Mercato Centrale. Architettura e sapore

Firenze

Nasce nel cuore della città di Firenze il Mercato Centrale, uno spazio dedicato alla cucina street food e agli artigiani del gusto fiorentini dove il cibo si fa bello, buono e semplice. Inaugurata nel 2014, questa piazza del sapore si riappropria del primo piano del mercato di San Lorenzo, rimasto inutilizzato da anni. Ispirato alle Halles parigine, è una struttura in ferro, vetro e ghisa progettata dall’architetto ottocentesco Giuseppe Mengoni ( 1829-1877), conosciuto sopratutto per aver realizzato la famosa Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.
Dove una volta si vendeva frutta e verdura, oggi si apre un’enorme piazza dove il mercato, con oltre 500 posti a sedere, si fa portavoce ufficiale della tradizione toscana e della genuinità degli ingredienti italiani davanti non solo a milioni di turisti provenienti da tutto il mondo, ma anche di fronte ad un pubblico locale eterogeneo.

Studio Motterle Mercato Centrale

La qualità è garantita. Per accedere alla galleria del sapore, infatti, gli artigiani sottoscrivono e garantiscono un’attenta selezione dei prodotti che devono provenire dal medesimo Mercato. Il fil rouge che collega tutti i commercianti artigiani è l’amore per il loro lavoro, la conoscenza approfondita dei propri prodotti e la voglia di raccontarsi e di raccontare con entusiasmo la loro passione.
Molti i prodotti in vendita dalle verdure alle carni scelte, ma anche pasta, formaggio e pesce fresco o fritto. Non può mancare all’appello il re dello street-food fiorentino il lampredotto, un panino a base di trippe lesse condito con salse.

Il cibo di qualità non è un’opzione ma una realtà viva che entra nel tessuto urbano e influenza non solo i gusti ma anche la cultura cittadina attraverso il riutilizzo di vecchi luoghi, patrimoni storici delle nostre città.

Questa piazza ideale non restituisce soltanto un luogo di condivisione del cibo ma diventa anche un contenitore culturale e sociale. Sono molte le iniziative promosse e sostenute dal Mercato Centrale in collaborazione con le istituzioni locali e nazionali in diversi campi culturali legati all’arte, alla musica e alla scienza.
Queste sinergie culturali, danno luogo ad eventi importanti e di grande impatto che fanno del Mercato Centrale un polo attento e puntuale sulle tematiche contemporanee, una piazza culturale dove c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Tra le diverse collaborazioni, la più proficua, quella con la Fondazione Palazzo Strozzi, un luogo d’incontro dove l’arte contemporanea dialoga con l’arte del passato, rinascimentale, in un susseguirsi di installazioni site specific, performance, concerti e teatro con artisti nazionali tra i quali spiccano Guttuso, Fontana, Schifano, Pistoletto e artisti di fama mondiale come l’artista serba Marina Abramovic, l’americano Bill Viola, e il cinese Ai Weiwei.

Roma

Il successo del Mercato Centrale arriva anche a Roma in via Giolitti, 36. In questo caso si è scelto di riqualifica e di riportare alla vecchia funzione la Cappa Mazzoniana. Opera dell’architetto futurista Angiolo Mazzoni è considerata il gioiello della ferrovia. Agli inizi del ‘900 ospitava la cucina ferroviaria, dove venivano preparati i pasti per i viaggiatori.

Torino

Studio Motterle Mercato Centrale Torino

Ad aprile anche a Torino hanno aperto le botteghe artigiane in Porta Palazzo, zona conosciuta come centro dell’attività turistica e della cittadinanza piemontese. Il format rimane invariato tra cibo, cultura e con un calendario già pieno di eventi.

Nuovo habitat ecosostenibile: TECLA

Si chiama TECLA il nuovo habitat ecosostenibile realizzato in terra cruda e stampato in 3D

Lanciato il nuovo modello di habitat stampato in 3D ideato e realizzato dall’azienda leader nel settore della stampa tridimensionale WASP World Advanced Saving Project e dallo studio MC A Mario Cucinella Architects.

Nel ravennate, precisamente a Massa Lombarda, è stato lanciato il nuovo modello di habitat stampato in 3D ideato e realizzato dall’azienda leader nel settore della stampa tridimensionale WASP World Advanced Saving Project e dallo studio MC A Mario Cucinella Architects.

Il modello di abitazione TECLA, uno spazio circolare creato a partire da materiali riutilizzati e riciclabili interamente a chilometro zero perché provenienti dal terreno locale, si configura come il futuro dell’abitare ecosostenibile in un momento storico che vede il numero della popolazione mondiale crescere esponenzialmente su di un territorio finito che incorpora sempre più aree rurali in quelle urbanizzate.

Proprio da queste istanze è partito il progetto condiviso che negli intenti degli architetti e dei progettisti vuole rinnovare strutturalmente lo spazio urbano cittadino proprio in virtù delle necessità delle comunità e della rivoluzione climatica in atto. TECLA è un habitat nel quale sono inserite diverse abitazioni circolari stampate in 3D in un tempo contenuto e nella maniera più sostenibile possibile.

