Chaoyang Park Plaza a Pechino

Nuove forme e spazi naturali nella città di Pechino

Il Chaoyang Park Plaza è uno degli edifici definiti da Architectural Digest tra le 10 costruzioni più indimenticabili del 2017.

Ispirato dai tradizionali dipinti paesaggistici cinesi, il complesso si posiziona all’estremità Sud del Parco Chaoyang di Pechino – il più grande parco rimasto nell’area centrale degli affari della città, e comprende 10 edifici che si sviluppano come una classica pittura di Shanshui su scala urbana.

Simile al Central Park a Manhattan per funzione e posizione, il Chaoyang Park Plaza è un’espansione della natura circostante. È un’estensione del parco nella città, che naturalizza il forte orizzonte artificiale prendendo in prestito paesaggi da un paesaggio lontano – un approccio classico all’architettura dei giardini cinesi, dove natura e architettura si fondono l’una con l’altra.

“Nelle città moderne, l’architettura come creazione artificiale è vista più come un simbolo di capitale, potere o sviluppo tecnologico; mentre la natura esiste indipendentemente. È diverso dalle tradizionali città orientali in cui l’architettura e la natura sono progettate nel loro insieme, creando un’atmosfera che serve a soddisfare i propri obiettivi spirituali “

ha affermato l’architetto Ma Yansong.

“Vogliamo sfumare il confine tra la natura e l’artificiale e farlo in modo che entrambi siano progettati pensando agli altri. Quindi, l’argomento nella logica moderna degli esseri umani di proteggere o distruggere la natura non esisterà più se comprendiamo e vediamo gli umani e la natura come coesistenti. Il comportamento umano e le emozioni sono parte della natura, e la natura è il luogo in cui ciò origina e finisce “.

Montagna, ruscello, torrente, rocce, valle e foresta nel cuore di Pechino

La struttura del Chaoyang Park Plaza

  1. Gli edifici per uffici a due torri asimmetrici sul lato nord del sito, si trovano alla base del lago del parco e sono come due cime che crescono fuori dall’acqua. L’atrio trasparente e luminoso agisce come un “cordino” che unisce le due torri da una struttura di tetto in vetro.
  • Gli edifici commerciali di piccole dimensioni, a pochi piani, appaiono come rocce di montagna che hanno subito un’erosione a lungo termine. Sembrano essere collocati casualmente, ma la loro relazione strategica tra loro forma un giardino urbano isolato ma aperto, che offre un luogo dove le persone possono incontrarsi nella natura nel mezzo della città.
  • I due appartamenti Armani a più piani a sud-ovest continuano l’idea di “open air living” con i loro balconi sfalsati, offrendo ad ogni unità abitativa maggiori opportunità di essere esposti alla luce solare naturale, e in definitiva sentire una particolare vicinanza alla natura.
  • L’ambiente generale è modellato da superfici lisce e curve di bianco e nero, creando un’atmosfera silenziosa e misteriosa. Il paesaggio che si intreccia tra gli edifici incorpora pini, bambù, rocce e stagni ? tutti gli elementi tradizionali del paesaggio orientale che implicano una connessione più profonda tra l’architettura e lo spazio classico.

Il progetto è stato premiato con la certificazione LEED Gold dal Green Building Council degli Stati Uniti

Lo studio della segnaletica, semplice e raffinata è opera dell’artista grafico giapponese Kenya Hara.

ph: Hufton+Crow
Progetto: MAD Architects (2017)

Il Louvre di Abu Dabhi: un’oasi di arte e architettura

Inaugurato solo qualche settimana fa, il Louvre di Abu Dabhi merita già di essere annoverato tra le opere indimenticabili del 2017 secondo Architectural Digest

Avevamo già parlato del Chaoyang Park Plaza di Pechino qui

Inaugurato il 17 novembre 2017, il Louvre degli Emirati Arabi promette di diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati d’arte e storia.

La location promette di essere una scelta strategica: Abu Dabhi è una delle mete turistiche in rapida crescita grazie alla sua società dinamica e cosmopolita che vuole slegarsi dall’immagine di “vacanza di lusso” e favorire la conoscenza del patrimonio artistico e culturale.

