Riqualificazione architettonica: le case luminose in Sicilia

Creare un dialogo tra con la natura è il concept che ha ispirato Tuttiarchitetti per la riqualificazione architettonica di due abitazioni nei pressi di Catania.

In entrambe i casi lo studio di architettura catanese ha individuato nella luce l’elemento ispiratore, che, attraverso un design che richiama la tradizione araba e quella mediterranea, riesce a essere schermata ma non soppressa, ma protagonista indiscussa dell’intera riqualificazione architettonica.

La riqualificazione architettonica di due case siciliane

Una è situata sull’Etna a Pedara, in mezzo al bosco, mentre l’altra sul Mar Ionio ad Acireale, a picco sul mare. Punto comune di queste due abitazioni è la riqualificazione architettonica degli ambienti, sia interni che esterni, in armonia con la natura circostante. Partendo da elementi mobili di legno molto semplici, gli architetti sono riusciti a dare un nuovo volto a due abitazioni risalenti agli anni 70 e 80, originariamente prive di personalità.

La casa di Pedara

La riqualificazione architettonica della casa di Pedara vede l’utilizzo di un manto di listelli che svolgono da filtro tra l’ambiente interno e il bosco, animando la casa con un gioco di luci che varia con il passare del tempo. Il sistema di frangisole di legno che circonda questa casa consente di regolare l’illuminazione naturale e inquadrare le vedute del bosco. Quando è completamente chiuso, inoltre, la luce filtra dalle porzioni vetrate del tetto.

La casa di Acireale

La casa di Acireale, invece, presenta una doppia parete di legno che ingloba il muro originario che divide lo spazio interno dalla terrazza. Quando le ante sono aperte la luce invade lo spazio interno con tutto il suo splendore. Quando è chiuso, invece, la luce filtra dalle vetrate del tetto. Simulando invece una vera e propria eclissi, si ha l’oscurità quando un ulteriore pannello scorrevole si frappone fra il sole e la casa.

Dialogo con la natura

Come già detto, entrambe le case sono accomunate da una riqualificazione architettonica basata sul dialogo con la natura. Partendo da questo spunto è possibile vedere le città sotto una nuova luce. Esse, infatti, possiedono la capacità innata di sapersi trasformare in continuazione, rinnovando, di volta in volta.

Partendo da questi due esempi di ristrutturazioni è facile capire come è possibile fare una riqualificazione architettonica rispettando la natura. Utilizzando i giusti elementi e predisponendoli in modo accurato, infatti, è possibile portare la natura nelle proprie abitazioni e allo stesso tempo non alterare il paesaggio circostante.

Fonte: Abitare.it

L’architettura all’interno del territorio

Arcipelago Italia: architettura e territorio

Mentre Renzo Piano ha posto l’attenzione sulle periferie, l’architetto Mario Cucinella propone di volgere il proprio sguardo anche nelle aree interne del territorio italiano, dove sono ugualmente presenti problemi come la mancanza di infrastrutture, animazione culturale e necessità di incentivare l’economia. Proprio in questo ambito l’architettura può svolgere un ruolo importante, grazie ad una riqualificazione del territorio che aiuterebbe a migliorare l’accessibilità di luoghi potenzialmente isolati, garantendo loro la fornitura di servizi essenziali.

Incaricato dal MiBACT a curare il Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2018, l’architetto Mario Cucinella ha avviato un’indagine conoscitiva per selezionare opere realizzate, o in fase di realizzazione, sul tema Arcipelago Italia. Si tratta, in pratica, di un laboratorio dinamico che concentra le sue azioni nello spazio urbano rappresentato dalle aree interne del Bel Paese. Grazie a questa iniziativa, quindi, si sono potuti conoscere esempi concreti del ruolo che l’architettura contemporanea può svolgere all’interno di insediamenti distanti dai grandi centri urbani ed estranei alle dinamiche delle città metropolitane, che spesso sono percepiti come luoghi marginali e di passaggio, ma che possono invece riacquistare centralità nel dialogo tra nuove esigenze e stratificazione storica del paesaggio.

Il ruolo dell’architettura nelle aree interne del territorio

I progetti mostrati con Arcipelago Italia hanno in particolare posto l’attenzione su una questione: cosa può fare l’architettura per rilanciare le aree interne e per invertire la tendenza allo spopolamento? Indubbiamente molto e le opere della Biennale Architettura 2018 hanno messo in luce esempi architettonici che sono riusciti a risollevare le sorti di piccoli borghi ed incentivare l’economia e la coesione sociale. Si tratta di progetti che dimostrano come l’architettura si prenda cura del territorio e di come sia opportuno realizzare dei progetti che si basino sui seguenti punti:

  • Abitare: opere di architettura in grado di mettere in risalto l’armonia tra la componente umana e naturale del paesaggio.
  • Connettere: infrastrutture e reti che connettono i centri abitati , in modo tale da migliorare l’accessibilità di luoghi potenzialmente isolati, garantendo la fornitura di servizi essenziali.
  • Condividere: realizzazioni che hanno un impatto sul tessuto sociale di un luogo, con lo scopo di migliorare la qualità della vita e incrementare l’appetibilità per chi vorrebbe abitarvi.
  • Progredire: opere che favoriscono lo sviluppo dei settori produttivi locali, perseguendo il benessere e lo sviluppo delle comunità secondo un approccio in cui l’innovazione supporta e amplifica il valore della tradizione.