Le competenze di WASP azienda italiana leader nel settore della produzione di stampanti tridimensionali entrano in gioco proprio nella costruzione delle abitazioni. L’azienda infatti per il progetto ha ideato Crane WASP, la più recente tecnologia 3D in ambito costruttivo, ovvero una stampante in grado di “costruire” una casa a partire da un materiale facile da reperire ovunque, la terra.

Habitat 3d, un modello di urbanizzazione sostenibile

La tecnologia della stampa 3D incontra la natura nel materiale usato per la costruzione di TECLA: terra cruda. Ecco quindi il progetto ecosostenibile e a chilometro zero che trova direttamente nel luogo di costruzione i materiali necessari, peraltro biodegradabili, il cui vantaggio più grande è quello di non produrre scarti. Le abitazioni dell’habitat disegnate da Mario Cucinella Architects sono in grado di adattarsi alle più diverse condizioni ambientali e la tecnologia 3D fornita da WASP permette di gestire il processo costruttivo in loco e in maniera auto-prodotta.

L’ambizione dell’habitat TECLA è quella di fornire un modello innovativo e sostenibile di urbanizzazione a partire da materiali naturali e con scarti industriali molto limitati nel processo costruttivo per dare un nuovo impulso alle economie locali migliorando al contempo il benessere della comunità.

Fonte: Archiportale
Credit photo: © Mario Cucinella Architects

Interior design e lo spirito dell’Alto Adige

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Si smonta e si rimonta: nuovo design di interni per la a Südtirol Home di Anterselva (Bz).

Per racchiudere lo spirito sostenibile dell’Alto Adige

Il progetto della Südtirol Home è stato affidato allo studio noa* network of architeture che ha realizzato nel comune di Anterselva un edificio per gli eventi legati al Campionato mondiale di biathlon con una particolarità: la struttura si smonta e si rimonta in pochissimo tempo.

Vetro e legno si alternano nell’opera che Idm Alto Adige (Innovation, development, marketing) ha affidato allo studio di architettura noa* fondato da Lukas Rungger e Stefan Rier.
Si tratta di una struttura di cui era già stato pianificato l’involucro esterno, destinata ad ospitare campioni, giornalisti ed ospiti radunati ad Anterselva (Bz) per la 51° edizione del Campionato Mondiale di Biathlon, in programma dal 13 al 23 febbraio 2020.

Il progetto di interior design deve tenere in considerazione la particolarità dell’edificio realizzato da Rubner Haus: quello di poter essere smontato e rimontato in breve tempo senza correre il rischio di danneggiarlo!

Il progetto architettonico della Südtirol Home vuole trasmettere i valori e lo spirito della terra altoatesina.
Per mantenere costante questo concept il design d’interni prende spunto dal gioco del Watten, tipico della zona.

I simboli presenti nel gioco sono quattro: foglia, ghianda, sonaglio e cuore.

Ciascuno di questi rappresenta un aspetto dello spirito dell’Alto Adige:

  • la foglia è la natura,
  • la ghianda è simbolo della qualità,
  • il sonaglio rappresenta l’innovazione,
  • il cuore indica ospitalità, tradizione e associazionismo.

Questi aspetti sono ricorrenti nei due piani della struttura in cui sono frequenti i tavoli per indicare il confronto, lo stare insieme e la comunità.

Gli elementi che compongono il design degli interni della Südtirol Home sono molteplici e la sfida più grande è stata quella di riuscire a progettare uno spazio coerente.

Tutto ciò che compone gli arredi della struttura, oltre al legno della struttura stessa, è stato raccolto, progettato e lavorato in Alto Adige. Non poteva mancare la stube, elemento centrale e tipico del territorio: quella presente nella Südtirol Home è stata restaurata ed inserita all’interno di un cubo scuro disposto sopra le cucine a vista.

Le pareti sono rivestite in legno che presenta pannelli ad intarsi che richiamano l’arte del tombolo e la tradizione. Le varietà del legno presenti all’ingresso del piano terra, invece, richiamano le differenze del paesaggio naturale: si contano elementi rivestiti in legno di abete rosso, melo, pero, larice, quercia, noce, cedro e pino cembro.

Gli spazi interni del piano terra voglio risultare dinamici nelle funzioni, per questo gli arredi, ma anche i vuoti e le aperture comunicano ai visitatori una sensazione di movimento e flessibilità. Il progetto della Südtirol Home coniuga tradizione e innovazione raccontando la storia dell’Alto Adige.
Fonte: Professione Architetto
Credit photo: © Alex Filz

Architettura sostenibile: casa Passivhaus

ristrutturazione edilizia

Architettura sostenibile, innovazione ed efficientamento sismico per la casa studio Passivhaus a Cesena.

Il progetto di architettura residenziale sostenibile realizzato dallo studio Piraccini + Potente Architettura.

La casa studio Passivhaus ubicata lungo il fiume Savio nella periferia sud occidentale di Cesena si presenta come un progetto accattivante dal punto di vista estetico, ecosostenibile e attento alle problematiche ambientali della contemporaneità.

