ingredienti della produzione di whisky, ma servono anche a fornire un viaggio suggestivo per il visitatore.

Se siete in viaggio nelle Highlands scozzesi, la distilleria Macallan è una tappa obbligatoria.

Fonte: boty.archdaily.com

Architettura e territorio

Architettura Borgo Maggiore Studio Motterle

L’esempio di Borgo Maggiore

Arroccato sul monte Titano, nella Repubblica di San Marino, l’antico Borgo Maggiore necessitava di una riqualificazione architettonica adeguata che coniugasse la necessità di nuovi servizi per la cittadinanza alla funzionalità necessaria alla crescita del turismo.

Architettura Borgo Maggiore Studio Motterle

Mantenere il carattere autentico dei materiali e del contesto in cui il Borgo è inserito è stato il parametro di valutazione della Giuria di valutazione del progetto.
L’architetto Mariarita Menicucci è riuscita a coniugare ed enfatizzare questi aspetti proponendo un doppio intervento:

  • 5 livelli di parcheggio parzialmente ipogei coperti da piante e arbusti posti sotto la stazione della funivia
  • un piazzale per autobus e accesso residenti sotto il borgo stesso.

L’architettura sviluppata ha mantenuto la pietra protagonista di tutti gli  elementi costruttivi.

Il progetto prevede la creazione di un contenitore di nuove funzioni utili alla comunità di Borgo Maggiore e una quinta architettonica, rappresentativa del territorio che funge da trait d’union tra i caratteri della tradizione e della modernità.

Nel progetto, gli spazi pubblici sono disposti a diverse quote altimetriche: in questo modo diventano spazi funzionali alla sosta e alla congiunzione con i diversi piani. La connessione tra loro è resa possibile da un sistema di gradini esterni e impianti di risalita meccanizzata interni.

Il carattere ecologico de progetto è espresso dai molteplici alberi e agli arbusti che creano aree verdi in continuità percettiva con il bosco circostante.
Mediante l’uso della geotermia, infine, sarà possibile ridurre i consumi energetici da fonti non rinnovabili.

Un progetto architettonico che è stato apprezzato per la funzionalità degli spazi, per l’accessibilità, per l’integrazione con il territorio e la possibilità di cantierizzazione per fasi, che mantiene un buon numero di posti così da non creare disagi durante la fase di costruzione.

Un team di architetti

Il progetto ha visto la collaborazione di un team di architetti e paesaggisti composto da Mariarita Menicucci, Diego Zoppi, Fabio Berruti, Francesca Marcon, Fabio Marasso e Gianmaria Grasso

Progetti urbani metropolitani

Ogni progetto urbano si basa su interventi volti a tradurre orientamenti di sviluppo economico, sociale e politico in un determinato spazio e ambito sociale. Si tratta in pratica di ricercare una complessità di funzioni urbane integrate che da sole non avrebbero la capacità di ottenere effetti rilevanti sulla società, se non integrati in complessi programmi di riqualificazione. Ciò che definiamo progetto urbano deve essere applicato ad una determinata e specifica porzione della città ed essere la risposta a domande locali e occasione di trasformazioni reali che fanno riferimento a specifici luoghi.

Proprio in questo contesto diventa sempre più forte il desiderio di realizzare progetti urbani in cui al centro vi siano gli animali. Nel secolo scorso, infatti, oltre il 50% degli animali del pianeta Terra è scomparso e pertanto molti progettisti iniziano a interrogarsi su come poter sviluppare nuovi piani in cui favorire la coesistenza integrata fra uomini e animali nelle nostre città.

Il progetto urbano di Parigi

A tal proposito, nel 2008, il progettista Andrea Branzi, assieme a Stefano Boeri, hanno proposto in occasione di un concorso indetto dall’allora presidente francese Sarkozy sul futuro della Grande Parigi, un programma d’intervento non espansivo sulla metropoli parigina, finalizzato al recupero e miglioramento degli spazi interni e sull’inserimento di 50 mila vacche sacre e 30 mila scimmie, liberi di girovagare nei parchi e viali di Parigi, in mezzo agli umani. Il modello alla base di questo progetto urbano prende spunto dalle metropoli dell’India, dove vacche sacre, elefanti e cammelli vivono in città assieme agli uomini. La presenza di animali liberi all’interno di un contesto urbano aiuta a ridurre lo stress e costringono a rallentare il ritmo. Può infatti capitare di vedere una vacca attraversare la strada ed essendo sacra bisogna prestare attenzione a non investirla. In primis, perché si rischia di essere multati, ma anche perché secondo la tradizione locale porta sfortuna. Questo porta di conseguenza a rallentare il proprio ritmo di vita e prestare maggiore attenzione quando ad esempio si guida.

