Il Padiglione Olanda a Dubai Expo 2020

A Expo 2020 acqua, energia e cibo sono i protagonisti del Padiglione Olanda

La gestione delle risorse idriche, l’energia sostenibile e l’agricoltura rappresentano le competenze con cui il padiglione olandese sperimenterà le competenze acquisite dagli Emirati Arabi nell’impiego di energia pulita, risparmio delle risorse idriche e alla gestione della raccolta in campo agricolo.

Situato nel distretto della Sostenibilità, il Padiglione che rappresenta l’Olanda è un progetto dello studio V8 Architects e invita i visitatori ad avere un’esperienza interattiva e sensoriale della circolarità degli elementi coinvolti: acqua, energia e cibo. Nella struttura destinata ad essere spazio espositivo, auditorium, ristorante e punto vendita, sarà possibile immergersi in diversi ambienti, ciascuno con un microclima differente.

Ci saranno ambienti più caldi, altri più o meno luminosi oppure umidi e sarà possibile scoprire la riproduzione di fenomeni naturali che permettono di contribuire al controllo climatico. Il Padiglione Olanda creerà nell’area desertica della regione di Dubai un biotopo temporaneo nel quale cresceranno i vegetali presenti in suolo fiammingo.

Per abbattere i costi di trasporto ed incrementare la sostenibilità dell’opera, il Padiglione verrà realizzato con materiali a disposizione sul territorio e al termine di Expo 2020 Dubai, questi verrano restituiti, riciclati o eventualmente smaltiti in maniera da rendere l’impatto ambientale della costruzione il più basso possibile.

Gli interni della struttura sono stati progettati per coniugare il pragmatismo geometrico e regolare dei paesaggi fiamminghi con l’esperienza e gli elementi della cultura araba, in modo da costruire un Padiglione che rispecchiasse sia il paese d’origine che quello ospitante Expo.

Gli spazi del Padiglione Olanda sono destinati ai visitatori dell’Esposizione Universale ma prevedono al contempo unità riservate ad incontri professionali, di ricerca o per appuntamenti istituzionali.

Fonte: Archilovers

Cosa ci aspetta a Expo 2020?  Padiglione Brasile, Svezia, Italia, Spagna

Il Padiglione Spagna a Dubai Expo 2020

A Expo 2020 Dubai il Padiglione Spagna invita alla tranquillità domestica

Un insieme di luoghi per unire gli spazi alle persone: ecco il concetto del Padiglione Spagna per Expo 2020 Dubai

A firmare il progetto dell’edificio che rappresenterà la Spagna alla prossima edizione dell’Esposizione Universale organizzata a Dubai è lo studio Amman-Cánovas-Maruri (Temperaturas Extremas Arquitectos S.L.P.).

Gli architetti hanno voluto proporre un insieme di spazi che diversamente dagli spazi di aggregazione di alcune delle periferie delle metropoli iberiche o di quelli dei centri commerciali, vogliono offrire ai visitatori un luogo di ristoro piacevole e intelligente che ricordi la tranquillità che ciascuno sperimenta all’interno della propria casa.

La modernità del Padiglione Spagna guarda a sostenibilità e riciclo

A livello architettonico il progetto firmato dallo studio spagnolo per l’edificio che deve rappresentare la Spagna ad Expo 2020 Dubai unisce un insieme di volumi conici la cui funzione è primariamente quella di mitigare la temperatura e il microclima dello spazio pubblico.

La piazza ricorda quindi un insieme di luoghi diversi in cui i visitatori possono vivere l’esperienza dell’Esposizione secondo un proprio tempo, lontani dalla frenesia che impera nella vita contemporanea.

I materiali che rivestono le cupole che insieme vanno a comporre il Padiglione sono diversi, sostenibili o riciclati e fanno riferimento a differenti tecniche di isolamento termico che combinano sistemi più tradizionali con altri più innovativi.

Fonte: Archilovers

Il Padiglione Brasile, Svezia, Italia

Il Padiglione Svezia a Dubai Expo 2020

Un foresta rappresenta il paese scandinavo nell’Expo 2020 di Dubai

Continuiamo la nostra panoramica sui padiglioni di Expo 2020 che si distinguono per la progettuatlità architettonica.