È chiaro, quindi, che l’architettura svolge davvero un ruolo fondamentale nella valorizzazione del territorio e ha un grande impatto sociale. Non bisogna più, quindi, intervenire solamente nelle periferie, ma ascoltare le vere esigenze delle persone e realizzare delle strutture grazie alle quali più nessuno sia isolato.

Fonte: Domus

Immagini:

Progetti urbani metropolitani: gli animali al centro

Ogni progetto urbano si basa su interventi volti a tradurre orientamenti di sviluppo economico, sociale e politico in un determinato spazio e ambito sociale. Si tratta in pratica di ricercare una complessità di funzioni urbane integrate che da sole non avrebbero la capacità di ottenere effetti rilevanti sulla società, se non integrati in complessi programmi di riqualificazione. Ciò che definiamo progetto urbano deve essere applicato ad una determinata e specifica porzione della città ed essere la risposta a domande locali e occasione di trasformazioni reali che fanno riferimento a specifici luoghi.

Proprio in questo contesto diventa sempre più forte il desiderio di realizzare progetti urbani in cui al centro vi siano gli animali. Nel secolo scorso, infatti, oltre il 50% degli animali del pianeta Terra è scomparso e pertanto molti progettisti iniziano a interrogarsi su come poter sviluppare nuovi piani in cui favorire la coesistenza integrata fra uomini e animali nelle nostre città.

Il progetto urbano di Parigi

A tal proposito, nel 2008, il progettista Andrea Branzi, assieme a Stefano Boeri, hanno proposto in occasione di un concorso indetto dall’allora presidente francese Sarkozy sul futuro della Grande Parigi, un programma d’intervento non espansivo sulla metropoli parigina, finalizzato al recupero e miglioramento degli spazi interni e sull’inserimento di 50 mila vacche sacre e 30 mila scimmie, liberi di girovagare nei parchi e viali di Parigi, in mezzo agli umani. Il modello alla base di questo progetto urbano prende spunto dalle metropoli dell’India, dove vacche sacre, elefanti e cammelli vivono in città assieme agli uomini. La presenza di animali liberi all’interno di un contesto urbano aiuta a ridurre lo stress e costringono a rallentare il ritmo. Può infatti capitare di vedere una vacca attraversare la strada ed essendo sacra bisogna prestare attenzione a non investirla. In primis, perché si rischia di essere multati, ma anche perché secondo la tradizione locale porta sfortuna. Questo porta di conseguenza a rallentare il proprio ritmo di vita e prestare maggiore attenzione quando ad esempio si guida.

Un modello da esportare

Oggi nelle città europee inizia a verificarsi un fenomeno per certi versi simile. Molti animali selvaggi, infatti, si spingono sempre più spesso nelle città in modo tale da poter accedere più facilmente al cibo, ma anche come conseguenza dell’espansione delle città, che ha ridotto di molto gli spazi liberi a loro disposizione. Ne sono un esempio Roma con i cinghiali, Los Angeles con i lupi e Londra con il problema delle volpi.
Si tratta quindi di elementi imprevedibili che dovrebbero essere inseriti nella definizione dei nuovi progetti urbani. L’identità della città, infatti, non è fatta solamente da monumenti e palazzi, ma soprattutto da chi ci vive. Il progetto di inserire degli animali in metropoli come quella parigina deve essere considerata come una possibilità concreta e fattibile. Gli animali, infatti, diventano parte integrante del sistema e la capacità di convivere con loro aiuterebbe a migliorare le relazioni con ciò che si ha intorno.

Si tratta quindi di un modello da esportare in tutti i progetti urbani, al fine di tutelare gli animali e rispondere all’esigenza della società moderna di rallentare il ritmo e risolvere i problemi nati proprio dalla costruzione di città avvenuta mediante piani attuativi separati.

Fonte: Domus

A spasso nella presitoria in Francia: il museo Lascaux IV

Soprannominata dagli archeologi come la “Cappella Sistina della Preistoria”, il Centro Internazionale di Arte Rupestre a Montingac (Francia) cambia volto.

A curare il  restauro, gli architetti Snøhetta e SRA, la scenografa Casson Mann, a braccio a braccio con un ristretto team di archeologi, che invitano il visitatore nella preistoria grazie  ad un’opera architettonica che è la rivisitazione moderna dell’antica grotta.