Il fulcro culturale di Abu Dabhi, l’isola di Saadiyat eil Cultural District, copre un’area di 27.000 mq che custodiranno musei come lo Zayed National Museum, il Guggenheim Abu Dhabi e appunto il Louvre Abu Dhabi.

Louve di Abu Dabhi, una città museo

Il museo è stato progettato dall’archi-star Jean Nouvel, vincitore del premio Pritzker, che ha voluto contestualizzare l’opera con il panorama circostante.
L’architetto stesso s definisce come un “architetto contestuale” che non può immaginare l’architettura se non strettamente connessa con il territorio.

Per questo il museo si divide con una metà che sorge dall’acqua e dall’altra con continue aperture sul panorama e sui grattacieli circostanti.
Sovrasta il museo e catalizza l’attenzione una grande cupola argentata di 180 metri composta da quasi 8.000 stelle incastonate in un gioco geometrico che ricrea una “pioggia di luce” che assomiglia alle ombre delle palme delle vicine oasi e ne ricrea un microclima perfetto, al riparo dal sole torrido e dal caldo asfissiante anche senza ricorrere all’uso dell’aria condizionata.

Non è solo l’architettura del Louvre di Abu Dabhi a stupire, ma anche le collezioni in esso custodite:
una panoramica di opere di arte antica provenienti dal Louvre di Parigi;
una sezione di arte contemporanea prestata dal Centre Pompidou;
ad una vasta selezione di oggetti d’arte islamica.

Alcune curiosità

Il contratto prevede:

  • La concessione sull’uso del nome Musée du Louvre è un prestito della durata di 30 anni e 6 mesi
  • mostre temporanee per 15 anni
  • prestito di opere per 10 anni provenienti da 13 selezionati musei francesi.

Fonte: La Stampa
Progetto: Jean Nouvel (2017)

Bioarchitettura e riqualificazione delle preesistenze

La bioarchitettura è un tipo di approccio all’architettura focalizzato sulla progettazione di edifici che siano il meno possibile impattanti sull’ambiente. Si sviluppa negli anni ’70 con il nome di Baubiologie, per poi fiorire nell’ambito più allargato dello sviluppo sostenibile e della decrescita.

L’architettura delle origini sfruttava unicamente le risorse energetiche disponibili, senza generare sprechi o stravolgimenti degli elementi naturali. Principale motivo della deviazione da questa retta via nel XX secolo è il ricorso ai combustibili fossili, che unito ad uno sfruttamento indiscriminato delle possibilità offerte dalla tecnologia, porta ad allontanarsi sempre più da una concezione umana e sostenibile dell’architettura.

E’ molto importante ricordare, per preservare la rotta verso la direzione sostenibile in ambito architettonico, che l’investimento energetico coinvolto nella costruzione di un edificio riguarda tutto il suo ciclo di vita: per questo è necessità primaria per un progetto architettonico trovare un equilibrio fra l’aspetto formale e quello energetico. Le risorse rinnovabili non sono inesauribili, e il loro uso deve quindi essere proporzionato al loro tasso di rigenerazione. 

bioarchitettura - venezia

 

Bioarchitettura e riqualificazione urbana

Altra caratteristica dell’architettura sostenibile è un ritorno di attenzione verso gli edifici storici, che rispecchia una rinnovata consapevolezza del valore umano nella costruzione degli spazi abitativi: si riscopre la storia che sta dietro al tessuto urbano, al rapporto di equilibri architettonici fra gli edifici e ai valori materiali e immateriali che tutto questo, insieme, racchiude. Conseguenza importante è la rivalorizzazione degli edifici esistenti in direzione di un loro uso rinnovato che, rispondendo alle esigenze della contemporaneità, preservi la ricchezza del passato.

Parole chiave per un’architettura consapevole sono la riqualificazione energetica e il contributo alla comunità nella quale è inserita, in termini di qualità della vita e promozione della socialità.

Il rapporto uomo-natura è la base fondamentale di cui avere cura nella progettualità di qualsiasi ambito disciplinare che abbia a cuore il valore della vita.

I frutti di Marta a Villa Zileri

“I frutti di Marta” è un’azienda agricola della provincia di Vicenza. Fondata da Marta e Eugenio, si avvale della collaborazione di altri quattro soci.

