Marina One: il cuore verde di Singapore | Architettura Green

Architettura Green a Singapore – il progetto Marina One

Marina One è un complesso di edifici ad uso misto ad alta intensità situato nel cuore di Marina Bay, il quartiere finanziario di Singapore.

L’impatto dall’esterno è quello di una gigantesca fortezza rettangolare, mentre in realtà cela un progetto di architettura green che si esprima attraverso un giardino tropicale che sale fino alla sommità delle torri più alte di 34 piani.

Il progetto urbanistico, curato dallo studio Ingenhoven Architects ,  si è aggiudicato il Mipim Award 2018 come Best Innovative Green Building.

L’approccio architettonico

Il complesso comprende due torri di uffici, due torri residenziali e un’area residenziale incastonata in una vegetazione lussureggiante.

L’imponente facciata esterna, massiccia e cupa, asseconda i colori dell’attuale sviluppo urbano della città di Singapore, lasciando l’anima verde all’interno del complesso, nella grande Piazza pubblica del Central Business District che è un vero e proprio giardino di biodiversità.

L’architettura degli edifici è composta da una serie di passerelle frangisole, giardini pensili, torri sopraelevate e una forma studiate appositamente per migliorare il circolo dell’aria, creando un microclima confortevole e l’incremento della biodiversità all’interno dei molteplici livelli del giardino.

Grazie al concetto integrale di supergreen® di architetti Ingenhoven, un approccio architettonico completo e ambizioso, Marina One mira a riqualificare la città.

Il design è compatto ed efficiente, con sistemi di ventilazione a risparmio energetico, un sistema di schermatura solare esterno altamente efficace e vetri ad alte prestazioni per ridurre la radiazione solare diretta nell’edificio.

Un sistema centrale di raccolta di acqua piovana nel permette il recupero e il successivo uso per scopi sanitari così da ridurre il consumo di acqua potabile.

Il complesso è in collegamento diretto con le principali linee della metropolitana e degli autobus ed è dotato di parcheggi per biciclette e di lotti di auto elettriche riducono significativamente le emissioni causate dal traffico individuale.

Le 1.042 residenze ospitate nelle due torri di 34 piani variano per dimensioni ma non per qualità dei dettagli green con cui sono state realizzate.

Uno spazio verde da vivere

Marina One, grazie alla varietà di offerte commerciali e per gli spazi per gli eventi sulle terrazze pubbliche è il luogo pubblico di incontro più grande di tutto il CBD di Singapore e in poc tempo sarà  presto un cuore pulsante di grande richiamo, per i cittadini e per i principali player del mercato (Facebook, ad esempio, occupa il 28 piano)

Una giungla in città

L’intuizione di una giungla in città nasce dal suo progettista Christoph Ingenhoven con l’intento di ricreare un ambiente che potesse crescere in modo del tutto naturale, come lui stesso racconta.

Le piante crescono all’interno di un’armatura serpentine che svolgono il ruolo di schermi naturali dai raggi diretti del sole che si sovrappongo ai volumi dando un gioco di spazi dalle dimensioni straordinarie.

Core business dello Studio  Ingenhoven di Düsseldorf è la progettazione di edifici green fin dagli anni Novanta: a loro di deve la RWE-Turm a Essen, la prima torre in Europa con una facciata “che respira”.

L’anima verde in sintesi:

  • Landscape designer: Kathryn Gustafson.
  • Area verde complessiva (compresi tetti,…): 3,7 ettari
  • Varietà di piante: 350, tra cui piante da sottobosco e 42 specie di alberi, 717 in totale.
  • Le essenze rinfrescano gli edifici, riducono l’inquinamento e producono abbastanza ossigeno per far respirare 500 persone.

Fonte: Abitare
Photo: HG Esch

Costruzioni in legno: gli esempi più innovativi

Versatile e leggero, il legno torna ad essere uno dei materiali da costruzione preferiti da architetti e urbanisti di tutto il Mondo.

Merito della maggior resistenza ottenuta grazie all’uso di tecniche e trattamenti particolari innovativi, come dimostrano 4 progetti di costruzioni in legno davvero originali.

Costruzioni in legno: i progetti più originali

Ville, grattacieli, interi quartieri. Le costruzioni in legno sono una realtà sempre più diffusa. Tra tutti vediamo insieme 4 esempi, segnalati da Abitare.it

River Beech Tower: grattacielo interamente in legno

Frutto del lavoro dello studio americano Perkins+Will, con la collaborazione della società di engineering Thornton Tomasetti e del Centre for Natural Material Innovation della University of Cambridge, la River Beech Tower di Chicago si presenta come una delle costruzioni in legno più interessanti mai progettate.