Il concept che accompagna il Padiglione Svezia alla prossima Esposizione Universale,  è rappresentato dalla foresta.
L’archetipo dell’ambiente naturale e contemporaneamente il luogo in cui albergano e prosperano immaginazione e creatività, la foresta è un ecosistema dinamico, ecco l’idea alla base del progetto.

C’è tanta Italia anche nel Padiglione Svezia: la firma del progetto porta, tra gli altri,  i nomi degli studi Alessandro Ripellino Arkitekter, Studio Adrien Gardère e Luigi Parto Architetti.

La sostenibilità e gli equilibri della foresta sono il Padiglione Svezia

La foresta simboleggia una collettività, una comunità che ha trovato nella sostenibilità e nell’aiuto e nell’assistenza reciproca la misura della propria crescita. Il Padiglione Svezia a Dubai Expo 2020 vuole essere sinonimo di supporto e rispetto reciproco: la foresta è composta da individualità che hanno radici interconnesse e allacciate in un tessuto condiviso.

L’idea della sostenibilità è corroborata dal fatto che ciascuno all’interno della foresta ha un proprio ruolo, l’individualità non si perde ma si valorizza nella collettività.

Strutturalmente lo spazio è articolato in modo che i visitatori si possano spostare liberamente al piano terra, come se si muovessero e vagassero tra gli alberi per scoprire gli spazi espositivi. Al piano superiore, gli uffici e le conferenze evocano un’immagine che ricorda quella delle case sugli alberi, strutture sospese che dialogano con la natura.

La simbologia della foresta permea l’interno Padiglione Svezia, la sensazione di vastità degli spazi è ottenute grazie agli specchi e ai giochi di immagini che questi rimandano. A livello architettonico, la tipologia di ambienti all’interno della struttura ripropone questa metafora declinandola secondo un’estetica minimalista come quella scandinava.

Per i visitatori l’esperienza vuole essere diversa in ciascun ambiente, gli incontri devono essere il più possibile liberi e spontanei. Muoversi all’interno del Padiglione svedese significa stimolare il continuo processo creativo ed emotivo dei partecipanti

Non ci resta che aspettare l’inaugurazione: a Dubai dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021

Fonte: Archilovers

Il Padiglione Italia e il Padiglione Brasile

L’acqua regina del Padiglione Brasile a Expo 2020 Dubai

La sostenibilità del pianeta è rappresentata dalla risorsa imprescindibile per la vita, l’acqua è il tema del Padiglione Brasile

Immagini e suoni proiettati sul tessuto leggero sostenuto dalla struttura in acciaio si uniscono agli aromi e agli odori che caratterizzano l’esperienza dei visitatori all’interno del Padiglione Brasile che verrà realizzato in occasione di Expo 2020 Dubai. L’atmosfera che andrà ad immergere completamente chi entrerà in questo edificio prevede anche uno strato superficiale di acqua al suolo.

Il progetto ispirato al Rio Negro, affluente del Rio delle Amazzoni, è stato ideato dal lavoro di diversi architetti: Martin Benavidez dello studio Ben-Avid, José Paulo Gouvêa di JPG.ARQ e Marta Moreira e Milton Braga dello studio MMBB Arquitetos.

L’idea dei progettisti è quella di trasmettere il focus comune di natura e cultura verso la difesa e la conservazione del pianeta, in un’ottica che privilegia e sottolinea la sostenibilità comune a tanti Padiglioni dell’Esposizione Universale. La visita all’edificio che rappresenta il paese più esteso e popolato dell’America Latina mira a far vivere un viaggio simile a quello degli ecosistemi e degli ambienti che lo caratterizzano.

Il Padiglione Brasile organizza gli spazi sospesi come palafitte

Se nel Padiglione Svezia gli spazi rialzati devono richiamare le case sugli alberi di una foresta scandinava, quelli previsti all’interno del Padiglione brasiliano vogliono ricordare le palafitte, costruzioni sospese sull’acqua che consentono un’esperienza “asciutta”. In queste aree si concentrano gli spazi dedicati a letture, incontri e proiezioni, oltre che esposizioni complementari e incontri ufficiali.