Un modello da esportare

Oggi nelle città europee inizia a verificarsi un fenomeno per certi versi simile. Molti animali selvaggi, infatti, si spingono sempre più spesso nelle città in modo tale da poter accedere più facilmente al cibo, ma anche come conseguenza dell’espansione delle città, che ha ridotto di molto gli spazi liberi a loro disposizione. Ne sono un esempio Roma con i cinghiali, Los Angeles con i lupi e Londra con il problema delle volpi.
Si tratta quindi di elementi imprevedibili che dovrebbero essere inseriti nella definizione dei nuovi progetti urbani. L’identità della città, infatti, non è fatta solamente da monumenti e palazzi, ma soprattutto da chi ci vive. Il progetto di inserire degli animali in metropoli come quella parigina deve essere considerata come una possibilità concreta e fattibile. Gli animali, infatti, diventano parte integrante del sistema e la capacità di convivere con loro aiuterebbe a migliorare le relazioni con ciò che si ha intorno.

Si tratta quindi di un modello da esportare in tutti i progetti urbani, al fine di tutelare gli animali e rispondere all’esigenza della società moderna di rallentare il ritmo e risolvere i problemi nati proprio dalla costruzione di città avvenuta mediante piani attuativi separati.

Fonte: Domus

LocHal Library
Recupero industriale Tilburg

Studio Motterle LocHal Ossip Architectur

Il LocHal, o come si ama chiamarlo “ il nuovo salotto di Tilburg ” è un ex capannone di deposito ferroviario di inizio ‘900, ristrutturato e riconvertito in un moderno spazio multifunzionale risultato di una proficua collaborazione tra diversi studi di architettura, da ricordare lo studio CIVIC architects che firma il progetto architettonico; Braaksma & Roos Architectenbureau per il restauro; lo studio Mecanoo achitecten per la progettazione degli interni della biblioteca, dei vari laboratori, caffè e uffici; Inside Outside / Petra Blaisse per il concept dell’interior e il tessile; e la Società Arup consulente per il progetto strutturale, illumino-tecnico e acustico.

Studio Motterle LocHal Ossip Architectur

Questa importante sinergia ha dato luogo ad uno spazio dedicato alla cultura dove gli abitanti della città olandese possono leggere, studiare, incontrarsi ma anche assistere ad eventi e a spettacoli. Il LocHal ospita infatti la biblioteca pubblica Bibliotheek Midden-Brabant, il centro culturale Kunstloc Brabant, il Fondo per la Cultura e l’Industria creativa Brabant C, e gli spazi di co-working di Seats2Meet.

La LocHal Lybrary si ispira al recupero dei vecchi edifici industriali, come il Centre Pompidou di Bruxelles.
Grazie allo Studio Mecanoo riesce a sintetizzare gli elementi fondamentali della storia ferroviaria con l’industria tessile di Tilburg, il legno di quercia e l’acciaio sono utilizzati a contrasto alle vecchie travi e piloni che costeggiano la strada centrale dell’edificio. I vecchi binari, come un’opera ready made, sono impiegati come grandi scrivanie “treno” su ruote ferrate, che all’occorrenza possono muoversi verso l’esterno per creare un palcoscenico dedicato agli eventi all’aperto.
Anche le tende, progettate a tutta altezza da Inside Outside creano quinte mobili che dividono gli spazi.

Centro nevralgico dell’intera struttura è la caffetteria al piano terra dove spicca il logo di luci al neon che insieme alle piastrelle in ceramica nei colori rosso, marrone e oro rendono il bar subito visibile nel grande ambiente. Grazie a un sistema di scalinate, dove si può leggere comodamente, si raggiungono i laboratori, le sale e gli spazi dedicati all’infanzia distribuiti su più livelli.
La coloratissima biblioteca per i bambini, ispirata al vicino Parco Efteling, ricca di matite colorate e righelli over-size che fungono da scaffali poggia libri con tavoli a forma di cellulare dove i bambini possono leggere o ascoltare racconti diversi comodamente sdraiati su un libro aperto.
Il LearningLab un grande spazio per la lettura con tavoli realizzati con pile di libri e ripiani in rovere e la tribuna a scale una vera e propria arena coperta per conferenze, mostre dibattiti e presentazione di nuovi libri.