Mentre l’ingresso dell’unità abitativa guarda alla strada (via Farini), i giardini della Passivhaus si mantengono retrostanti e affacciano sul fiume.

Se da un lato il progetto mantiene il profilo delle case del borgo rurale preesistente, dall’altro la ristrutturazione si dimostra capace di innovazione e varietà.

La struttura innovativa del progetto rompe con i criteri tradizionali di architettura residenziale.

Il rinnovamento strutturale della casa studio Passivhaus riguarda la rotazione della falda di copertura del lotto gotico lungo e stretto che costituisce il volume.

Ruotando di 90° questo elemento si genera immediatamente un fattore di novità rispetto alle case vicine, mantenendo i due prospetti, verso la strada e verso il giardino, puliti ed essenziali.
Il progetto definisce gli ambienti della casa studio in questo modo: il piano terra e il piano interrato sono destinati allo studio di architettura e sono quindi autonomi rispetto al resto della casa, mentre i due piani rialzati sono quelli dell’abitazione.

Anche nel giardino la realtà si sdoppia: sono infatti previsti due padiglioni, uno per l’attività professionale e uno per quella residenziale. Il grande fattore di innovazione riguarda l’adesione al protocollo Passive House, un riferimento scientifico internazionale che concerne le costruzioni in cui la sostenibilità ambientale è l’elemento cardine e determina un consumo energetico prossimo allo zero.
In questo caso si tratta di una scelta di architettura sostenibile di qualità in quanto il progetto in questione prevede l’applicazione del protocollo ad un aggregato urbano esistente e non completamente nuovo.

Scelte etiche di architettura sostenibile

Il progetto architettonico rispetta le più rigide direttive:
i materiali impiegati nella costruzione – acciaio, legno lamellare, muratura e cemento armato – sono stati impiegati pensando di valorizzarne le caratteristiche mantenendo contenuti i costi.

Per quanto riguarda l’energia, l’abitazione non prevede allacciamento alla rete gas ed è provvista di impianto di ventilazione meccanica controllata.
Si riscalderà naturalmente grazie ai raggi del sole, oltre che al calore prodotto da elettrodomestici e dal corpo umano.

L’impianto di ventilazione permette  fa in modo che l’aria circoli senza dispersione di calore garantendo efficienza e risparmio energetico.
Dal punto di vista sismico, il progetto di Piraccini + Potente Architettura ha permesso l’adeguamento della struttura alla normativa attuale, il che costituisce un’importante nota di merito dal momento che si tratta della riqualificazione di un edificio degradato.

Fonte: The Plan
Credit photo: © Daniele Domenicali – Piraccini Potente

Ristrutturazione edilizia: il soppalco

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Ristrutturazione edilizia:  riscoprire gli spazi grazie alle altezze.

I lavori di ristrutturazione edilizia firmato da Assonometria e Antonio Munarin per il miniappartamento nel cuore di Verona

Una superficie calpestabile ridotta e grandi altezze da sfruttare: come organizzare in maniera efficiente ed innovativa i volumi e gli spazi di un appartamento nel centro di Verona?

Le intenzioni dello studio Assonometria e dell’architetto Antonio Munarin sono chiare fin da subito: il primo intervento da compiere è eliminare la controsoffittatura liberando lo spazio complessivo e andando ad intervenire movimentando i livelli.

Nel progetto di ristrutturazione gli architetti prevedono la realizzazione di un soppalco per aumentare la superficie a disposizione. Questo espediente, la cui struttura è costruita da acciaio e assi in legno maschiate, non interessa l’intera superficie dell’appartamento ma solo una parte, generando a livello di volumi tre realtà diverse: uno spazio a tutta altezza, un’area al di sotto del soppalco e un livello superiore.

Ristrutturare con il soppalco in legno e acciaio per differenziare gli spazi

L’introduzione di una variazione nelle altezze ha consentito una più naturale divisione degli spazi abitativi. Se la zona giorno è diventata l’area a tutta altezza, il soppalco ha riservato la zona sottostante alla cucina e agli ambienti di servizio, mentre quella superiore è divenuta la zona notte.

Ecco quindi la duplice funzione nel variare le altezze, evidentemente l’ampliamento della superficie utile per guadagnare metratura, ma anche una gestione in qualche modo più regolamentata degli spazi, differenziando i volumi in base alla loro funzione.

In un’ottica di gestione ottimale delle superfici a disposizione, ciascuno dei tre volumi ottenuti soppalcando l’appartamento dispone di ambienti di servizio (bagni e armadiature) che cela in maniera più o meno evidente al suo interno.

Per quanto riguarda le pareti, le murature perimetrali sono state pulite e riportate ad uno stato che dovrebbe ricordare quello originario. In questo modo, nell’innovare la gestione degli spazi intervenendo sulle altezze si è preservata l’identità storica dell’appartamento nelle pareti.

Nel design degli interni, il materiale preferito è stato il legno in essenza rovere: a livello estetico trasmette un senso di continuità ed omogeneità essendo stato declinato in diverse finiture. In questo modo l’appartamento, seppur composto da diversi elementi, viene percepito nella sua unicità.

Fonte: Archilovers
Credit photo: @marcototè