L’azienda si trova a Monteviale, nel parco di Villa Zileri, e propone una forma di agricoltura sociale, prevedendo cioè l’inclusione di persone svantaggiate, e la possibilità di inserimenti lavorativi e attività terapeutiche rivolte a soggetti con disabilità psico-fisiche.

 

Il progetto attuale principale de “I frutti di Marta” riguarda la creazione di un frutteto dal sapore antico, laddove quella terra che ora è parte di un bosco, era un tempo lavorata dall’uomo. In questa area sono esistiti per secoli terrazzamenti coltivati a vite, che ora verranno convertiti nella coltivazione di mele e pere “antiche”, e piccoli frutti rossi.

L’idea è che il frutteto diventi un elemento del parco di Villa Zileri, al quale apporterà il beneficio della propria bellezza e dei colori dei frutti, all’ombra dei quali sarà possibile sostare durante la passeggiata nel parco.

Il contesto naturale è infatti di grande importanza: il parco di Villa Zileri è un esempio di armonia fra il paesaggio collinare circostante, e gli elementi storici e culturali che caratterizzano il parco della villa seicentesca.

Ma non solo: come è naturale, la frutta sarà destinata a diventare un piacere per il palato nella forma di marmellate, composte, conserve e mostarde, tutti prodotti di frutta biologica, e quindi sana.

L’obiettivo del progetto è quello di porre cura in qualcosa che, nel suo “piccolo”, porti benessere a chi ne vorrà fruire. Nel lungo termine verranno create anche serre invernali per i frutti piccoli; gli impianti “pilota” serviranno a individuare le varietà di frutti più adatte a essere scelte per la coltivazione.

I frutti del raccolto ottenuto saranno poi venduti attraverso la rete dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), e  distribuiti attraverso i negozi che propongono prodotti provenienti da progetti di Agricoltura Sociale.

Si tratta di un progetto di semplice realizzazione solo in apparenza, ma che in realtà richiede molta cura e attenzione, che non mancano da parte di chi, come i soci dell’azienda agricola “I frutti di Marta”, ha a cuore l’armonia fra natura ed essere umano, ben rappresentata dalla coltivazione di un alimento naturale, sano e nutriente come la frutta.

 

 

 

Quando i bambini imparano da Madre Natura

Anche in Italia nascono gli asili e le scuole nel bosco

L’outdoor education è la proposta formativa rivolta a bambini della scuola dell’infanzia già comunemente praticata in tutti i Paesi del Nord Europa.

Da qualche anno, anche l’Italia stanno nascendo scuole all’aria aperta, in cui i bambini vengono stimolati ad esprimere i propri talenti senza costrizioni o divieti.

Pioneristico in tal senso è l’esempio dell’Asilo nel Bosco di Ostia, nato grazie all’Associazione Manes e l’Emilio, che sta prendendo piede in tutto il territorio italiano.

Non più classi e banchi di scuola, quindi, ma semplicemente l’osservazione e la frequentazione di Madre Natura per stimolare negli alunni curiosità, creatività, autonomia e immaginazione.

Il modello educativo, innovative nel panorama italiano, si affianca all’approccio pedagogico della  pedagogia dei talenti combinando insieme diversi  modelli educativi – steineriano libertario, metodo Montessori – e li mette al servizio dell’unicità del bambino, dei suoi bisogni, con l’obiettivo di far emergere i talenti che ha già dentro.

Cosa si fa in una scuola nel bosco?

Gli obiettivi della scuola sono gli stessi richiesti dal Ministero dell’Istruzione.

Ciò che cambia è la modalità di approccio alla lezione, che sfrutta le opportunità offerte dal contesto naturale con percorsi didattici individuali, dove ogni alunno è stimolato ad imparare per il piacere di farlo senza l’assillo del giudizio e del voto.

scuola e natira

I costi della scuola nel bosco

E’ stato calcolato che questo tipo di scuola costa circa l’80% in meno di un istituto pubblico tradizionale.

Nonostante ciò, questo modello formativo è ancora poco diffuso anche perchè in Italia resiste una visione centralizzata dell’offerta scolastica, che rende difficile le sperimentazioni.

Basti pensare che l’ultima legge italiana sulla scuola dell’infanzia e sulla primaria risale ad oltre 40 anni fa, e che meriterebbe più attenzione per la creazione di scuole al passo con l’innovazione pedagogica.

Scopri di più sulla scuola nel bosco