Il progetto non imita il contesto, lo completa, creando un taglio nel panorama che dialoga con il bosco e il paesaggio agreste circostante.

Un invito a scoprire dipinti rupestri vecchi 20.000 anni e conosciuti per essere tra i migliori esempi di arte del Paleolitico.

All’interno, il Centro Internazionale d Arte Rupestre, che riproduce l’ambientazione dell’antica cava:  suoni ovattati, luci mosse dallo sfarfallio di lampade che imitano il fuoco alimentato dal grasso animale e una sequenza di spazi che consente di contemplare le incisioni con tranquillità.

All’uscita, i visitatori sono accolti in un patio soprannominato Giardino delle caverne che offre l’opportunità di riadattarsi al contesto esterno dopo l’intensa esperienza della replica della Cava. La relazione con il cielo, la presenza di piante e il suono dell’acqua che scorre incornicia questo momento.

In tutto il museo, l’esperienza del visitatore mette in scena un equilibrio di forti differenze di atmosfere, luce e intensità – dagli spazi espositivi chiusi sistemati nella collina, alla lobby piena di luce e agli spazi di transizione. La giustapposizione tra discesa e ascesa, dentro e fuori, terra e cielo, o natura e arte, evoca l’esperienza analoga delle caverne.

Clicca qui e vedi le migliori opere architettoniche del 2017 secondo Architectural Digest

Fonte: Domus
Progetto: Snøhetta e SRA (2017)
Foto: Boegly+Grazia

Chaoyang Park Plaza a Pechino

Nuove forme e spazi naturali nella città di Pechino

Il Chaoyang Park Plaza è uno degli edifici definiti da Architectural Digest tra le 10 costruzioni più indimenticabili del 2017.

Ispirato dai tradizionali dipinti paesaggistici cinesi, il complesso si posiziona all’estremità Sud del Parco Chaoyang di Pechino – il più grande parco rimasto nell’area centrale degli affari della città, e comprende 10 edifici che si sviluppano come una classica pittura di Shanshui su scala urbana.

Simile al Central Park a Manhattan per funzione e posizione, il Chaoyang Park Plaza è un’espansione della natura circostante. È un’estensione del parco nella città, che naturalizza il forte orizzonte artificiale prendendo in prestito paesaggi da un paesaggio lontano – un approccio classico all’architettura dei giardini cinesi, dove natura e architettura si fondono l’una con l’altra.

“Nelle città moderne, l’architettura come creazione artificiale è vista più come un simbolo di capitale, potere o sviluppo tecnologico; mentre la natura esiste indipendentemente. È diverso dalle tradizionali città orientali in cui l’architettura e la natura sono progettate nel loro insieme, creando un’atmosfera che serve a soddisfare i propri obiettivi spirituali “

ha affermato l’architetto Ma Yansong.

“Vogliamo sfumare il confine tra la natura e l’artificiale e farlo in modo che entrambi siano progettati pensando agli altri. Quindi, l’argomento nella logica moderna degli esseri umani di proteggere o distruggere la natura non esisterà più se comprendiamo e vediamo gli umani e la natura come coesistenti. Il comportamento umano e le emozioni sono parte della natura, e la natura è il luogo in cui ciò origina e finisce “.

Montagna, ruscello, torrente, rocce, valle e foresta nel cuore di Pechino

La struttura del Chaoyang Park Plaza

  1. Gli edifici per uffici a due torri asimmetrici sul lato nord del sito, si trovano alla base del lago del parco e sono come due cime che crescono fuori dall’acqua. L’atrio trasparente e luminoso agisce come un “cordino” che unisce le due torri da una struttura di tetto in vetro.
  • Gli edifici commerciali di piccole dimensioni, a pochi piani, appaiono come rocce di montagna che hanno subito un’erosione a lungo termine. Sembrano essere collocati casualmente, ma la loro relazione strategica tra loro forma un giardino urbano isolato ma aperto, che offre un luogo dove le persone possono incontrarsi nella natura nel mezzo della città.
  • I due appartamenti Armani a più piani a sud-ovest continuano l’idea di “open air living” con i loro balconi sfalsati, offrendo ad ogni unità abitativa maggiori opportunità di essere esposti alla luce solare naturale, e in definitiva sentire una particolare vicinanza alla natura.
  • L’ambiente generale è modellato da superfici lisce e curve di bianco e nero, creando un’atmosfera silenziosa e misteriosa. Il paesaggio che si intreccia tra gli edifici incorpora pini, bambù, rocce e stagni ? tutti gli elementi tradizionali del paesaggio orientale che implicano una connessione più profonda tra l’architettura e lo spazio classico.

Il progetto è stato premiato con la certificazione LEED Gold dal Green Building Council degli Stati Uniti

Lo studio della segnaletica, semplice e raffinata è opera dell’artista grafico giapponese Kenya Hara.

ph: Hufton+Crow
Progetto: MAD Architects (2017)