Si tratta, infatti, di una torre residenziale interamente realizzata legno e alta ben 80 piani, ovvero 240 metri. Composta da due torri snelle collegate attraverso un atrio, al cui interno vi sono elementi di connessione sia verticali che orizzontali, la River Beech Tower presenta 300 unità abitative in duplex.

Il blocco centrale dispone del controvento necessario per resistere alle spinte laterali e la struttura portante diagonale esterna sfrutta la resistenza assiale caratteristica del legno. La fase di ricerca è in sperimentazione al fine di verificarne stabilità e resistenza, mentre sulla resistenza al fuoco è al lavoro la società di consulenza Jensen Hughes.

Quarter Universal Design: costruzioni in legno rispettando la natura

Quarter Universal Design è il progetto per il quartiere di Wilhelmsburg ad Amburgo ad opera di Sauerbruch Hutton. Si tratta di un insieme di costruzioni in legno adibite ad uso residenziale, servizi e terziario in grado di riuscire ad integrarsi in modo ottimale nel contesto naturale che vede l’acqua come protagonista principale. Sono quattro edifici di cinque – sei livelli che hanno un piano terreno comune e alla base del progetto vi è l’assemblaggio dei vari moduli a dimostrazione della versatilità e leggerezza del legno.

Villa osservatorio di 500 metri in Brasile

Tra le costruzioni in legno degne di attenzione vi è senz’ombra di dubbio la villa – osservatorio di 500 metri di Catuçaba, in Brasile, ad opera dello studio MK27 di Marcio Kogan. Si tratta di una grande piattaforma sollevata da terra che offre una vista mozzafiato sulla valle su cui si affaccia. Presenta una grande terrazza, parzialmente coperta, e l’edificio riesce a regolare la luminosità grazie a delle schermature in bambù.

Casa di famiglia in legno ad Auckland

Richard Naish ha deciso di realizzare la casa per la propria famiglia in legno ad Auckland, in Nuova Zelanda. Si tratta di un progetto alternativo in una zona in cui le costruzioni in legno la fanno da padrona. A differenza delle costruzioni circostanti, però, la casa di Naish presenta una pianta ad E ed è progettata per garantire ampi spazi a tutta la famiglia composta da cinque persone.

Le costruzioni in legno, quindi, si presentano come una valida soluzione per la realizzazione di dimore di qualità e altamente resistenti, avendo allo stesso tempo un occhio di riguardo per l’ambiente circostante.

Photo:
Chicago: Perkins+Will
Auckland: Patrick Reynolds
Brasile: Studio MK27
Amburgo: Sauerbruch hutton

Urbanistica e design urbano: Reside Mumbai Mixed Housing

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Ogni anno Reside: Mumbai Mixed Housing premia il miglior progetto di urbanistica proposto per la riqualificazione delle aree meno sviluppate di Mumbai.

Nell’ultima edizione i partecipanti sono stati invitati a realizzare un progetto di sviluppo urbano misto volto a soddisfare contemporaneamente le esigenze della comunità di pescatori indigeni che vive in questa zona da oltre cento anni e della nuova popolazione demografica benestante che ha interessi sulla zona.

Design urbano inclusivo

Molti partecipanti hanno concentrato i loro progetti sull’idea di un design urbano inclusivo, tentando di garantire il benessere collettivo di tutti i suoi abitanti.

A vincere è stata una squadra di studenti dell’Istituto di architettura di Mosca, Reincarnation Network, che è riuscita a valorizzare le caratteristiche del villaggio esistente e le sue tradizioni.

In particolare si tratta di un progetto urbanistico basato uno schema flessibile, concentrandosi sulla rinascita anziché sulla reinvenzione del sito.

Il tessuto urbano della città di Mumbai, con un così grande background storico e culturale, dovrebbe quindi sperimentare un processo di rinascita salvaguardando lo spirito del luogo con il suo contesto e le sue tradizioni uniche.

Una pianificazione territoriale che vede la realizzazione di nuove tipologie di strutture che prendono spunto dalle forme e dai colori tipici della cultura indiana e li integra con quelli dei moderni centri urbani.

Il nuovo progetto di sviluppo urbano cresce dal villaggio di Worli Koliwada, salvando tutti i percorsi.