I materiali che compongono la struttura provengono da tutto il mondo tenendo presente la sostenibilità nella realizzazione e nella costruzione del Padiglione. I visitatori sono invitati a partecipare in modo attivo all’esperienza di scoperta dell’edificio che richiama quella del paese che rappresenta.

Fonte: Archilovers

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Sostenibilità: gli orti verticali

Sostenibilità: serre e orti verticali arrivano … sui tetti

L’agricoltura urbana risponde a diverse necessità: prima di tutto quella di incrementare la porzione di verde nelle città oltre che consentire a coltivazioni e distribuzione di accorciare i cicli produttivi. Negli Stati Uniti sono nate le prime serre urbane, un esempio sono quelle realizzate da Gotham Greens, che ha inaugurato la serie di orti urbani con quello di Brooklyn nel 2011 e oggi conta otto strutture in altrettante metropoli statunitensi.

E l’Europa? Sicuramente non siamo da meno e negli anni i progetti delle comunità cittadine che si riunivano per coltivare degli appezzamenti per produrre il necessario per l’autoconsumo sono diventate realtà più articolate e strutturate. A Rotterdam, DakAkker è la farm urbana più grande del paese realizzata sul tetto di un edificio, mentre in Italia, precisamente a Torino, l’Ortoalto è una cooperativa per il recupero sociale che coltiva sul tetto della fabbrica delle Fonderie Ozanam, ora riconvertita.

Ma non si tratta solo di tetti, grazie ai progressi tecnologici è possibile coltivare e produrre frutta e verdura in spazi verticali e di dimensioni contenute. I sistemi idroponici, acquaponici e aeroponici, ovvero quelle soluzioni che sostituiscono la terra da un altro tipo di substrato per permettere di coltivare dove la natura non l’avrebbe previsto, hanno consentito all’architettura di ideare nuovi edifici quali vertical farm o plantscraper, cioè grattacieli coltivati.

Le coltivazioni realizzate in questo modo sono più sostenibili perché riducono il consumo di risorse così come i cicli di produzione, spesso sono realtà che investono sulla qualità del prodotto finale contenendo il più possibile l’uso di pesticidi e agenti inquinanti. Gli spazi aumentano senza però che cresca la porzione di terreno coinvolta: Vertical Harves nel Wyoming su un terreno di circa 400 mq ha ottenuto oltre 1.500 mq di serra verticale quando con metodi tradizionali avrebbe avuto bisogno di uno spazio di circa 5 ettari di terreno.

Il futuro è ricco di progetti, proprio a Milano verrà realizzata la vertical farm più estesa del vecchio continente, Planet Farms fondata da Daniele Benatoff e da Luca Travaglini prevede di produrre al giorno 40 mila confezioni di insalata. Ottenere un prodotto di qualità, sostenibile e accessibile ridurrà consumi, trasporti e sprechi, rendendo l’impatto dell’iniziativa positivo sull’ambiente e sull’economia urbana.

La sostenibilità in Europa

I progetti europei analoghi non sono finiti, in Svezia il grattacielo coltivato World Food Building si ergerà per 17 piani ospitando uffici e altri spazi e producendo al contempo frutta e verdura grazie alle serre idroponiche. A Parigi verrà realizzata a breve sul tetto di un edificio la farm urbana più grande al mondo: sopra verranno coltivate frutta e verdura, e all’interno del padiglione 6 del Paris Expo Porte de Versailles saranno disponibili spazi culturali e destinati agli eventi.

Quali sono le criticità di quella che altrimenti pare la soluzione perfetta per coltivare nelle città? Innanzitutto la spesa, a livello progettuale non sempre le soluzioni architettoniche sono facili da realizzare e spesso prevedono opere di bonifica dei terreni che complicano e allungano i tempi di realizzazione dei cantieri. Inoltre vanno valutati gli aspetti più importanti della coltivazione, come la gestione della luce.

Per sopperire a questi bisogni, a Milano si lavora per dar vita al primo centro di ricerca dedicato al tema: Vitae. Il progetto dello studio di architettura e design Carlo Ratti Associati è stato insignito del premio Reinventing Cities e si occuperà proprio dello studio di questi progetti auspicandone una realizzazione sempre più frequente.
Fonte: Sole 24 Ore
Foto: Planet Farm