Un caso di design che divide: la facciata dello Shangai Arts Centre

Anche il design a volte divide idealmente: è il caso del progetto per la facciata dell’edificio che ospita lo Shangai Arts Centre nella città più popolosa della Cina; gli artefici sono Foster + Partners e Heatherwick Studios, in quella che è la loro collaborazione più rilevante.

Si tratta effettivamente di un progetto di design eclettico, che non può lasciare indifferenti: la facciata dello Shangai Arts Centre, che include tre edifici  intrecciati fra loro, si offre, negli intenti degli architetti che l’hanno progettata, come “un velo mobile, che si adatta all’uso mutevole dell’edificio”, presentandosi come un grande sipario composto da un gran numero di lunghi tubi di materiale bronzeo.

Il cuore della discussione che ne è scaturita si incentra su un tema che torna spesso a essere riproposto: è più importante la forma o il contenuto?

 

Lo scetticismo verso le scelte estetiche fatte per il progetto della facciata dello Shangai Arts Centre, considerate da alcuni come frutto di “un design eccessivo”, si alterna a commenti ammirati nei riguardi dell’equilibrio che i designer progettisti sarebbero riusciti a creare, in un’alchimia che trasmette sensazioni di pace e di forza al contempo.

I sostenitori dell’importanza del contenuto rispetto alla componente estetica si interrogano sull’effettiva utilità di un lavoro di questo tipo, nonostante venga obiettivamente riconosciuta la bellezza dei dettagli e l’ingegnosità del congegno che muove il “sipario” esterno dello Shangai Arts Centre.

Si tratta di un progetto di design indubbiamente molto suggestivo, che racchiude uno studio accurato, e si ispira ai teatri cinesi tradizionali, offrendo negli interni anche una sorta di interazione, grazie gli effetti creati dai tubi di bronzo.

Si tratta di un discorso di ampio respiro, che potrebbe allargarsi a riflessioni sul confine fra arte e concretezza nella storia del design; si potrebbe studiare il pensiero di Bruno Munari, che distingue la creatività dalla fantasia, considerando la prima una “capacità produttiva” volta a risultati molto concreti.

Oppure, per arrivare a un giudizio finale, si può scegliere la strada esperenziale, e, quando possibile, indossare i panni di chi fruisce di un’opera di design, provando a “viverla” da vicino e al suo interno.

Fonte: dezeen.com