Il territorio è diviso in due parti:

  • gli alloggi di Worli flessibili, in aumento e trasformabili in strutture di quartiere, come scuola, biblioteca pubblica, piscina, giardino
  • il villaggio galleggiante di Koli, come porto turistico e tutti i servizi per la pesca.

Nel centro del territorio, il nuovo edificio storico e culturale unisce tutto il territorio e funge da museo e percorso turistico e pubblico, aprendo viste spettacolari e conducendo al nuovo tempio indù.

Le abitazioni sono state pensate per essere costruite sopra il livello di inondazioni per proteggere gli abitanti durante il periodo dei monsoni.
Le linee costiere del sito sono rinforzate e un sistema di frangiflutti viene eretto per proteggere la terra dalle onde e dalle inondazioni.

Una città segnata dalla diseguaglianza

Mumbai è una città tracciata dalla disuguaglianza nella distribuzione del reddito, che da sempre convive con due realtà segnate da differenze di opportunità e spazio. Una città con due anime, ognuna guidata dalla propria logica e dinamica urbana, il cui accesso alle infrastrutture deriva da un processo storico di caste e di distribuzione diseguale di diritti e opportunità.

Tra di loro un vuoto che si trasforma in uno strumento progettuale per conquistare il diritto allo spazio e alla cittadinanza;

un vuoto che rafforzando l’idea di vitalità, diversità e pluralità urbana nel processo di regolarizzazione del territorio, trasformando così la città in un luogo di interazione sociale.

Rispettare lo spazio vuoto è un atto di resistenza.

Un potenziale sociale che lascia all’architettura la possibilità di compiersi e la trasforma in uno strumento capace di percepire il potenziale sociale urbano dei luoghi inutilizzati, come una pratica e costruzione di sogni in grado di vedere nel vuoto una condizione di socialità.

L’esempio più eclatante il ponte,  tradizionale elemento monofunzionale sul mare, raggiunge qui un potenziale di abitabilità.

Proprio come i pescatori che vedono il mare come supporto vitale, questo progetto di sviluppo urbano include l’acqua nell’intero programma, non solo come un’infrastruttura, ma come una cultura abitabile.

Worli Koliwasa rischia di scomparire sott’acqua

Worli Koliwada è minacciata di scomparire sott’acqua a causa dei cambiamenti climatici. Il progetto ha lo scopo di documentare la situazione e sviluppare una pianificazione urbanistica in grado di supportare l’integrazione continua di terra e acqua.

Anche se la città e la storia saranno perse per sempre, sarà comunque ricordata grazie alla sviluppo in verticale del suo patrimonio.

I vincitore del “Reside: Mumbai Mixed Housing”, è riuscito a disegnare una pianificazione territoriale capace di dare nuova linfa ai centri abitati, mantenendo contemporaneamente storia e tradizioni.

Un modello da seguire anche nella realizzazione di tanti centri urbani indiani, al fine di diminuire le diseguaglianze e contribuire ad un sviluppo urbano inclusivo.

Fonte: Archdaily

Immagini: Moscow Institute of Architecture

Riqualificazione architettonica: le case luminose in Sicilia

Creare un dialogo tra con la natura è il concept che ha ispirato Tuttiarchitetti per la riqualificazione architettonica di due abitazioni nei pressi di Catania.

In entrambe i casi lo studio di architettura catanese ha individuato nella luce l’elemento ispiratore, che, attraverso un design che richiama la tradizione araba e quella mediterranea, riesce a essere schermata ma non soppressa, ma protagonista indiscussa dell’intera riqualificazione architettonica.

La riqualificazione architettonica di due case siciliane

Una è situata sull’Etna a Pedara, in mezzo al bosco, mentre l’altra sul Mar Ionio ad Acireale, a picco sul mare. Punto comune di queste due abitazioni è la riqualificazione architettonica degli ambienti, sia interni che esterni, in armonia con la natura circostante. Partendo da elementi mobili di legno molto semplici, gli architetti sono riusciti a dare un nuovo volto a due abitazioni risalenti agli anni 70 e 80, originariamente prive di personalità.

La casa di Pedara

La riqualificazione architettonica della casa di Pedara vede l’utilizzo di un manto di listelli che svolgono da filtro tra l’ambiente interno e il bosco, animando la casa con un gioco di luci che varia con il passare del tempo. Il sistema di frangisole di legno che circonda questa casa consente di regolare l’illuminazione naturale e inquadrare le vedute del bosco. Quando è completamente chiuso, inoltre, la luce filtra dalle porzioni vetrate del tetto.

La casa di Acireale

La casa di Acireale, invece, presenta una doppia parete di legno che ingloba il muro originario che divide lo spazio interno dalla terrazza. Quando le ante sono aperte la luce invade lo spazio interno con tutto il suo splendore. Quando è chiuso, invece, la luce filtra dalle vetrate del tetto. Simulando invece una vera e propria eclissi, si ha l’oscurità quando un ulteriore pannello scorrevole si frappone fra il sole e la casa.

Dialogo con la natura

Come già detto, entrambe le case sono accomunate da una riqualificazione architettonica basata sul dialogo con la natura. Partendo da questo spunto è possibile vedere le città sotto una nuova luce. Esse, infatti, possiedono la capacità innata di sapersi trasformare in continuazione, rinnovando, di volta in volta.

Partendo da questi due esempi di ristrutturazioni è facile capire come è possibile fare una riqualificazione architettonica rispettando la natura. Utilizzando i giusti elementi e predisponendoli in modo accurato, infatti, è possibile portare la natura nelle proprie abitazioni e allo stesso tempo non alterare il paesaggio circostante.

Fonte: Abitare.it

L’architettura all’interno del territorio

Arcipelago Italia: architettura e territorio

Mentre Renzo Piano ha posto l’attenzione sulle periferie, l’architetto Mario Cucinella propone di volgere il proprio sguardo anche nelle aree interne del territorio italiano, dove sono ugualmente presenti problemi come la mancanza di infrastrutture, animazione culturale e necessità di incentivare l’economia. Proprio in questo ambito l’architettura può svolgere un ruolo importante, grazie ad una riqualificazione del territorio che aiuterebbe a migliorare l’accessibilità di luoghi potenzialmente isolati, garantendo loro la fornitura di servizi essenziali.

Incaricato dal MiBACT a curare il Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2018, l’architetto Mario Cucinella ha avviato un’indagine conoscitiva per selezionare opere realizzate, o in fase di realizzazione, sul tema Arcipelago Italia. Si tratta, in pratica, di un laboratorio dinamico che concentra le sue azioni nello spazio urbano rappresentato dalle aree interne del Bel Paese. Grazie a questa iniziativa, quindi, si sono potuti conoscere esempi concreti del ruolo che l’architettura contemporanea può svolgere all’interno di insediamenti distanti dai grandi centri urbani ed estranei alle dinamiche delle città metropolitane, che spesso sono percepiti come luoghi marginali e di passaggio, ma che possono invece riacquistare centralità nel dialogo tra nuove esigenze e stratificazione storica del paesaggio.

Il ruolo dell’architettura nelle aree interne del territorio

I progetti mostrati con Arcipelago Italia hanno in particolare posto l’attenzione su una questione: cosa può fare l’architettura per rilanciare le aree interne e per invertire la tendenza allo spopolamento? Indubbiamente molto e le opere della Biennale Architettura 2018 hanno messo in luce esempi architettonici che sono riusciti a risollevare le sorti di piccoli borghi ed incentivare l’economia e la coesione sociale. Si tratta di progetti che dimostrano come l’architettura si prenda cura del territorio e di come sia opportuno realizzare dei progetti che si basino sui seguenti punti:

  • Abitare: opere di architettura in grado di mettere in risalto l’armonia tra la componente umana e naturale del paesaggio.
  • Connettere: infrastrutture e reti che connettono i centri abitati , in modo tale da migliorare l’accessibilità di luoghi potenzialmente isolati, garantendo la fornitura di servizi essenziali.
  • Condividere: realizzazioni che hanno un impatto sul tessuto sociale di un luogo, con lo scopo di migliorare la qualità della vita e incrementare l’appetibilità per chi vorrebbe abitarvi.
  • Progredire: opere che favoriscono lo sviluppo dei settori produttivi locali, perseguendo il benessere e lo sviluppo delle comunità secondo un approccio in cui l’innovazione supporta e amplifica il valore della tradizione.

È chiaro, quindi, che l’architettura svolge davvero un ruolo fondamentale nella valorizzazione del territorio e ha un grande impatto sociale. Non bisogna più, quindi, intervenire solamente nelle periferie, ma ascoltare le vere esigenze delle persone e realizzare delle strutture grazie alle quali più nessuno sia isolato.

Fonte: Domus

Immagini: